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	<title>Sophieboop - Pensieri senza mutandine &#187; Amplessi narrativi</title>
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	<description>Pensieri senza mutandine. Dal cervello alla fica a/r.</description>
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    <title>Sophieboop - Pensieri senza mutandine</title>
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		<title>Col tuo cazzo tra le gambe</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 13:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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		<description><![CDATA[stanotte ho fatto un sogno strano. Mi sono addormentata tardi, e avevo freddo, tanto che mi sono messa anche il maglione. Mi sono rannicchiata con le gambe al petto, anche se non è la mia posizione, e ho tirato la cordicella del carrillon. Sono in un complesso di caverne. Ci sono i soffitti alti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>stanotte ho fatto un sogno strano.</p>
<p>Mi sono addormentata tardi, e avevo freddo, tanto che mi sono messa anche il maglione. Mi sono rannicchiata con le gambe al petto, anche se non è la mia posizione, e ho tirato la cordicella del carrillon.</p>
<p>Sono in un complesso di caverne. Ci sono i soffitti alti e grigi e un po&#8217; brilluccicosi, c&#8217;è umidità ma qualche apparecchio la smorza, la rende calda come all&#8217;equatore. E in questo complesso di caverne c&#8217;è tutto: stanze arredate, bagni piastrellati, la mensa del lavoro, e anche una palestra, con i monitor appesi alla roccia davanti a una fila di tapis roulant. E ci sono come delle lucine colorate &#8211; o forse sono gemme, verdi, rosse, blu, gialle, viola &#8211; e qualche traccia di vegetazione, dei fiori. Ovviamente c&#8217;è anche la spa, con una grande pozza di qcque sulfuree che ribollono, e qualcuno a mollo, leggendo un giornale. Ed è così bello vedere che non esistono i cellulari.</p>
<p>Ora sono in una delle stanze, un bel salotto e il bagno senza la porta, a piastrelle bianche e nere e con le pareti azzurre che sembra un quadro di magritte. C&#8217;è la vasca da bagno con i piedi di leone che mi piace tanto. E nella stanza c&#8217;è una coppia che ho visto in una fotografia di repertorio usata sui giornali, per illustrare un qualche concetto. Lui è troppo bello e leccato e lucido e plastificato per piaceremi, lei ha i capelli biondi e lisci a caschetto, è bella, ma sembra avere un sorriso che è sempre per metà disgusto.</p>
<p>Poi prendo una pillola, e lei diventa una ninfetta del Re Sole con pallidissimi capelli ricci e stretti e gonfissimi come una nuvola platino che le attraversa la testa. E a me di colpo spunta il cazzo. Le labbra si stirano, si riempiono di carne. E&#8217; un cazzo ed è senza ombra il tuo cazzo, quello che ho tra le gambe. E lo sento. Come se fossi te, e forse in quel momento lo sono, ma sono sempre io. Il cazzo è pesante, pulsa, eccitato, rovente. E per prima cosa strappo il vestitino leggero di dosso alla ragazza, e lei squittisce stupita e poi geme, quando le incollo le labbra a quella sua fichetta perlacea e liscia, da statua incipriata. E ci affondo dentro la lingua, le dita, gliele faccio leccare, e poi la giro e glielo metto dentro e la scopo con grandi colpi forti, aggrappata ai suoi seni e i capezzoli tintinnano come le monetine di un artista di strada, e la sento che gode, quella piccola fichetta che mi fa impazzire, e poi esco, ed entro, solo pr sentire la differenza tra il calore del corpo e il freddo dell&#8217;aria e o mio dio, sto per venire</p>
<p>e los ento davvero, quel quasi-orgasmo pronto a sputare, nel sonno</p>
<p>ma poi c&#8217;è qualcosa di strano, che mi distrae. Credo sia lui. Che dice qualcosa.</p>
<p>Poi anche questo passa, e io ho il cazzo ancora più gonfio, sul punto di scoppiare e lei me lo prende in bocca, lecca per bene con quella sua linguetta rosa, tutta umida e carnosa, ma è una sensazion così forte che fa male</p>
<p>e poi il cazzo sparisce, così come era scomparso. Tornano le mie labbra nude, il tatuaggio, e quel cazzo molto più piccolo, e quella caverna umida, adesso ce l&#8217;ho tra le gambe<br />
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		<title>The thing called Sarah #incipit</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 10:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amplessi narrativi]]></category>
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		<description><![CDATA[Lui sta in piedi, vicino a lei, nel piccolo seminterrato quasi buio. Da una finestrella larga e stretta in alto alla parete arriva un unico fascio di luce, che illumina i capelli di lei, la schiena inarcata da quegli stessi capelli che disegnano una linea obliqua, annodati alla parte esterna del gancio d&#8217;acciaio che nasconde [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lui sta in piedi, vicino a lei, nel piccolo seminterrato quasi buio. Da una finestrella larga e stretta in alto alla parete arriva un unico fascio di luce, che illumina i capelli di lei, la schiena inarcata da quegli stessi capelli che disegnano una linea obliqua, annodati alla parte esterna del gancio d&#8217;acciaio che nasconde la sua estremità tonda dentro il suo bel culo.</p>
<p>È nuda, ma non trema per quello. Neanche per lo sforzo di mantenere la posizione, a quattro zampe su un vecchio tavolo, dei cuscini di raso appoggiati sotto le mani e le ginocchia, per non farla patire più del dovuto, prima del tempo, le braccia e le gambe tenute ben aperte, legate a due bastoni, ancorati a loro volta al piano massiccio del tavolo. Piuttosto, Sarah trema per la tensione che prova, aspettando.</p>
