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	<title>Sophieboop &#187; bastardo</title>
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	<description>Pensieri senza mutandine. Erotismo, sesso ed emozioni senza falsi pudori</description>
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		<title>Lettera aperta del mio culo chiuso</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 20:09:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrivo per dar voce al mio culo, che da qualche giorno si è chiuso in un silenzio ostinato e ascetico nei confronti del mondo, stretto in se stesso per riuscire a sopportare un dolore che lo scuote nel profondo. Mi sono presa la responsabilità di essere sua portavoce perché lo conosco meglio di chiunque altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Scrivo per dar voce al mio culo, che da qualche giorno si è chiuso in un silenzio ostinato e ascetico nei confronti del mondo, stretto in se stesso per riuscire a sopportare un dolore che lo scuote nel profondo.<br />
Mi sono presa la responsabilità di essere sua portavoce perché lo conosco meglio di chiunque altro al mondo: la sua sensibilità, la sua dolcezza e la sua incredibile forza nel sopportare le avversità della vita sono virtù note a chiunque abbia avuto la fortuna (permettetemi un discutibile motto di spirito: il culo) di fare la sua conoscenza. </em><br />
<em>Pur essendo più inseparabili di coulotte e giarrettiera da ormai molti anni, non ricordo di averlo mai sentito più frustrato, sofferente e determinato di ora. È quindi con profonda compassione, dedizione e pena, che mi appresto a comunicare ciò che il mio culo stesso ha chiesto di divulgare agli intimi (e non, evidentemente), attraverso questa lettera aperta. </em></p>
<p>Sono stanco di tenermi tutto dentro.<br />
Emeriti stronzi, avete finito di divertivi sulla mia pelle per svuotarvi le palle o la coscienza. Avete finito di fottermi. Entro in sciopero. Mi ritiro in un eremo. Orifizio chiuso per ferie. A tempo indeterminato. E non chiedetemi, “Ma come? Perché?” perché lo sapete fin troppo bene dentro di voi, esattamente come io lo so dentro di me. Mi sento lacerato, mi avete lacerato. Squarciato, dilaniato. Le viscere, il mio cuore, la mia anima. Anche se sono un duro, evidentemente anche più del vostro cazzo, questo non vuol dire che io non possa rompermi, che io non possa varcare il limite dell’umana sopportazione.<br />
Perché mi avete fottuto troppe volte, prendendo tutto, sapendo che tanto io mi adatto, che basta un po’ di pazienza e di vasella e poi sopporto qualsiasi cosa, anche la più colossale delle inculate. E non mi lamento, perché trovo sempre una giustificazione, perché amo anche quando fa male. Certo, non è tanto la singola botta in sé, ma dopo un po’ che non fai altro che prendere bastonate e travi nel culo, sempre più dentro, sempre più forti, arrivi a un punto in cui non vuoi più sentire niente. Arrivi ad un punto in cui non ce la fai più a trattenerti, e la merda che hai dentro, quella che hai gelosamente custodito e accumulato per an(n)i come i  più preziosi segreti del tuo cuore, vuole solo uscire e straripare addosso al mondo che l’ha generata e alimentata per tanto, tanto tempo.<br />
Beh, adesso la situazione è cambiata, perché mi sono stancato di essere sfondato da chiunque voglia abusare della mia disponibilità e della mia speranza che l’amore esista, che l’amore nasca o cresca, o che semplicemente non avvizzisca come un cazzo moscio dopo una sveltina degna di Bip-bip. Mi sono rotto di essere il vostro Willy Coyote con cui giocare alla sodomia. Mi sono rotto di essere la culla dei vostri piselli e dei vostri cuori in attesa di qualcosa di meno difficile, di una bella passera facile. Sono stufo di imprese sentimentali che equivalgono a scalare una montagna innevata per raccogliere un granello di sabbia che poi si confonde nel ghiaccio e alla fine torna a valle, dov’è sempre stato, nella vostra coscienza arida come il deserto. Troppe volte mi sono messo a nudo davanti a voi, troppe volte mi sono preso il rischio e vi ho dato la possibilità di ferirmi, esponendomi ai vostri colpi usa e getta, sperando di essere accarezzato con una rosa o con un bacio.<br />
