Dildo zombie, zombie dildo

2010 agosto 24

Su gentile segnalazione di Ayzad, alcuni fantastici dildo per tutti quelli che considerano l’orgasmo qualcosa di più di una piccola morte: un vero e proprio ritorno dall’oltretomba.

Enjoy (finché siete in tempo)

Dildo Scheletro

Dildo Scheletro

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I bei tempi andati devono ancora venire

2010 agosto 24

Il tempo dovrebbe essere più perverso. Inverso. Invertito. Invece di divertirsi alle nostre spalle.

Dovrebbe scorrere al contrario e recapitare l’amore a corpi avvizziti, scherniti nell’aspetto e scarni dei fronzoli della giovinezza, per vedere se le sue ginocchia reggono, se le sue anche non si sfondano e i suoi femori non si spezzano alla prima caduta. Dovrebbe metterci subito davanti a una verità agghiacciante fatta di dentiere in barattolo e treppiedi e tutori e pannolini per l’incontinenza. Dovrebbe metterci in un letto di ospedale per vedere se sull’orlo della morte il nostro ultimo desiderio, in fondo agli occhi traslucidi di polvere, è ancora ancora scoparci il cuore.

Dovrebbe mettere l’amore alla prova con la vecchiaia e la passione e la felicità con l’indigenza per collaudare la sua fibra tirandola per le rughe, per saggiare la sua essenza. Invisibile.

Allora ci abbracceremo stretti tra i rami secchi, con il cotone in testa, sotto la coperta a fiori, con lo sperma alla bocca.

A lasciarci sbocciare la giovinezza davanti.

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Picture by Wispra Smith via Synthetic Pubes

Zurigo, Street Parade, giorno 2 e 3

2010 agosto 19
di Sophieboop

Mi ci è voluto qualche giorno per riprendermi. Uscire, purtroppo.

Da un turbinio di colori, sorrisi e musica, battiti, sudore, ancora sorrisi, ancora gambe che si muovono, instancabili – l’importante è non fermarsi – ancora corpi che si dimenano sciolti, fluidi, puri. Da una parata di diversità che semplicemente non si vergognano. Esistono. Alla Street Parade ho visto famiglie con bambini, vecchi, giovani, belli, brutti, camicia e pantaloni, gente nuda o quasi, parrucche sintetiche, vernici da corpo, puffi, orchi che sorridono, marinarette, gonne lunghe, tette, culi, frustini. Erano tutti felici.

Ho bevuto solo acqua. Una bibita energetica. Una coca cola. Ancora acqua, per continuare a ballare.

Ho ballato su una love mobile con fiori di plastica al collo, lasciandolo seguire la musica come una corolla il sole. Il corpo si piegava, succhiando energia dai piedi.

Ho ballato per 1 2 3 4 5 6 ore per strada. Ho dimenticato la macchina fotografica, devo affidarmi alle terstimonianze altrui per digitalizzare i ricordi. Ho sorseggiato champagne sulla terrazza di un hotel a 5* (Baur du lac), mi sono rifatta gli occhi e la lista dei desideri visitandone le camere. Mi sono rifatta gli occhi guardando la gente – un serpente arcobaleno – che fornicava o forse formicolava con la musica giù a Zurigo, nella strada, guardando dalla terrazza. Poi sono tornata lì, lì in mezzo alla pancia del serpente perchè un incantesimo mi chiamava dalle viscere.

Poi mi hanno – mi hai – dovuta portare via che ancora mi agitavo, come una bestia che non si rassegna a morire. Hai detto: “Risparmia le energia per stasera”.

Le ho risparmiate per fare l’amore con te, nella nostra camera, godendo tutta insieme come un’orchestra. Le ho risparmiate per farmi scopare dalla musica e sottomettere il corpo alla sua energia (vedi anche: Energy Party, guardatevi il video).

Posseduta, forsennata, ballavo con la testa rosa, ballavo per 120 minuti senza tabacco o acqua o vino. E quando non avrei più dovuto muovermi, con le gambe ubriache di acido lattico, il ritmo mi riforniva generosamente di zuccherini, lanciandoli a zampilli, infondendoli sciolti, iniettandoli con scosse elettriche che mi muovevano, diffondendosi dal ventre.

Ti ho baciato. Tu mi guardavi. Ti ho detto ti amo. Ti ho detto sono felice. Sono felice quando ballo, quando scrivo e scopo, ti ho detto. Era tutto vero, mi dico. Sorrido ancora, adesso. E quando sento le macchine passare nel deserto d’agosto, sento la scia di casse e tasti che si trascina per la strada, impregnano l’aria, facendomi battere un piedi, pulsare il petto.