<p>Lui e lei non si guardano, ma i loro sguardi si congiungono sul pomello della porta nera, che resta immobile.</p>
<p>Immobile, sempre, ma che a tratti sembra pulsare, di un battito eccitato, di respiri rapidi che danno alla testa. Di ossigeno, di se e ma che costruiscono scenari differenti, di cosa succederà<em> dopo quella porta</em>. Cercando di evocare la possibile varietà dei tocchi, della mani, di dove si insinueranno per poter meglio valutare <em>la cosa</em>. Cercando di immaginare quali saranno le prove chieste a garanzia, e quanto dure. Cercando poi di scacciare quei pensieri, per risparmiare le forze per quando sarà il momento.</p>
<p>Una goccia di sudore si sta formano ora sulla pelle di lui, si gonfia impercettibilmente sulla tempia, nell&#8217;incavo dell&#8217;ascella. Una goccia emerge a poco a poco anche sulla punta del suo cazzo, già duro, nascosto solo dalla semioscurità della stanza. Altre gocce affiorano sulla pelle di lei, una piccola rugiada che ammorbidisce la carne.</p>
<p>Entrambi trasaliscono quando sentono un&#8217;auto percorrere il vialetto. Spegnere il motore. Chiudere le portiere.</p>
<p>Poi passi scendere le scale.</p>
<p>Poi una mano che finalmente apre la porta.</p>
<p>&#8220;Sono venuti a comprarti, Sarah&#8221;.<br />
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		<title>Una passeggiata tranquilla #Sex Toy Review TIANI by LELO</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 02:06:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guardate l&#8217;oggetto di piacere nella foto, si chiama Tiani. Sembrano due, ma hanno un&#8217;unica anima vibrante. La sfera è comodamente racchiusa nel palmo di una mano, invisibile sotto le dita chiuse di lui. Lei invece indossa l&#8217;altra parte del giocattolo, la parte più sottile racchiusa nella vagina ben stretta, quella più prominente sotto le grandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4515" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_75"><img class="size-full wp-image-4515" title="Immagine 1" src="http://sophieboop.com/wp-content/uploads/2011/11/Immagine-1.png" alt="Tiani" width="500" height="388" /></a><p class="wp-caption-text">Tiani</p></div>
<p>Guardate l&#8217;oggetto di piacere nella foto, si chiama <a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_75">Tiani</a>. Sembrano due, ma hanno un&#8217;unica anima vibrante.</p>
<blockquote><p>La sfera è comodamente racchiusa nel palmo di una mano, invisibile sotto le dita chiuse di lui. Lei invece indossa l&#8217;altra parte del giocattolo, la parte più sottile racchiusa nella vagina ben stretta, quella più prominente sotto le grandi labbra, a solleticare il clitoride. Se non fosse per una piccola, insignificante spia che traspare da sotto il pizzo nero e leggero delle mutandine, sotto i collant e sotto la gonna a campana, nulla potrebbe rivelarne la presenza, e nulla potrebbe far intuire che quella luce non è una spia ma un legame, con quella sfera che lampeggia allo stesso modo, ora nella mano, ora nella tasca della giacca di lui. E se non fosse per un lieve ronzio appena distinguibile tra il rumore dei passi e della strada affollata, nulla potrebbe indicare che questi due oggetti stiano vibrando all&#8217;unisono, come i corpi dei due amanti. Camminano tranquilli, in silenzio, il volto un po&#8217; teso, a camuffare una certa euforia, un certo straniamento. Ogni passo gli allontana dalla realtà. Perché ad ogni passo la sfera che lui tiene in tasca o in mano si muove, oscilla, tramettendo impulsi all&#8217;altra parte del gioco, che ora solletica ora morde ora accarezza ora chiama a gran scosse l&#8217;orgasmo tra le cosce bagnate di lei &#8211; bagnate sotto la gonna, i collant, le mutandine e sotto la pelle &#8211; che oscilla, vacilla, ondeggia, con la bocca socchiusa da cui scappa un gemito, mentre cerca di ricordarsi come mettere una gamba davanti all&#8217;altra, concentrandosi ancora di più quando salgono le scale di casa, e le scosse sembrano farla franare, cedere, godere del tutto. Arrivano alla porta dell&#8217;appartamento. Lui la apre. Poi entra. Da dietro, dentro di lei. La gonna sollevata, i collant strappati, le mutandine appena spostate. La sfera che ancora dondola nella tasca, spinta avanti e indietro dai movimenti ben assestati, ritmici, di un sesso dentro l&#8217;altro. Il gioco che ancora è dentro di lei &#8211; insieme a lui &#8211; e vibra torturando il clitoride rispondendo colpo su colpo ai movimenti della sfera. Quando lui viene, in quella fica un po&#8217; più stretta grazie al gambo del giocattolo, lei si aggrappa all&#8217;appendiabiti, trascinadondo cappotti e sciarpe nell&#8217;orgasmo. Ansimano per terra, disfatti. Lui sdraiato sulla schiena di lei, la sfera che è uscita dalla tasca. Piano piano si avvicina un leggerlo scampanellare, ma non aprono gli occhi. Poi cessa. Si sente nel silenzio solo un minuscolo miagolare. E lui che dice: &#8220;la prossima volta la nasconderò nel gomitolo del gatto&#8221;.</p></blockquote>