Certo, forse sarà anche un po’ colpa mia, se sono così sfondato, se ora non ho più neanche la forza di aprirmi con un ramoscello di prezzemolo, che si sa, quello si infila sempre da tutte le parti. Quel puttanone del prezzemolo. Io vi ho trattati tutti come il prezzemolo, come puttane che pagavo con il dolore per una nuvola di calore, amore, facendovi entrare nei miei segreti, aprendo la mia anima al più piccolo sfioramento, ad ogni piccolo accenno, ad ogni falsa attenzione o vana speranza.<br />
Bene, adesso <strong>potete andarvene vaffanculo da un’altra parte</strong>, perché qui non c’è più niente da toccare, potete solo guardarmi mentre mi allontano senza voltarmi, senza voler rivedere la vostra cazzo di faccia, che magari sono anche riuscito ad amare, perché <strong>di stronzi in vita mia ne ho già incontrati abbastanza</strong>.</p>
<p><em>Perdonategli il linguaggio scurrile, d’altra parte è sempre un culo.</em><br />
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		<title>Amami, bastardo!</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 10:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore e altri demoni]]></category>
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		<description><![CDATA[Un articolo comparso ieri su corriere.it riporta le conclusioni di uno studio scientifico che spiega (o almeno ci prova) uno dei GRANDI PERCHE&#8217; delle donne, ovvero: perchè alle donne piacciono i bastardi? Ecco un breve riassunto della spiegazione, e la mia spiegazione: &#8220;Una triade di caratteristiche psicologiche negative come il narcisismo ossessivo, l&#8217;alta impulsività e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un <a href="http://www.corriere.it/salute/08_giugno_19/cattivi_seduttori_74deb742-3df0-11dd-9c4b-00144f02aabc.shtml">articolo </a>comparso ieri su <em>corriere.it</em> riporta le conclusioni di uno studio scientifico che spiega (o almeno ci prova) uno dei GRANDI PERCHE&#8217; delle donne, ovvero: <strong>perchè alle donne piacciono i bastardi</strong>?</p>
<p>Ecco un breve riassunto della spiegazione, e la mia spiegazione:</p>
<p>&#8220;Una triade di caratteristiche psicologiche negative come il <strong>narcisismo </strong>ossessivo, l&#8217;alta <strong>impulsività </strong>e l&#8217;abilità nell&#8217;essere <strong>manipolatori </strong>e <strong>machiavellici </strong>renderebbe gli uomini stile James Bond fortemente <strong>affascinanti </strong>[...]&#8221;</p>
<p><strong>Narcisista</strong>: non è tanto vanitoso, ma <strong>sicuro di sè</strong>, <strong>consapevole</strong>, non ha il minimo dubbio sul fatto che è vale (e non usa l&#8217;Oreal).</p>
<p><strong>Impulsivo</strong>: &#8220;segue il suo cuore, l&#8217;istinto, l&#8217;emozione del momento&#8230;oddio che cosa romantica.&#8221; Un misto tra l&#8217;avventura del vivere alla gionata, e la passione che infiamma le lenzuola. Inoltre questo aspetto ci dà l&#8217;impressione che sappia prendere la decisione giusta al momento giusto, di essere un uomo di polso.</p>
<p><strong>Manipolatore e machiavellico</strong>: &#8220;mamma mia quan&#8217;è intelligente, ottiene sempre quello che vuole perchè LUI PUO&#8217;, lui sa come fare. Un uomo un uomo di successo, che anche quando sta perdendo riesce a volgere la situazione in proprio favore.&#8221; Questo trasmette sicurezza e protezione.</p>
<p>&#8220;[...] James Bond è quello che meglio rappresenta questo tipo di persona, perché racchiude in sé tutti e tre i tratti psicologici negativi: «Egli è chiaramente <strong>antipatico</strong>, ma è molto <strong>estroverso</strong>, ha un&#8217;estrema <strong>curiosità</strong>, <em>uccide le persone e ha sempre tante donne</em>» conferma Jonason. Lo stesso studioso afferma che le persone che nella vita reale sono simili a James Bond, seducendo una donna dopo l&#8217;altra, avranno un&#8217;<strong>intensa vita sessuale</strong> e naturalmente avranno più possibilità di avere figli. Tuttavia, date le loro caratteristiche negative, sfuggiranno sempre all&#8217;idea di diventare padri.&#8221;</p>
