Zone umide, recensione

2009 febbraio 24

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Pare che Zone umide sia stato ispirato a Charlotte Roche da una passeggiata nel reparto igiene intima di un supermercato, tra i vari lactacyd, tampax e lubrificanti vaginali.

Se uno dovesse mettersi a dare un giudizio fruediano della scrittrice in base al libro, francamente credo potrebbe venir fuori una biopsia allarmante di una mente malata e un tantino zozza. Ma fortunatamente la narravita non è un’autobiografia, e quindi si può tranquillamente tralasciare e gustarsi l’invenzione letteraria senza giudizio di sorta.

Confesso che in alcuni passaggi ho fatto fatica a proseguire la lettura, perchè le parole costringevano la mia immaginazione a seguire pensieri al limite del raccapricciante. Un po’ come il racconto di “San Vuotabudella” in Cavie di Palahniuk.

Detto ciò: gran bel libro, scritto sorprendentemente bene, con una semplicità spudorata, ingenua e perversa. Un’unica idea forte pienamente sviluppata in tutte le 191 brossurate. Ottimo finale. Da leggere, se avete un’immaginazione dallo stomaco forte.

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