<p>Ecco, questo per raccontarvi <a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_75">Tiani</a>, il nuovo sex toy della LELO &#8211; tecnicamente: un massaggiatore per coppie. Si tratta di uno stimolatore clitorideo che può essere comodamente indossato durante le più svariate attività, compreso l&#8217;autoerotismo senza mani, e anche durante l&#8217;amplesso &#8211; dotato della spettacolare tecnologia <a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_71">SenseMotion</a>, che permette di controllare le vibrazioni di questo fantastico giochino a distanza (fino a 12 metri), con un semplice movimento della mano, grazie alla famosa sfera, collegata wireless con la parte pret a porter di <a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_75">Tiani</a> e che restituisce le stesse vibrazioni ad entrambi i partner le stesse vibrazioni (anche se è a distanza, lui, tenendo in mano la sfera capisce ESATTAMENTE che tipo di vibrazioni sta ricevendo lei&#8230;). Il mio esempio ovviamente è solo uno dei tanti utilizzi che <a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_75">Tiani</a> può suggerite alla fantasia&#8230; specie se si ha una certa predilezione per <em>infliggere </em>il piacere in segreto, o senza che l&#8217;altro possa in qualche modo <em>ribellarsi</em>, ma solo godere&#8230; Un altro aspetto positivo è che lascia le mani libere di vagare, stuzzicare, e che è resistente all&#8217;acqua&#8230;</p>
<p>Per i curiosi/sperimentatori: con la stessa tecnologia <a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_71">SenseMotion</a> ci sono anche <a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_73">Lyla</a>, vibratore clitorideo e ovetto vibrante, e il cokring <a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_69">Oden</a>, che vedete qui sotto.</p>
<p>Enjoy!</p>
<div id="attachment_4517" class="wp-caption alignnone" style="width: 261px"><a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_73"><img class="size-medium wp-image-4517" title="Immagine 3" src="http://sophieboop.com/wp-content/uploads/2011/11/Immagine-3-300x211.png" alt="" width="251" height="172" /></a><p class="wp-caption-text">Lyla</p></div>
<p><div id="attachment_4516" class="wp-caption alignnone" style="width: 261px"><a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_69"><img class="size-medium wp-image-4516" title="Immagine 2" src="http://sophieboop.com/wp-content/uploads/2011/11/Immagine-2-300x206.png" alt="" width="251" height="172" /></a><p class="wp-caption-text">Oden</p></div><br />
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		<title>Selvatica</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 17:09:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[è così che voglio essere. un odore di carni e sterpaglie, di rovi dolci e frutta. Stretta alla balaustra bianca, il vento mi soffia in faccia, scompigliandomi i capelli, riportando alle narici la gomma e il gasolio che strisciano dalla stiva. Apro la bocca, per cancellarli con l&#8217;aria fresca del mare. È l&#8217;assoluta discrezione del mare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>è così che voglio essere. un odore di carni e sterpaglie, di rovi dolci e frutta.</p>
<p>Stretta alla balaustra bianca, il vento mi soffia in faccia, scompigliandomi i capelli, riportando alle narici la gomma e il gasolio che strisciano dalla stiva. Apro la bocca, per cancellarli con l&#8217;aria fresca del mare.<br />
È l&#8217;assoluta discrezione del mare, che mi rapisce, con le sue correnti sommerse, invisibili, con le sue profondità vertiginose, persino per l&#8217;immaginazione. Chissà quante montagne ci sono, sotto questa nave.<br />
La nave finalmente attracca. L&#8217;ancora scorre sibilando metallo, fino a mordere il fondale con i suoi denti. Poi apre la pancia, per lasciar uscire il suo carico di vacanzieri. Un po&#8217; in festa, un po&#8217; stanchi per l&#8217;alba che hanno salutato, prima della partenza. Guardano l&#8217;orologio. Sì, è già pomeriggio.<br />
E poi vedono la terra, una terra nuova, una terra in cui sembra che anche i vecchi siano sempre li stessi. che non muoia mai nessuno. Che non cambi niente.<br />
Uscendo dalla strada principale tutto cambia all&#8217;improvviso. L&#8217;asfalto si sostituisce con la terra, il correre dei pneumatici con le zampe frenetiche delle cicale. Piante grasse. Scorci di mare. Siamo in un angolo di paradiso.<br />
E il paradiso è quello in cui posso essere selvatica e nuda. Un ecosistema che sprigiona odori nuovi dal mio corpo. Un corpo che a poco a poco muta, si lascia leccare dal sole, trasformare dall&#8217;interno. Un corpo che si lascia danzare, senza più preoccuparsi se gli altri potranno capire com&#8217;è fatto. Cosa c&#8217;è dietro. Dentro.<br />
Dentro la tenda, dietro i cespugli, ci azzuffiamo, ansimiamo, il sudore che si incolla come una resina sulle nostre labbra, sulle nostre pelli. Il sale aumenta il gusto di leccarlo via. La fame chiede di essere saziata, affondando i denti e i sessi. La sete chiede altra umidità, perché quella del mare non basta.<br />
E qui basta tutto. Basta costrutti sociali, basta buone maniere e abitudini calcificate, basta vestiti, basta parole, basta cementi e led, basta scadenze, basta &#8220;tu devi&#8221;, basta stronzate, basta acconciature, trucchi, basta illusioni. Basta. Quello che abbiamo.<br />
Abbiamo preso due cavalli dal maneggio. Trottiamo piano, dentro la foresta. Sventagliano la coda, mentre noi facciamo il bagno in una piccola vasca di roccia, azzurra e trasparente come un vetrino, ricavata in un&#8217;insenatura del fiume. Ho un po&#8217; freddo ma non m&#8217;importa, e ci baciamo, arruffando i capelli, le mani, succhiando l&#8217;amore fino al nocciolo. Un raggio di sole riesce a penetrare il fogliamo, spiandoci. Allora ti prendo per mano, sentendo sotto i piedi sottili aghi di pino, correndo fino a uno spiazzo. Ci appoggiamo a un albero. Respiriamo. Lenti. Profondi. Sguardi. Ribelli. Sentiamo nitrire, poi il silenzio.<br />