Poi siamo tornati, siamo tornati a dormire. Prima tu, io dopo un bagno caldo. A pensare, a ripetere “che bello”. La felicità è stupida perché non ha bisogno di pensare, solo di sentire.

La mattina – domenica – pioveva a sprazzi, un cielo lunatico di nuvole sparpagliate. Tranquilla, ho fatto colazione con un vero cornetto al burro, nel bar dell’hotel. La gente passava. Tu dormivi. Era tutto pulito. La quiete dopo la tempesta. I passi dopo la parata.

Poi la valigia risucchia i vestiti, l’orologio i minuti. Aspettiamo. Ritorniamo lentamente dentro noi stessi, dentro la città. Camminiamo. ricalchiamo i passi. La condomeria è sempre lì. Il fiume scorre. I cigni si grattano le piume col becco. Un peccato non aver visto più, vero?

Non preoccuparti, Zurigo. Torneremo.

Grazie ancora per lo splendido we a Zurigo Turismo :D

Per farvi un’idea della Street Parade vi consiglio di vedere TUTTE queste foto

Ecco alcune delle mie

Old times baby, phone sex and hairy pussy

2010 agosto 17

marilyn-phone-sex

Cos’è che vorresti farmi?

via wizardface

Zurigo, giorno 1

2010 agosto 14
di Sophieboop

Nonostante gli orologi, Zurigo sembra una città fuori dal tempo. Zurigo è dentro al tempo.

Dentro il presente post-industriale di Zurich-West, dentro l’Ottocento romantico di una pasticceria con le luci soffuse e la musica di un piano forte suonato dal fantasma della tecnologia, dentro la fiaba  di locali che illuminano l’edera con lucciole multicolore affacciate su un bagno per uomini, dentro il passato-presente-futuro dei porticati che si snodano e raccoglievano gli amanti, dentro il fiume che viaggia incessante, travolgendo il ritmo e i respiri.

Anche arrivare è stato veloce.

Il treno scorreva, passava veloce tra le chiacchiere con i compagni di viaggio e i paesaggi. Verde, tanto verde e animali che pascolano liberi, cavalli, vacche e pecore e poi acqua, tanta acqua che spunta dalle terra  ricordarci di cosa siamo fatti. Acqua che poi diventa sudore, l’acqua che bevo da una bottiglia di plastica domani farà sudare il mio corpo danzante. Ma per domani c’è tempo. C’è la notte in cui voglio riposare e fare l’amore per celebrare l’amore – il nostro – e quello che sento nascere per questa città.

Il tempo di sistemare i bagagli in albergo – adoro gli hotel e questo è speciale, mi conquistano i tappeti zebrati, la parete di vetro e una piccola papera di plastica sul bordo della vasca – e di mangiare un bratwurst con pane nero e senape in un baracchino in stazione e poi i piedi iniziano a muoversi per esplorare la città con la guida.

Campanelle bianche che sono calici per le api circondano reti – nidi – di ferro, due tubi enormi sbucano dal terreno come ricurve dita di lamiere brillanti.

Un viadotto trasformato in culla di negozi, bar e idee, concetti forti in ferro battuto, il negozio della Freitag ricavato da una pila di container, un parco, un dopo scuola dove far giocare i bambini, le strade pulite, senza merde da schivare, senza mozziconi, il cielo che si apre sopra di noi e la piazza dei tigli che non è mai cambiata negli ultimi 700 anni da cui ho guardato il panorama solo da lontano perché il fiume che correva rapido al di sotto era troppo sotto e io soffro di vertigini.

Angoli romantici, strade commerciali, tram silenziosi, una pasticceria dove i sentono voci scalare le epoche, un delizioso pasticcino snob al lampone, due ragazze che camminano tenendosi per mano, due ragazzi che si baciano su una panchina lungo il fiume, la Condomeria in pieno centro con i vibratori in vetrina, altri negozi di lingerie, sempre con sex toys in vetrina e nessuno che urla allo scandalo.

Poi di nuovo in hotel, poi di nuovo mangiare, poi sempre stupirsi, poi sempre respirare. E’ notte, ma lo sento sempre. Il ritmo fremente, appassionata, un po’ folle, poi di colpo si calma, poi sogna. E’ il ritmo incessante della vita che qui detta legge.

Domani ci sarà da ballare.