<p><strong>Antipatico</strong>: &#8220;è incompreso, ma allo stesso tempo è talmente sicuro di sé, anticonformista e ribelle e spontaneo&#8230;che mi sta simpatico.&#8221;</p>
<p><strong>Estroverso</strong> e <strong>curioso</strong>: &#8220;è brillante, ha passioni e interessi, sa mischiarsi con il mondo e vivere intensamente.&#8221; E&#8217; la promessa di una relazione senza noia.</p>
<p><em>Uccide le persone e ha sempre tante donne</em>:ha POTERE.</p>
<p>Ha <strong>intensa vita sessuale</strong>: &#8220;è un&#8217;amante esperto e mi farà godere tantissimo.&#8221; Se ha avuto tante donne, ci sarà un perchè.</p>
<p><strong></strong>&#8220;[...] gli uomini che possiedono questi tre tratti psicologici negativi hanno più possibilità di accoppiarsi» afferma Schmitt. «E di riuscire ad avere tante <strong>brevi relazioni con diverse donne</strong>».&#8221;</p>
<p>A tutta questa scienza, forse, manca però la giusta dose di collante umano: le donne non si innamorano dei <em>bastardi </em>perchè sono stupide (o forse in questo caso sì?) e si lasciano sedurre, permettendo a questi uomini di sconvolgere le loro vite come tornadi di fascino e belle parole. Le motivazioni, credo, siano più profonde.</p>
<p>Innanzi tutto, le donne <strong>non </strong><em>si lasciano</em> sedurre dal <em>bastardo</em>, perchè <strong>il <em>bastardo</em>, quello vero, non cerca di sedurle</strong>, semplicemente perchè non ne ha bisogno. In altre parole, <strong>non gliene frega niente</strong>. Anche senza donna, senza conferme, lui è a posto lo stesso. Se il <em>bastardo </em>sceglie una <em>vittima</em>, spesso è solo un&#8217;<strong>illusione</strong>. Il <em>bastardo </em>flirta per <strong>divertimento</strong>, e, appunto, per <strong>narcisismo</strong>. Ma essendo perfettamente consapevole di sé stesso e del proprio fascino, derivato da plurimi successi consecutivi, il <em>bastardo consolidato</em> è relativamente <strong>indifferente </strong>in merito alla persona che si trova di fronte.</p>
<p>E qui arriviamo al punto focale della questione. Quello che attrae inevitabilmente una donna verso il <em>bastardo</em>, come una pera che cade al suolo grazie alla forza di gravità, è proprio il fatto che a lui non gliene freghi niente: LUI sta rivolgendo delle attenzioni proprio a TE, e questo, ti fa sentire <strong>SPECIALE</strong>. A volte scatta un&#8217;istinto di salvifica redenzione da parte della <em>donna crociata delle cause perse</em>, che finalmente riuscirà a trasformare, a <strong>cambiare il <em>bastardo</em></strong><em>; </em>in altri casi è il sogno di essere la sua donna, la donna della sua vita: <strong>quella che lo farà innamorare DAVVERO</strong> e con cui vivrà il folle amore eterno, perchè è lei e solo lei, l&#8217;unica, l&#8217;eterna, indimenticabile. Quella che gli farà perdere la testa, come lui ha fatto con noi, secondo l&#8217;antica legge del taglione (che fa rima con un&#8217;altra bella parola). Spesso i due casi si compenetrano, e ci regalano una <em>doppia inculata esistenziale</em>.</p>
<p>Entrambe queste condizioni, si verificano ( e con questo dichiaro di non esserne assolutamente esente) per una <strong>mancanza di autostima o di consapevolezza</strong> su chi siamo, cosa vogliamo, e come vogliamo vivere, che ci spinge a <strong>ricercare l&#8217;amore</strong>, non quello che si prova verso un&#8217;altra persona, ma quello che bisognerebbe verso se stessi, <strong>al di di fuori di noi</strong>. E finchè ricercheremo la causa della nostra felicità in qualcosa di esterno, saremo sempre più instabili di un atomo di uranio. Ci lasceremo sconvolgere, piegare, snaturare, <em>disposte a tutto</em> pur di&#8230;<strong>sentirci amate</strong>, perchè noi non ci amiamo. <strong>Questo tipo di amore, dipendente, bisognoso, querulo, non porta verso una relazione FELICE</strong>.</p>