Mi prendi da dietro. Chiudiamo gli occhi, apriamo le bocche, godiamo un po&#8217; di vita. Ammazziamo il tempo.<br />
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		<title>Cum-cake</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 00:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Voglio prepararti una bella torta per quando tornerai a casa stasera. La preparerò con tutto il mio amore. Così, sarà più buona. Ingredienti: 4 mele renette, 75 gr burro, 80 gr zucchero, 2 uova, 200 g farina, ½ bustina lievito polvere, ½ bicchiere latte, cannella, succo di un limone, zucchero a velo Prima di iniziare, [...]]]></description>
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<p style="margin-bottom:0;">Voglio prepararti una bella torta per quando tornerai a casa stasera. La preparerò con tutto il mio amore. Così, sarà più buona.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><em>Ingredienti: 4 mele renette, 75 gr burro, 80 gr zucchero, 2 uova, 200 g farina, ½ bustina lievito polvere, ½ bicchiere latte, cannella, succo di un limone, zucchero a velo</em></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><em><br />
</em>
</p>
<p style="margin-bottom:0;">Prima di iniziare, mi spoglio completamente, per non sporcare i vestiti. Li piego accuratamente, appoggiandoli sulla sedia. Raccolgo i capelli in cima alla testa, in una crocchia stretta. Li fermo con le forcine, che scelgo una ad una dalle labbra. Prendo il vinile di Ella, lo appoggio sul piatto, la puntina si abbassa, un brivido gratta, inizia a girare.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Sculetto un po&#8217;, mentre apro le tende.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Torno in cucina, attraversando la finestra di luce. Mi illumina di un rosa che sfugge nel bianco della nostra casa, ma che si imprime, per qualche istante, nelle pupille buie di qualche vicino. Prendo il grembiule rosso dal cassetto a sinistra, nella credenza. Lo indosso, fermandolo con un grosso fiocco dietro la schiena. Indosso le scarpe alte, rosse anche quelle. Sembro una ciliega a cui qualcuno abbia già dato un morso, rivelando sotto la buccia lucida la polpa più chiara, appena colorata di dolce, quasi acerba.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Mi lavo le mani, sono pronta a iniziare.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Peso accuratamente gli ingredienti, disponendoli in piccole grandi ciotole, e già inizio a sporcarmi.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><span id="more-1909"></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">Il burro. Lo racchiudo in un foglio di alluminio e poi tra i miei seni, dove inizia a scaldarsi. In fretta, si scioglie a contatto con la pelle. E’ importante che sia ben ammorbidito, per amalgamare l’impasto. Un rivolo trasparente scende ripido lungo l’addome, impregna la stoffa del grembiule in una piccola macchia scura, che a poco a poco si allarga, umida.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Con le dita sporche di farina la tampono un po&#8217;.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Unisco già la farina al lievito, muovendo in fretta il setaccio tra le mani. Ogni volta mi sembra una magia, resto a bocca aperta, vedendo quanto l&#8217;impasto si riesce  a gonfiare.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Nuvole in polvere si sollevano, la farina soffice si appiccica distratta ovunque, dove non sono asciutta. Sulle guance, nell&#8217;incavo del braccio. Sembra che arrivi anche sotto, tra le gambe.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Misuro lo zucchero, aggiungo già un pizzico di sale. Non dovrà essere troppo dolce, no, solo quanto basta.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Misuro il latte versandolo dal cartoccio nel bicchiere. Mi schizza. Altre macchie bianche sul grembiule, sulla pelle. Da lì, le raccolgo felina, a piccoli colpi di lingua.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Soppeso le uova tra le mani, sono fresche e piene.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Spremo il limone, sbuccio le mele, le taglio a fette. Stillano succo, aggiungo altro succo.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Prendo il cucchiaio, quello con il buco al centro, che fa scorrere meglio l&#8217;impasto. Lavoro per bene il burro morbido con lo zucchero, finché non è spumoso. Quel riccio brillante sul bordo della scodella è troppo invitante per non essere leccato. Quella forcina era troppo debole per quella ciocca di capelli, che ricade sciolta sulla spalla.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Rompo un uovo, poi un altro. Giro, impasto, sempre nello stesso verso. Sempre con lo stesso ritmo, ipnotico. Sempre con lo stesso movimento, circolare, sollevando l&#8217;impasto dal basso verso l&#8217;alto. Ancora, ancora, finché il rosso e il bianco, il ruvido e il morbido, non si possono più distinguere, finché non sono uno nell&#8217;altro, una cosa sola. La fronte si imperla di sudore, i denti mordono le labbra, i muscoli bruciano. Lo sforzo meccanico si appaga con il profumo di un pensiero, di un appetito che sta venendo dalla pancia, risalendo la gola. Canto, e un&#8217;altra ciocca cala. Il fiocco sulla schiena si allenta.</p>