Una parata di amore elettronico

2010 agosto 12
di Sophieboop

Il motivo per cui amo già la Street Parade di Zurigo è lo stesso per cui amo il sesso.

una manifestazione che celebra l’amore, la pace, la libertà, la generosità e la tolleranza [...]


Tra meno di 24 ore sarò a Zurigo, tra meno di 48 starò ballando.

Sarò solo un corpo. Vivo. La musica mi metterà l’anima.

Sesso in alta montagna

2010 agosto 11

Per fare sesso in alta montagna, potete disporre dei seguenti articoli:

  • lubrificante alla grappa
  • capra gonfiabile
  • pinze per capezzoli con pendagli in coda di coniglio
  • preservativi old style in budello
  • plug di pigna o funghi di qualità mazze di tamburo
  • dildo di legno intagliato a mano
  • frustine di ortiche
  • dildo gelly di polenta taragna
  • starp on di corno
  • geisha balls di bacche

I più audaci potranno inoltre provare

  • bondage in resena
  • foot fetish con gli scarponi
  • scambismo e orge nella malga dark-room
  • scat di vacca
marmotta golosa

marmotta golosa

Non me ne abbiano i gentili amanti e abitanti della montagna. La montagna mi piace molto, eccetto quando i sentiri costeggiano un baratro e soffro di vertigini.

Luci rosse a Zurigo

2010 agosto 5

Zurigo, voglio vedere i tuoi occhi rossi. Non rossi di pianto, rossi di orgasmo e febbre e fame.

Voglio vedere nelle tue pupille fonde di notte quella luce rossa che scalda e attira. Le corna di tori elettrici, la mia curiosità di falena.

Ora o mai più, o forse di nuovo, un giorno. Voglio venire a vedere come le donne si arruffano il pelo nei locali e ballano attorcigliando le gambe su pali umani, voglio rubare i loro movimenti, voglio rubare i segreti che loro stesse hanno rubato agli uomini, o forse confondermi tra loro. O non farci caso, aggirarmi tra i loro richiami – o forse tacciono perché chi le vuole sa come trovarle – come nulla fosse perché nulla è, perché questo mercato di carne e amore esiste da sempre, esiste da quando le missionarie hanno imparato a concedere la salvezza – la redenzione, una piccola morte necessaria alla rinascita – sdraiandosi nell’erba o nell’aria o nel cotone di un letto.

E poi voglio vedere se anche tu Zurigo oscuri le vetrine per nascondere diletti di plastica e innocenti perversioni. Voglio vedere se ti vergogni del tuo sesso o se lo urli e lo esponi con gioia, o se ne conversi amabilmente nelle sale da the del centro città, inzuppando un biscotto.

Sono sicura, Zurigo, che il sesso ti piace quanto la musica e la sua libertà.


Per inciso: in vista della mia prossima visita a Zurigo in occasione della Street Parade voglio farmi un giretto tra le delizie locali in fatto di erotismo, sex shop, lingerie e vibratori. Così, perché mi diverte e non riesco a smettere di essere secchiona nel voler apprendere come l’umanità vive il sesso. Personalmente, credo che gli svizzeri siano parecchio evoluti da questo punto di vista (e anche altri).

Tappe immancabili del mio tour saranno: la condomeria che ho capito essere nel centro, qualche sex shop a zonzo, una romantica passeggiata nel quartiere a luci rosse e il monomarca di Agent Provocateur, sperando che i saldi non siano ancora finiti.

Zürich, ich komme

2010 agosto 2

Vengo, Zurigo, vengo dopo due anni di fusa e corteggiamenti lontani, come se prima non fossi stata pronta ad abbandonarmi a te, a lasciarmi fare l’amore dai movimenti dei tuoi milioni di mani e lingue e cuori.

Vengo dentro di te per mischiarmi fluida a confondermi con vapori lontani. Forse per trovarmi – diversa, duttile, dolce – e lasciarmi trasformare in arcobaleno, convertendo scorie in energia pulita. Lustrini che brillano al sole, denti che scintillano preziosi nel buio e stroboscopici sorrisi in sequenze mixate. Tracce da seguire con passi inventati al momento.

Verrò in un’orgia di sudori danzanti, tenendomi ben stretta alla mano di chi mi accompagna e mi veglia e mi spoglia. E Lui mi guarderà fare l’amore con te, allargare le gambe, poi piegarle, poi rimbalzare piano con la gonna che si alza, quando faccio la giravolta. Lui mi guarderà mentre le realtà sintetiche mi avvolgeranno in una rete elastica per catturare il suo sguardo. Mentre una sinfonia di fantasie elettroniche mi possiede e mi libera. E le mie arterie si riempiranno di  sangue come le tue strade di sorrisi e di grida.