<p>E lo stesso discorso vale più o meno per gli uomini e le femme fatale. Spesso non si desidera essere felici nella propria vita, nonostante tutti i <em>se </em>e i <em>ma </em>che ci possono capitare, ma <em><strong>avere </strong></em>un uomo o una donna (cioè&#8230;AVERE! come se una PERSONA fosse una COSA). Perchè questa è la conferma che vogliamo, per credere di essere persone degne, di valore, per credere che la nostra vita sia <em>worthy</em>.</p>
<p><strong>Vi sembra normale? Vi sembra sensato?</strong></p>
<p>Mi balza tra le dita una frase di Closer: &#8220;Lei non ha <strong>bisogno </strong>di me.&#8221;</p>
<p>Una relazione d&#8217;<strong>amore vero </strong>può esistere solo tra <strong>persone indipendenti</strong>, <strong>mature</strong>, e <strong>sincere</strong>. Allora non ci sarà <em>bastardo </em>o <em>femme fatal</em>e che tenga.<br />
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		<title>Sono stufa degli uomini senza palle</title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2008 22:30:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Hai sentito questo crack? Erano le mie ovaie che si rompevano. Solo guardando i tag di questo post si dovrebbe capire qual è il mio stato d&#8217;animo. Io che non l&#8217;ho mai chiamato stronzo o bastardo neanche nei momenti peggiori, quando la sua mancanza era come un coltello rovente che girava nella carne, senza alcuna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hai sentito questo <strong>crack</strong>? Erano le mie ovaie che si rompevano.</p>
<p>Solo guardando i tag di questo post si dovrebbe capire qual è il mio stato d&#8217;animo. Io che non l&#8217;ho mai chiamato stronzo o bastardo neanche nei momenti peggiori, quando la sua mancanza era come un coltello rovente che girava nella carne, senza alcuna possibilità di assoluzione. Senza nessuno sconto alla mia pena.</p>
<p>Ecco, prendete questo stato d&#8217;animo, ed elevatelo al cubo, anzi, no, estendetelo all&#8217;infinito. Perchè la <strong>rabbia</strong> sorda che sento in questo momento può essere espressa solo con il mutismo meccanico della tastiera.</p>
<p>Perchè potrei sfasciargli il cranio solo con un urlo. Ne basterebbe uno solo. Uno. Solo. <strong>Vaffanculo</strong>.</p>
<p><strong>VAFFANCULO.</strong></p>
<p>Perchè voi lo sappiate, questo post è rimasto nelle bozze per circa 5 mesi, prima che continuassi a scriverlo. Credo di averlo iniziato dopo una conversazione simile a quella di stasera, ma forse il dolore pulsava ancora troppo, e schiacciava la rabbia. E, ancora una volta, come ho sempre fatto con lui (sbagliando), ho lasciato perdere. L&#8217;ho lasciato fare e disfare. Ho disegnato un cuore con le matite colorate, e quando ci siamo lasciati, glie&#8217;ho consegnato, perchè lui lo conservasse in un cassetto, perchè sapesse che il mio cuore era suo, che io ero sua. L&#8217;ho fatto davvero. L&#8217;ho fatto, cazzo. L&#8217;ho fatto e l&#8217;ho amato oltre ogni ragionevole limite. E non me ne pento, nè lo rimpiango. E&#8217; stata una storia importante, la più importante, è stata bella. Perchè è stata vera, intensa, e me la sono vissuta. Perchè l&#8217;ho scelta. O <strong>forse il mio cuore l&#8217;ha scelta per me</strong>.</p>
<p><strong>Ma sono delusa e schifata</strong> dal fatto che un anno e mezzo di vita insieme non abbiamo costruito niente di niente, e non siamo in grado (soprattutto lui) di comunicare in modo sincero. Tutto si è sgretolato sotto la <strong>paura</strong>, sotto il peso delle <strong>barriere </strong>e delle <strong>maschere.</strong> Sotto l&#8217;incapacità di <strong>amare se stessi</strong>, e di <strong>voler essere felici</strong>.</p>
<p>E&#8217; vero, non era l&#8217;uomo della mia vita &#8211; perchè l&#8217;uomo della mia vita mi AMA &#8211; ma gli voglio bene, e francamente mi rattrista tutto questo. Mi rattrisita quello che sento, e come stanno andando a finire le cose.</p>