<p style="margin-bottom:0;">All&#8217;improvviso mi sento nuda, per colpa di un respiro del vento, che mi prende alle spalle. Il seno sussulta, i capezzoli si affacciano al bordo del grembiule, il mio collo ti cerca. Come se tu, in fondo, mi stessi spiando.</p>
<p style="margin-bottom:0;">La farina, sì. La farina sospira, si appiccica ai bordi della scodella. Il latte l&#8217;annega, risucchiandola poco a poco nel vortice cremoso dell&#8217;impasto. Come un bacio.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Come un segreto. Ecco, aggiungo un cucchiaino di cannella. Mi riporta a notti d&#8217;oriente, a treni e camere di albergo. Lontani. Così lontani. Così vicini a quel pensiero, a perdermi.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Stavo quasi per dimenticare le mele. Eccole, si rigirano nell&#8217;impasto, felici, facendo spiccare le loro lune.</p>
<p style="margin-bottom:0;">La tortiera si riempe, la infilo nel forno. 50 minuti a 200°. Sbircio dal vetro: dal profumo &#8211; dal pensiero &#8211; mi sembra già di poterla gustare.</p>
<p style="margin-bottom:0;">La terrò in caldo per te, per quando verrai. Per festeggiare.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0pt; width: 1px; height: 1px;"><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;">Voglio prepararti una bella torta per quano tornerai a casa stasera.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Ciambella di mele</p>
<p style="margin-bottom:0;">100 g di burro</p>
<p style="margin-bottom:0;">250 gr di zucchero</p>
<p style="margin-bottom:0;">2 uova</p>
<p style="margin-bottom:0;">275 gr di farina</p>
<p style="margin-bottom:0;">125 ml di latte</p>
<p style="margin-bottom:0;">la buccia di un limone grattuggiato</p>
<p style="margin-bottom:0;">2 mele tagliate a fette sottili</p>
<p style="margin-bottom:0;">succo di limone q.b.</p>
<p style="margin-bottom:0;">una bustina di lievito</p>
<p style="margin-bottom:0;">tutto il mio amore per te</p>
<p style="margin-bottom:0;">cuocere a 180° per 40 minuti</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Prima di iniziare, mi spoglio per non sporcare i vestiti di impasto e indosso un grembiule di cotone rosso, che arriva a coprire le mie gambe appena sopra il ginocchio. Si allaccia con un grosso fiocco dietro la schiena. Me l&#8217;ha regalato tu.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Poi, attacco il giradischi con il vinile di Ella Fitzgerald – mi hai regalato tu anche quello – e inizio a preparare gli ingredienti.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Per far ammorbidire il burro, lo taglio dal panetto e poi lo racchiudo per bene in un pezzo di carta stagnola. Lo infilo nella scollatura del grembiule, tra i miei seni.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Peso lo zucchero e la farina, ponderando accuratamente ogni dettaglio per stasera. Voglio che l&#8217;eccitazione sia precisa, al mg.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Misuro il latte nel bricco graduato, versandolo dal cartoccio.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Prendo la bustina del lievito dall&#8217;armadietto sopra il fornello. Poi le uova, le mele e il limone dal frigorifero.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
</div>
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		<title>Delizie</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 23:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cosa che mi fa sorridere, ogni volta, è che chi ci conosce sia spinto a pensare che, tra noi,  sia tu il sottomesso e non io. Tu a farti legare, tu a chiedere &#8220;ancora&#8221;, tu a supplicare &#8220;basta, ti prego&#8221; e ancora tu a ricevere le lingue di pelle del frustino come scrosci di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cosa che mi fa sorridere, ogni volta, è che chi ci conosce sia spinto a pensare che, tra noi,  sia tu il sottomesso e non io. Tu a farti legare, tu a chiedere &#8220;ancora&#8221;, tu a supplicare &#8220;basta, ti prego&#8221; e ancora tu a ricevere le lingue di pelle del frustino come scrosci di pioggia, ringraziando per l&#8217;abbondanza con cui questa delizia ti viene donata.</p>
<p>Forse lo deducono dai miei ricci aggressivi, o forse da quello sguardo intimidatorio che a volte lascio scoccare, o ancora della lingua a doppio taglio, che si lancia a colpire ogni qual volta senta l&#8217;odore della carne. Sì, anche il tuo fare pacato potrebbe prestarsi ad essere interpretato come una certa mansuetudine, una certa tendenza all&#8217;inerzia, mentre in realtà la mia pelle trema come il ferro sotto le tue mani calme di magneti, e il mio corpo ubbidisce stregato dal suono della tua voce ferma. Così tranquilla, così fiduciosa del fatto che io mi lascerò fare, senza opporre resistenze, come una cagnetta fedele.</p>
<p>Credo che rimarrebbero stupiti nel scoprire che quel frustino viola che guardano maliziosamente con la coda dell&#8217;occhio mentre riposa ozioso su una mensola in soggiorno, sia destinato a flagellare proprio me, con le sue frange di pelle morbida e potente. Allo stesso modo, mio caro, sporco, amore, credo che rimarrebbero ancora più stupiti vedendo cosa riesci a inventarti con quelle lunghe fasce di seta che adesso oscillano acchiappando sogni, con i loro anelli d&#8217;acciaio infilati sulle sporgenze dell&#8217;attaccapanni. Solo con immenso sforzo riuscirebbero ad immaginare che servono ad immobilizzarmi e ad arrendermi a quell&#8217;istante, a quell&#8217;istante in cui semplicemente e acrobaticamente esisto, come una ginnasta rapita nel fermo immagine della sua danza oscena con una coppia di nastri. Solo dopo, slegando tutti i nodi delle loro bocche socchiuse, capirebbero che quei nastri servono a rendermi in definitiva una statua di carne adagiata, una roccia calda a cui chiedere, colpo su colpo, una nuova scintilla.</p>