Ossigeno, Zurigo, dammi ossigeno, dammi il ritmo per godere, dammi il ritmo per farti muovere snodando il tuo corpo. Con gioia. Ma non dirmi niente di te. Parlami solo nel sonno, raccontami la tua vita nascosta mentre dormo arrivando col treno, così che quando verrò, potrò aprire – urlando, urlando, urlando – la bocca sorpresa al ritorno improvviso del passato e di quella memoria che hai infilato nel mio orecchio.

E quando verrò ancora – più forte, sguaiata, ubriaca di vita – sulla ruota panoramica, nel fiume, giù dal ponte, nuda nelle piazze scoperte dal cielo -riderò scintille e rapirò ogni tuo segreto dagli angoli che riservi ai tuoi amanti. Allora gli orologi spariranno dai campanili e io verrò presa in un assalto dal futuro sbattendo il ventre e battendo il petto da sotto, da sotto la pelle, scavalcando i pensieri. Sentendo che il tempo è nostro. Sentendo che il tempo è adesso.

Questo per dire che sarò ospite di Zurigo Turismo al prossimo blogtour, in occasione della mirabolante Street Parade. Superfluo dire quanto sono eccitata. E felice. E grata.

19

2010 luglio 27
di Sophieboop

Le sigarette slovacche sono in pacchetti da diciannove. Appena ne apri uno, quel buco tra i filtri è buio come un incisivo mancante.

Manca qualcosa, a Bratislava. Un nesso. Un passaggio. Un taglio nel tempo.

Stai con me, non girare la chiave, non aprire il sipario. Restiamo ancora un po’ a dondolarci in questa amnesia.

A Bratislava – all’aeroporto – si arriva nel vecchio e si parte dal nuovo. Prendi i due terminal, e avrai la tua Delorian. Prendi calendari diversi, prova a mischiarne le pagine, e salteranno i giorni e si replicheranno mentre ti chiederai ancora e ancora in che anno stai vivendo. Prendi vestiti con le spalline troppo ampie e i tessuti floreali troppo sintetici, prendi uniformi revival che non si vergognano di mostrarsi nelle vetrine e poi abbinali a pantaloncini e magliette firmate dal capitalismo. Prendi i casinò con le lampadine tonde e le facciate pulite e mettici vicino casermoni severi con pubblicità dipinte a mano, sbiadite in fretta. Tienili vicini, finché puoi, finché non saranno strappati uno alla volta come denti morti da gengive di cemento.

Tienimi, tienimi vicina a te, tieni vicino il nostro respiro. Ascolta il melodramma di questo mercato di lingue.

Il vuoto che lasciano mi assale di sbieco, mi tende tranelli dove pensavo di poter affidare le mani per sorregermi nel caldo. Il mio cappello da turista non basta, non vola. L’aria sembra troppo pensante persino per sollevarsi da terra: va sniffata in polveri sottili dal ciglio dei marciapiedi, da una fonte d’asfalto. E ricorda che la felicità va assunta a piccoli sorsi, che la guerra non è ancora finita.

Non finirmi, non finirmi ancora, lasciami almeno l’illusione dell’eternità, lasciami almeno un ultimo spasmo. Affama il mio gusto della demolizione.

Il sole picchia forte, è un pugile instancabile e impietoso che combatte contro una città senza braccia, senza rami e ombre. Resta serio, impassibile, ostinato nella sua coscienza industriale, anestetizzata dalla fatica. Ci ripariamo sotto balconi che una volta erano antichi, nelle vie strette del centro, restaurate da una chirurgia edile in tinte pastello, che lifta le crepe e le riempie di stucco come tu mi riempi di sperma, perché lì dentro non possa più entrare nessuno, né un topo, né un pensiero.

Vieni, vieni, cerchiamo un vicolo, una stanza, un piccolo ponte, cerchiamo la crepa nel muro, l’edera che molesta la grondaia, l’argento disperso in scatole in cui si ammassano eredità e cianfrusaglie. Vieni, cerchiamo angoli più stretti da cui spiare la città. Vieni, allarga le mie gambe e troverai il belvedere. Troverai la torre del castello da cui ci lanceremo nel fiume, ammirando la notte ubriaca.