<p>Ma sono stanca di tutte le cazzate. Di tutte le domande e di tutte le risposte. Mi sono frantumata per amarti, mi sono rimessa insieme con le mie manine. Almeno abbi il <strong>rispetto</strong> per quello che c&#8217;è stato, per i tuoi sentimenti che forse meritano di essere espressi in una forma meno molesta e dolorosa, e per il fatto che FORSE anche io ne provo, ogni tanto: sono felice, triste, mi incazzo, sorrido, soffro. La tua <strong>telefonata</strong> di stasera è stato <strong>uno sputo in faccia</strong>, non tanto per quello che mi hai detto e le parole, comunque discutibili che hai usato, ma perchè, ancora una volta, non hai abbassato la tua collezione di <strong>maschere</strong>, nemmeno con me. Ancora una volta non ti sei lasciato andare, ancora una volta non sei stato <em><strong>nudo</strong></em>, come lo sono io con te, sola, con il cuore in mano. E io scema che ti ho anche dato corda, che comunque, non mi sono rivestita. <strong>Ancora una volta</strong>.</p>
<p>Ho sofferto quando mi hai lasciata. Ma ora non sei più il mio vento e io non sono più la tua bandierina che si muove quando ti tira, e nemmeno quella che ti avvolge e ti riscalda, e nemmeno quella che ride a tutte le tue battute stronze e che ti fa ridere. Non sono più quella che ingoia la tua sborra e la tua merda. L&#8217;hai scelto tu. Hai fatto le tue scelte. E adesso prenditene la responsabilità. Il rischio che ti sei preso lasciandomi, è stato quello di perdermi. <strong>Adesso è troppo tardi</strong>. In sei mesi le cose possono cambiare. E adesso è troppo tardi. E non perchè sono orgogliosa, ma perchè <strong>non ti amo più</strong>. Non puoi pretendere che io ti accolga a braccia e gambe aperte, come se non fosse successo niente, come se il tempo non fosse passato, come se la vita si fosse cristallizzata nel tuo piccolo mondo egoista, dove mi lasciavi per farti i cazzi tuoi per 6 mesi, perchè ti ero scomoda, salvo poi cercare di riprendermi (per chissà quanto poi? un mese, una scopata? sempre?) quando ti senti solo e sfigato, perchè alla fine ti facevo stare bene. E grazie al cazzo. Ti amavo.</p>
<p>In sei mesi ho capito che voglio stare con <strong>una persona diversa</strong>, non migliore o peggiore. Solo che non sei tu. E questa non è una presa di posizione, ma l&#8217;effetto di tutto. Del mio, del tuo, del nostro. Da quando ci siamo conosciuti, fino a questo preciso istante. E se è andata così non è colpa di nessuno. E&#8217; la vita, succede.</p>
<p><strong>E fa male</strong>.</p>
<p>Adesso non so molto. Sono un caleidoscopio di cocci rotti e impastati.</p>
<p>So solo che <strong>sono stufa degli uomini senza palle</strong>, che non hanno il coraggio di essere se stessi, di prendersi la responsabilità delle proprie azioni e del proprio cuore, che non hanno il coraggio di rischiare e lasciarsi andare nella loro cazzo di vita nemmeno una merdosissima volta. Sono stufa di quelli che devono cercare di ferirti solo perchè hanno paura di essere feriti e che non riescono ad avere una relazione sincera in cui non si tenti &#8211;  anche inconsapevolmente &#8211; di ricavare risposte di egoistico benessere immediato, fottendose della persona che si ha di fronte.</p>
<p><strong>Sono stanca dei paraculi</strong> che rigirano le frittate come grandi chef della menzogna, e anche di quelli che adducono scuse labili come il mascara di una puttana solo per non guardare in faccia la realtà, e accettare fatti, impulsi, sentimenti ed emozioni.</p>
<p><strong>Sono stanca di essere trattata come una bambola</strong> a cui mutilare il cuore, la figa o il cervello, come un gingillo onnipresente nel momento del bisogno, come un giocattolo di gomma, di cui poter abusare liberamente, che tanto non si rompe mai.</p>
<p><strong>Perchè stavolta mi sono davvero rotta</strong>.</p>
<p><strong>P.S</strong>: onde evitare inutili proteste, <strong>NON penso che TUTTI GLI UOMINI siano senza palle. DAVVERO.</strong><br />