<p>E sempre il fuoco si accende. Inizia a covarsi già da molto prima che raggiungiamo il nostro altare di lenzuola, molto prima che arrivi il momento del rituale. Quando mi telefoni, mentre sono al lavoro, dicendomi “questa sera sei mia” e  io inizio a stillare umori e benzina, da infiammare sfregando tra le cosce un piccolo fiammifero.</p>
<p>Allora, quando arrivo a casa – di solito prima di te – mi basta iniziare ad accarezzare la seta dei lunghi nastri come la pancia di un serpente, sgranando una ad una le perle della sua coda, attorcigliando i pensieri attorno agli anelli d&#8217;acciaio che sigillano il patto tra me e la bestia, per innescare un&#8217;eccitazione umida di fascinazioni proibite. Mi basta accarezzare il corpo nudo – la pancia tesa e tremante, i capezzoli appuntiti come spine da mordere, la schiena sciolta dai nervi – facendo scorrere le mille mani del frustino e sentire il freddo vitreo del manico per leccare il desiderio dalla punta delle dita. Allora basta poco, davvero poco, per appiccare l&#8217;incendio.</p>
<p>Oggi, ad esempio, mi stai portando a toccare il sole. Ad entrarci  così vicino, così vicino, persino dentro, tanto che mi sento bruciare, morbida e folle di limiti sconfitti e controlli lasciati precipitare. In picchiata, picchiano e battono dove il corpo gode. Hai fatto passare i nastri al di là della porta e chiudendola poi, per bloccarli stretti nella sua morsa. Mi hai chiesto “dammi un polso” e poi l&#8217;altro, legandoli in alto con le lingue di seta, assicurandoti che non potessi scappare, né farmi male. Adesso, mentre mi guardi negli occhi rigirando lento tra le mani il frustino, mi lascio andare, mi lascio volare proprio qui, appesa alla porta che congiunge piacere e dolore, come se stessi scivolando piano e vertiginosamente nell&#8217;aria, volteggiando aggrappata ad un paracadute di petali. E poi arriva, il sole, arriva colpendomi forte e piano con i raggi obliqui di primavera, poi diretti all&#8217;estate, che tu schiocchi dal frustino. Lo vedo agitarsi come una coda eccitata di corse, lo vedo venire vicino, lo sento addosso, doloroso, cocente, scottante, scandaloso. Colpo dopo colpo, lo sento generare un calore mistico che si crea in superficie e poi brulica sottopelle e poi scorre fino alla polpa del mio cuore e del mio sesso, che si fondono gli opposti in una sola carne viva, quando con le mani pretendi i miei gemiti e mi sussurri i tuoi sogni depravati all&#8217;orecchio. Ed è così che vengo adesso, e godo e urlo, con le gambe larghe e la bocca aperta, planando ubriaca e sazia in una terra di delizie, unita in un corpo di assoluta libertà da una verità a cui non so dare nome.</p>
<blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">Questo racconto è stato gentilmente ispirato dai nastri <strong><a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_49" target="_blank">BOA</a></strong> e dal frustino <strong><a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65" target="_blank">SENSUA SUADE</a></strong> by <strong><a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65">LELO</a></strong></span></p>
</blockquote>
<div id="attachment_3959" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65"><img class="size-medium wp-image-3959" title="Sensua_suede_whip_purple_frustino" src="http://sophieboop.com/wp-content/uploads/2010/10/Sensua_suede_whip_purple_frustino-300x300.jpg" alt="Il frustino SENSUA SUEDE by LELO" width="250" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Il frustino SENSUA SUEDE by LELO</p></div>
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		<title>Zürich, ich komme</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 10:18:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vengo, Zurigo, vengo dopo due anni di fusa e corteggiamenti lontani, come se prima non fossi stata pronta ad abbandonarmi a te, a lasciarmi fare l&#8217;amore dai movimenti dei tuoi milioni di mani e lingue e cuori. Vengo dentro di te per mischiarmi fluida a confondermi con vapori lontani. Forse per trovarmi &#8211; diversa, duttile, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Vengo, Zurigo, vengo dopo due anni di fusa e corteggiamenti lontani, come se prima non fossi stata pronta ad abbandonarmi a te, a lasciarmi fare l&#8217;amore dai movimenti dei tuoi milioni di mani e lingue e cuori.</em></p>
<p><em>Vengo dentro di te per mischiarmi fluida a confondermi con vapori lontani. Forse per trovarmi &#8211; diversa, duttile, dolce &#8211; e lasciarmi trasformare in arcobaleno, convertendo scorie in energia pulita. Lustrini che brillano al sole, denti che scintillano preziosi nel buio e stroboscopici sorrisi in sequenze mixate. Tracce da seguire con passi inventati al momento.</em></p>
<p><em>Verrò in un&#8217;orgia di sudori danzanti, tenendomi ben stretta alla mano di chi mi accompagna e mi veglia e mi spoglia. E Lui mi guarderà fare l&#8217;amore con te, allargare le gambe, poi piegarle, poi rimbalzare piano con la gonna che si alza, quando faccio la giravolta. Lui mi guarderà mentre le realtà sintetiche mi avvolgeranno in una rete elastica per catturare il suo sguardo. Mentre una sinfonia di fantasie elettroniche mi possiede e mi libera. E le mie arterie si riempiranno di  sangue come le tue strade di sorrisi e di grida. </em></p>
