Lirica

2012 gennaio 28
di Sophieboop

In ogni gorgheggio
una pugnalata e un orgasmo
uno zampillo
che spruzza a fontana

a ogni movimento
inarrestabile
l’abbandono in un abbraccio
lento e pesante
la caduta di una lacrima
dall’Olimpo
il piegarsi del viso
che avvizzice nell’ombra
macchiato di sangue
affiora
disegna una linea
esonda
scivola
ruba le vene alla pelle
traballa sulla punta di un dito
scorre nella fuga
delle piastrelle bianche

Ti è piaciuto? DILLO!

Carenze

2012 gennaio 14

riempio il bicchiere
ancora una volta
e lo svuoto
per accordarlo alla stanza

il cucchiaino tintinna
richiamando l’attenzione
in fondo al lavello

e tu arrivi
a posarti sul collo
a circondare i fianchi
e a trascinarmi in una danza
di respiri e percosse
in punta di piedi
e ali spezzate

Ti è piaciuto? DILLO!

All’incontrario

2012 gennaio 12

come una maglietta di cui si vedono le cuciture
e l’etichetta con su scritto
LAVARE A CALDO, CENTRIFUGARE

come quell’immagine in fondo al buio
che vedo dritta solo perché la raddrizzo io
come quel reflusso
come i passi all’indietro e saltare la corda antioraria
come quella fica già piena
in partenza
e quello schizzo che ti torna dentro
come un proiettile in contromano

come l’addio prima dell’inizio
come il fischio delle gomme
a motore spento

come la retromarcia a 200 all’ora
come l’inversione a U
prima dello schianto
e il pilota che torna vivo
con ancora la testa attaccata
e l’urlo che si conficca in gola
e diventa di nuovo un sorriso

come quel punto
monodimensionale
e il bucare dell’ago
che da qualsiasi punto lo guardi
è solo un punto
ed è solo sangue
ma se lo guardi all’incontrario
è tutte le rette possibili
che portano alle tue vene

Ti è piaciuto? DILLO!

Shame [spoiler]

2012 gennaio 10
di Sophieboop

Brandon che muove un occhio, come un coccodrillo nella palude di lenzuola, Brandon con il cazzo di fuori perché non riesce a tenerselo dentro, Brandon che ride perché la sua posizione scomoda sulla poltrona comoda gli chiede di farlo, Brandon che paga una puttana e compra tutto quelo che può ma mai quello che vuole. E Sissy. Sissy che ossessiona il telefono, Sissy che lascia un messaggio, Sissy che dondola troppo vicino alla linea gialla della metropolitanta, Sissy che si traveste e metterebbe anche una barba per non farsi riconoscere e poi urla e canta e implora “hey, sono io”. E poi Brandon che butta via tutto, Brandon che scopa senza mai riuscire a pulire, Brandon che guarda una donna e si fa vedere dentro una radiografia del tormento dilianiata e dilatata nelle pupille, nelle contorsioni di un orgasmo che muore
nascondendosi in un corpo che non è il suo
in un vicolo
dietro la finestra a vista di un hotel
e sbatte addosso al vetro come un uccello in gabbia
senza via d’uscita
Se non la voce della speranza
che zoppica e traballa arrampicandosi sulle note in salita
se non la lacrima che scende
da quella vena tagliata
che continua a perdere.

Ti è piaciuto? DILLO!

Irriconoscente #2

2012 gennaio 10

e poi sai, stasera pensavo, mentre mangiavo quella polverina diventata la solita zuppa, che se ci fossi stato tu, sarebbe stata un po’ più buona, e che forse avrei riso, e mi sarei alzata molte più volte dal tavolo.
E mentre tenevo in mano il cucchiaio, pensavo che invece avrei potuto tenere la tua mano, e che tu avresti potuto tenere me, stretta tra le dita, al riparo, per farmi dormire nel palmo, accoccolata a cavallo tra la linea del cuore e quella della vita
e allora ho continuato a pensare a quelle tue linee che scorrevano su di me, a sorvolarmi come i cavi dell’alta tensione, con il loro eco magnetico, registrandosi sulla mia pelle, seguendone ogni linea biforcuta e deviata, registrando su un nastro da tenere in archivio anche quello zitto frusciare del pensiero, che le telecomanda, proprio là dove voglio
proprio là dove ho bisogno
che arrivino a scaldarmi
di più

Ti è piaciuto? DILLO!

Irriconoscente

2012 gennaio 10

Lo specchio stasera
rifletteva

una me un po’ più bella

come se l’insieme
fosse un collage di tutti i particolari
nella loro versione un po’ più bella
strappati dalle fotografie
di persone un po’ più belle di me

eppure
ero io
e mi ci sentivo, dentro quel corpo, dietro quel viso
che mi sembrava strano conoscere

come appena alzata da un letto o un obitorio
in cui mi ero addormentata di colpo
ancora calda

e mi stupivo
dei capelli
acconciati un po’ alla rinfusa
nel solito modo
così fatali
entropici
e matematicamente perfetti

e guardavo gli occhi, un po’ orientali
un po’ più scuri
all’ombra delle ciglia
e la bocca che chiede
ancora
un bacio
un po’ più morbida
e il naso
sulla punta del viso
come un timone
che ondeggia e danza
un po’ più elegante
sul collo un po’ più lungo

Per vedere meglio
mi sono spogliata
e avvicinata allo specchio
e poi allontanata di nuovo, cercando la messa a fuoco ideale
per appiccare l’incendio
e ho visto
la scintilla che si propaga rosicchiando la miccia

la struttura dura e meccanica
resa più dolce dalla carne
i cigolii oliati in musica
la griglia dello sterno
rivestita di un pizzo pallido
e i profili
asimmetrici
messi in luce, uno per volta
senza ombre
allo scoperto
pronti a farsi sparare
e sul seno le aoreole circondano i capezzoli
come nebulose arriciate
intorno al sistema solare
quando ho indossato il kimono nuovo
ho lasciato che si vedessero appena
e che dalla stoffa che cadeva
verticale
si vedesse sotto al taglio
della stoffa
uno spiraglio di pelle
smorfiosa
che rivela la sua spaccatura
solo se hai il coraggio
di guardare
fino in fondo.

Ti è piaciuto? DILLO!

Atmo-sfere

2012 gennaio 5
di Sophieboop

passavo davanti alla finestra
con le scarpe nuove, per tenerci i piedi giusto un po’
e ho visto che dentro aveva tutto quel cielo
allora l’ho aperta
anche se faceva freddo ed ero mezza nuda
ho messo la tazza di the sul davanzale
e ho acceso una sigaretta
non si sentiva niente
a parte il bianco della luna
che se ne stava in mezzo al cielo
come l’occhio di un ciclope
pigro e socchiuso
e ho visto l’azzurro striato di bianco
come intonaco, stucco e polvere
di nuvole e di un principio di morte
che cambiava colore stemperando la luce
di grigio
che copriva a poco a poco le punte dei grattacieli
mentre all’angolo opposto, dove si stendono i tetti
era ancora giorno
e tutta quell’aria
stratificata li copriva
rimboccando
tutte le sue sfere
in un susseguirsi di piani prospettici
che scorrono sempre più in profondità
tirando lo sguardo come un elastico
finché per mettere a fuoco
non devi strizzare gli occhi così tanto da chiuderli
e in quel momento io stavo perfettamente bene, e allora gli occhi li ho sgranati
per farci entrare
tutta insieme
di rimbalzo
la città

sx

dx

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