Mi spiace per voi, che vi siete sorbiti il mio sclero. <strong>Scrivere è terapeutico.</strong><br />
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		<title>Senza scampo &#8211; fine</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 22:18:10 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ha finito, Destiny si appoggia alla pala ansimando, e piccole gocce indistinte di lacrime e sudore bagnano il deserto ai suoi piedi. Poi prende il pannello di legno scarabocchiato di ossa nere e lo conficca con un grido disumano nel terreno. Poi se ne va, lasciando sopra la fossa solo questo post it mortuario che dice: “Herbert Miller. Suicida.”<br />
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		<title>Senza scampo &#8211; parte XV</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 22:17:18 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Riapro gli occhi e vedo Destiny sopra di me, in mezzo al cielo terso, con il suo cappello a falda larga e gli occhiali neri. Impugna la pala, respira forte e si asciuga la fronte con un angolo di sottoveste, lasciandomi vedere la pelle della sua pancia tonda e nuda per la prima e l’ultima volta. Scompare per un attimo, poi riappare a tratti, attraverso i piccoli soffi di terra che iniziano a ricoprire il mio corpo. Questo sciabordio di polvere e cenere mi sembra quasi una benedizione, l’unica via di scampo, l’unica via di uscita da una vita di errori eternamente reiterati. Non cerco più di scappare, non urlo, non mi dimeno. Giusto per essere coerente fino in fondo, non smetto di sorridere e penso a quando riemergerò da questa mia fagocitazione, da questo mio sprofondare nella merda delle mie viscere e chiudo gli occhi, cercando di andare oltre la mia paura di finire qui e oltre il mio futuro di decomposizione, di re-immissione nel circolo naturale sotto forma di cibo per verbi. Sento  la leggerezza la terra che mi riempie la bocca, il naso, i polmoni. Sento il ruvido della terra che rende i miei occhi ciechi, che infetta le mie ferite e mi graffia la pelle. Sento il peso della terra che mi schiaccia il costato, sento il rumore della pala diventare ovattata e sempre più lontana da me. Ma io aspetto paziente nella mia scatola nera, pronto a registrare gli ultimi battiti, perché, come ha detto Destiny, è il risultato di una legge fisica incontestabile.<br />
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		<title>Senza scampo &#8211; parte XIV</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 21:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Destiny riprende la vanga, riprende a scavare, riprende a mugugnare una canzone passata di moda. Di tanto in tanto si gira a guardare Herbert da dietro le lenti scure, per controllare che non si svegli, o forse per assicurarsi che non crepi troppo in fretta. Poi torna di nuovo a spalare, infilando la testa rossa in quella cicatrice di deserto, accumulando terra sterile dietro di se.<br />
Destiny si avvicina ad Herbert, gli toglie il collare e gli inietta un liquido ambrato nella giugulare. Poi gli slega le braccia lentamente, lo sistema per terra a faccia in su e gli incrocia le otto dita sul petto, con i panni insanguinati ad impacchettarlo per la sua arida festa d’addio. Raccoglie i pollici di Herbert, li infiza con un ferro arrugginito e va a sedersi vicino a quel che resta del fuoco, poi spruzza un po’ di benzina sulle braci e lascia cuocere i moncherini, appoggiando gli spiedi a un sasso sotto cui sta dormendo un serpente. Quando la carne si è carbonizzata e aderisce alle ossa, li prende e inizia a sfregarli con foga su un pannello di legno rotto, che traballa appoggiato sulle sue ginocchia. Poi trascina per i piedi il corpo molle e sporco di Herbert e con un calcio lo fa cadere nella fossa.<br />