<p><em>Ossigeno, Zurigo, dammi ossigeno, dammi il ritmo per godere, dammi il ritmo per farti muovere snodando il tuo corpo. Con gioia. Ma non dirmi niente di te. Parlami solo nel sonno, raccontami la tua vita nascosta mentre dormo arrivando col treno, così che quando verrò, potrò aprire &#8211; urlando, urlando, urlando &#8211; la bocca sorpresa al ritorno improvviso del passato e di quella memoria che hai infilato nel mio orecchio. </em></p>
<p><em>E quando verrò ancora &#8211; più forte, sguaiata, ubriaca di vita &#8211; sulla ruota panoramica, nel fiume, giù dal ponte, nuda nelle piazze scoperte dal cielo -riderò scintille e rapirò ogni tuo segreto dagli angoli che riservi ai tuoi amanti. Allora gli orologi spariranno dai campanili e io verrò presa in un assalto dal futuro sbattendo il ventre e battendo il petto da sotto, da sotto la pelle, scavalcando i pensieri. Sentendo che il tempo è nostro. Sentendo che il tempo è adesso.</em></p>
<p>Questo per dire che sarò ospite di <a href="http://www.zurigoturismo.com/it/welcome.cfm"><strong>Zurigo Turismo</strong></a> al prossimo <strong>blogtour</strong>, in occasione della mirabolante <a href="http://www.streetparade.com/"><strong>Street Parade</strong></a>. Superfluo dire quanto sono eccitata. E felice. E grata.<br />
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 18:48:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le sigarette slovacche sono in pacchetti da diciannove. Appena ne apri uno, quel buco tra i filtri è buio come un incisivo mancante. Manca qualcosa, a Bratislava. Un nesso. Un passaggio. Un taglio nel tempo. Stai con me, non girare la chiave, non aprire il sipario. Restiamo ancora un po&#8217; a dondolarci in questa amnesia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le sigarette slovacche sono in pacchetti da diciannove. Appena ne apri uno, quel buco tra i filtri è buio come un incisivo mancante.</p>
<p>Manca qualcosa, a Bratislava. Un nesso. Un passaggio. Un taglio nel tempo.</p>
<p><em>Stai con me, non girare la chiave, non aprire il sipario. Restiamo ancora un po&#8217; a dondolarci in questa amnesia.</em></p>
<p>A Bratislava &#8211; all&#8217;aeroporto &#8211; si arriva nel vecchio e si parte dal nuovo. Prendi i due terminal, e avrai la tua Delorian. Prendi calendari diversi, prova a mischiarne le pagine, e salteranno i giorni e si replicheranno mentre ti chiederai ancora e ancora in che anno stai vivendo. Prendi vestiti con le spalline troppo ampie e i tessuti floreali troppo sintetici, prendi uniformi revival che non si vergognano di mostrarsi nelle vetrine e poi abbinali a pantaloncini e magliette firmate dal capitalismo. Prendi i casinò con le lampadine tonde e le facciate pulite e mettici vicino casermoni severi con pubblicità dipinte a mano, sbiadite in fretta. Tienili vicini, finché puoi, finché non saranno strappati uno alla volta come denti morti da gengive di cemento.</p>
<p><em>Tienimi, tienimi vicina a te, tieni vicino il nostro respiro. Ascolta il melodramma di questo mercato di lingue.</em></p>
<p>Il vuoto che lasciano mi assale di sbieco, mi tende tranelli dove pensavo di poter affidare le mani per sorregermi nel caldo. Il mio cappello da turista non basta, non vola. L&#8217;aria sembra troppo pensante persino per sollevarsi da terra: va sniffata in polveri sottili dal ciglio dei marciapiedi, da una fonte d&#8217;asfalto. E ricorda che la felicità va assunta a piccoli sorsi, che la guerra non è ancora finita.</p>
<p><em>Non finirmi, non finirmi ancora, lasciami almeno l&#8217;illusione dell&#8217;eternità, lasciami almeno un ultimo spasmo. Affama il mio gusto della demolizione.</em></p>
<p>Il sole picchia forte, è un pugile instancabile e impietoso che combatte contro una città senza braccia, senza rami e ombre. Resta serio, impassibile, ostinato nella sua coscienza industriale, anestetizzata dalla fatica. Ci ripariamo sotto balconi che una volta erano antichi, nelle vie strette del centro, restaurate da una chirurgia edile in tinte pastello, che lifta le crepe e le riempie di stucco come tu mi riempi di sperma, perché lì dentro non possa più entrare nessuno, né un topo, né un pensiero.</p>
<p><em>Vieni, vieni, cerchiamo un vicolo, una stanza, un piccolo ponte, cerchiamo la crepa nel muro, l&#8217;edera che molesta la grondaia, l&#8217;argento disperso in scatole in cui si ammassano eredità e cianfrusaglie. Vieni, cerchiamo angoli più stretti da cui spiare la città. Vieni, allarga le mie gambe e troverai il belvedere. Troverai la torre del castello da cui ci lanceremo nel fiume, ammirando la notte ubriaca.</em><br />
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		<title>Musa</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 07:10:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente ho trovato la mia donna. Indossa lunghe gonne di foglie e ha i capelli lunghi e corvini, striati di un rosso mestruale, a cui mi posso aggrappare per domarla, direzionarla, dirigerla a solcare abissi dalla prua della nave, come una polena da annegare. Da trasformare in fertilizzante nel punto in cui il mare è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente ho trovato la mia donna. Indossa lunghe gonne di foglie e ha i capelli lunghi e corvini, striati di un rosso mestruale, a cui mi posso aggrappare per domarla, direzionarla, dirigerla a solcare abissi dalla prua della nave, come una polena da annegare. Da trasformare in fertilizzante nel punto in cui il mare è più profondo.</p>
<p>La mia donna ha incontrato tra le bolle il canto salato delle sirene, bolle che ha fatto scoppiare una ad una con le piccole dita dispettose ornate di artigli per drogarsi di ossigeno. Ha raschiato gli angoli delle grotte per raccogliere minuscole conchiglie da infilarsi nelle orecchie per sentire sempre l’eco del mare.</p>
<p>La mia donna sbalzata dalle onde ha puntato le stelle con una carabina di stelle filanti, gli ha fatto il solletico mentre sghignazzava nella tempesta. La mia donna si è fatta togliere un seno per scoccare frecce più veloci nel cuore degli alberi. Preferisce amare loro invece degli uomini. E io sono una betulla pronta a piangere la sua linfa allargando i rami.</p>
<p>La prima volta che le ho allargato le gambe – la gonna di foglie le copriva la faccia – ho trovato un fiore intagliato in un nocciolo levigato e duro. Un nocciolo con la corteccia mobile, da scostare con dita  e labbra. Lei non protestava dal suo letto d’erba e io ho infilato la mia faccia tra le sue gambe e la mia lingua è rimasta incollata al sapore della sua resina. Legata dalle fibre di un frutto acerbo da far maturare in fretta, all’ombra di piccoli gesti rapidi, sfregamenti i pietre morbide da cui far nascere il fuoco. Penetro la mia donna con la mano, la penetro con tentacoli tattili, altri tentacoli succhiano aperti il latte dal suo seno mentre con parole oscene richiamo il suo orgasmo, lo reclamo, lo provoco per poter ammirare le fiamme dello scandalo. La incito a regalarmi più forti i suoi gemiti &#8211; i suoi gemiti sono il mio cibo, le mie orecchie cannibali sonori – che rimbombano in cellule cave, suoni che sprigionano l’elettricità del corpo, finché non viene dalla gola – profonda fino alla vagina &#8211; un grido che le rivolta occhi, uno spasimo che continua a pulsare. Finché il suo corpo d’avorio non resta fulminato, terremotato, dalle radici alle punte. Tra le mie mani resta una ciocca rossa di capelli strappati. Ricrescerà. Ricresce sempre più folta, sempre più umida e spessa, come un tumore benevolo in filato in criniera.</p>
<p>Io resto, mi riposo a guardarla, mentre riflesso un miracolo arriva tra le mie gambe, una lucciola tra le mani, un inchiostro che accorre sulle mie dita. Le lecco. Sanno di vita.<br />
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		<title>Bambola</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 20:07:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; da un&#8217;ora che guardo cataloghi di sex toys e sto seriamente iniziando ad eccitarmi. A pensare a tutto quello che potresti farmi. Tendomi così, ferma con una lingua di corda attorno ai polsi e le gambe spalancate come una chiesa di domenica mattina, legate a una sottile barra d&#8217;acciaio. Mentre provi tutti i miei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; da un&#8217;ora che guardo cataloghi di sex toys e sto seriamente iniziando ad eccitarmi. A pensare a tutto quello che potresti farmi. Tendomi così, ferma con una lingua di corda attorno ai polsi e le gambe spalancate come una chiesa di domenica mattina, legate a una sottile barra d&#8217;acciaio. Mentre provi tutti i miei giocattoli su di me. Il dildo di vetro è ghiaccio ma mi scioglie. Quello nero di silicone è troppo grosso e sento tutti i suoi contorni quando me lo spingi dentro. Vedo un plug e immagino come lo faresti scivolare piano, tagliandomi il fiato come un bisturi, dilatando il mio culo e il tempo. Riempiendo di sangue caldo ogni spazio vuoto della mia fantasia.</p>
<p>E sono io che divento il tuo giocattolo, la tua bambola di carne e cuore, da decorare di sperma e far sussultare con colpi decisi, come una di quelle di porcellana, che se le scuoti emettono un debole gemito metallico. Sbavi il mio rossetto con le dita e sento il nero che cola dai miei occhi con lacrime di troppi orgasmi. E i miei capelli arruffati per dispetto, la mia schiena scarabocchiata di graffi e cera. Stai a guardarmi, monitorando  il risultato dei tuoi esperimenti. Mi dai una sberla leggera, o una carezza. Per me non c&#8217;è differenza.</p>
<p>Ma non ci pensare due volte. Ricomincia a giocare. Gioca con i miei nervi e la mia pelle. Sono il tuo manichino di stampo industriale da trasformare come vuoi. Sono una riproduzione plastica dalle emozioni snodabili.<br />
Giochi a farmi venire e a negarmi l&#8217;orgasmo di un&#8217;istante. Provi la reattività dei miei istinti. Testi l&#8217;elasticità e la profondità di tutti i miei orifizi.  Ti masturbi contaminando con il tuo cazzo ogni centimetro del mio corpo.</p>
<p>Ti eccita vedere quanto riesci a sconvolgermi e a farmi urlare note roche. Godi nel sentirmi tremare sotto le tue mani con gli occhi appannati.</p>
<p>Mi hai ridotta a una bambola senza cervello. Hai rotto tutte le mie giunture mentali e lussato ogni pensiero. E quando finalmente ritieni di avermi usata abbastanza e ti spingi dentro di me sento solo un calore stupido, sordo, incomprensibile che mi infiamma le viscere. Le fa contorcere. Pulsare.</p>
<p>Sono una bambola di carne. Sono una bambola di cuore.</p>
<p><div class="wp-caption aligncenter" style="width: 411px"><a href="http://kink.tumblr.com/post/190272628/fluffyfeet-sex"><img title="kink bondage feet" src="http://26.media.tumblr.com/tumblr_kq4h5ymoTK1qzcy7qo1_500.jpg" alt="via | Kink on Demand" width="401" height="268" /></a><p class="wp-caption-text">via | Kink on Demand</p></div><br />
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