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		<title>Senza scampo &#8211; parte XIII</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Feb 2008 09:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Un colpo metallico mi sveglia e vedo Destiny davanti a me, vestita con solo con una sottoveste di raso nero e un cappello a falda larga. Le spalline ricadono come briglie sciolte sulla sua schiena sudata che si curva e riemerge sotto il sole del deserto, lanciandosi dietro un piccolo soffio di terra. Vedo il suo mezzobusto che si appoggia a una pala, si asciuga il sudore con un braccio e ricomincia a scavare. Poi lei parla, cercando di combattere con la voce la decina abbondante di metri che si separano, e, come se mi avesse visto aprire gli occhi, come se riuscisse a leggere nella mia mente che in quel momento pensa: “perché diavolo sono qui?”, lei risponde:“ è una domanda retorica.” dice, alzando gli occhiali da sole sopra la testa, guardandomi dai suoi occhi violacei. “Avresti potuto evitare tutto questo, ma sei troppo stupido. Herbert perché mi costringi a farlo?” e il suo viso si contrae in una smorfia di sadico cordoglio che vedo anche dalla mia gogna: “sei solo uno stupido idiota, ecco cosa sei”, e si rimette a scavare.<br />
“lo dici solo perché ti sei fatta fregare, solo perché non ti amo” dico senza pensarci troppo, ancora intontito dal colpo, dal sole, dalla sete. Lei si blocca, di nuovo come quella volta davanti alla roulotte, ma il suo sguardo è diverso, più liquido e più grande di allora, come quello della madre di un omicida, e urla, ancora più forte di allora, lascia cadere la pala e si avventa verso di me, sbracciandosi per ribaltare i cassetti delle mie viscere: “Tu devi amarmi! Hai capito tu devi amarmi, perché se ci siamo incontrati è solo perché era inevitabile che accadesse, perché è il risultato di tutti i se e i ma che sono successi invece di non accadere. Prima lo capisci meglio sarà per te! Tu devi amarmi perché sei tu che mi hai fatta così!”<br />
“Ma io non ti amo! Hai capito? Io non ti amo!!!!”. Le sbraito in faccia queste sillabe felpate con la bocca secca e impastata, protendendomi in avanti tanto che il collare metallico quasi mi taglia la gola. E lei mi molla uno schiaffo che mi sporca di polvere, di male, di tutto il marcio che c’è in lei e in me e che mi fa girare la faccia. Poi, mentre respira forte, mentre la mongolfiera che ha al posto della pancia fa su e giù, mi sputa in faccia la sua sentenza:<br />
“Allora sarà peggio per te! Bastardo testa di cazzo è colpa tua! È colpa tua!” e punta il ditino magro e scheggiato di smalto: “E non avere il coraggio di dire che non te la sei andata a cercare. Io non vorrei, non vorrei, ma sei tu che me lo fai fare! Sei, tu che mi hai fatto fare tutto questo!ma è così! è il risultato di una legge fisica incontestabile e io devo farlo, Dio! Ma perché?! Perché!?”<br />
Poi si avvicina le mani al volto. Toglie e rimette gli occhiali. Ora anche lei è porca di terra, e piange, e trema, e tira su col naso quel poco di sangue freddo nebulizzato che riesce ad inalare attraverso le narici impolverate. Si gira e mi mostra la sua acconciatura sfatta di boccoli rossi e forcine sottili. Io la guardo, ma ancora non ho davvero paura, ancora non ho davvero capito quello che sta per fare. Spero ancora che tutto sia solo uno spettacolo di marionette, di buffoni, una sceneggiata alla “via col vento”.<br />
Destiny va verso la macchina e prende la borsa, poi mi avvicina un barattolo di vernice vuoto con un calcio, facendolo rotolare di fianco a me. Lo raddrizza di nuovo, mettendolo in verticale e sfila una mannaia d’acciaio dalla borsa. Poi china la testa arruffata e dice: “dammi le mani, dammi le mani cazzo!” e lei le prende con uno strattone. Mi torce fino a che non mi ha girato con le mani sul tappo del barattolo, finchè non ha vinto la mia debole e fiacca resistenza. Mi stringe le braccia legate tra le gambe nude e sudate e, tornata la cara sadica Destiny di un tempo, dice: “Vediamo se sai soffrire bene come scappi, vediamo se sai soffrire bene quanto me”. Io la guardo con gli occhi che mi saltano dal cranio, con il cuore che mi sfonda lo sterno e con una voce più acuta del solito dico: “Che cazzo vuoi fare Des? Cazzo Destiny ma tu sei pazza! Sei proprio una fottuta puttana pazza! Vuoi che ti sposi? E va bene ti sposo ma non fare stronzate ok? Cazzo Des ti prego!”<br />
La sento tremare attorno a me tanto che i suoi contorni si sfuocano, la sento gridare al cielo. Poi il movimento del suo braccio, sento la lama che fischia, chiudo gli occhi, e il mio urlo straziato squarcia l’aria di rosso quando i miei due pollici cadono a terra.<br />
“Le mie mani! Le mie mani! Che cazzo hai fatto Des!? che cazzo hai fatto?! Sei una schifosa troia, sei solo una schifosa, patetica, troia. Perché? Perché?”. E per la prima volta nella mia vita inizio davvero a piangere, scosso dai singulti e dal dolore che mi dilania. Quasi sembro lei che piange, quasi sembro lei che soffre e scalcia nell’aria, in questo mio contorcermi atroce tra le catene. Ma questo dolore è più dentro che fuori: è il dolore della mia anima spolpata e io non lo capisco.<br />
“Perché? Perché i pollici Des? perché?”<br />
Destiny risponde, di nuovo impassibile e spietatamente calma: “perché sono ciò che ci distingue dalle bestie, e tu non puoi essere chiamato uomo.”<br />
Poi si allontana, va dietro la macchina e quando torna ha in mano un panno bianco e gocciolante. Dice: “così non morirai dissanguato” e quando lo stringe attorno alle mie mani monche sento la carne che si cuoce e sfrigola nell’alcol e mi sembra di impazzire.  Lei mi osserva mentre mi accartoccio su me stesso digrignando i denti e dice: “sarebbe una fine troppo bella per un pezzo di merda come te”.<br />
Senza più vedere niente per le lacrime, il sangue, il dolore, o forse perché mi sembra di svenire le chiedo:<br />
“Quando nascerà?<br />
“Quando lo vorrai”<br />
“E se io non lo volessi?”<br />
“Allora non nascerà mai”<br />
Quando la sua lingua batte quell’ultima sillaba, io perdo i sensi e mi affloscio tra le catene come una pianta appassita, perché ho capito, e anche lei se ne va, accarezzandosi tristemente il ventre, perché ha capito.<br />
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		<title>Senza scampo &#8211; parte XII</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 20:03:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Ancora” urla Destiny sopra di me, mentre fa su e giù sopra di me, mentre gode sopra di me. Piccole gocce di sudore stillano dai suoi capezzoli e la coda di capelli rossi e scuri le frusta la schiena come un gatto a nove code; io sento la sua figa che mi si contrae attorno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Ancora” urla Destiny sopra di me, mentre fa su e giù sopra di me, mentre gode sopra di me. Piccole gocce di sudore stillano dai suoi capezzoli e la coda di capelli rossi e scuri le frusta la schiena come un gatto a nove code; io sento la sua figa che mi si contrae attorno, che mi avvolge e mi risucchia dentro la sua follia di spasmi e movimenti pelvici. Ha gli occhi rivoltati all’indietro, e mi tiene i polsi bloccati e uniti sopra la testa: mi domina, mi monta, mi scopa. Io  cerco di sgropparla, di infilarglielo ancora più in fondo sollevando il bacino di colpo, e lei urla, sbalzata dal piacere, muovendosi sempre più forte, sempre più velocemente. Si morde le labbra, e continuando a cavalcarmi ordina “dimmi che ami dimmi che mi ami cazzo”. La sua voce esce a scatti come da una bambola parlante con gli ingranaggi rotti e io che davvero non riesco a pensare più a niente le vengo dentro e urlo “sì ti amo ti amo cazzo se ti amo”, facendo venire anche lei, come se si facesse scopare da un gruppo di consonanti. Lei si accascia sfiancata dall’orgasmo, io la sollevo un attimo e mi sfilo dalle sue gambe. Mi rivesto in fretta, a fianco del letto, cerco di fare finta che non sia successo quello che è successo, prego tutte le divinità in cui non credo e le dico: “ti chiamo io”. Lei annuisce ancora stonata dalle endorfine, io apro la porta e cado nel buio. A quel punto mi sveglio, sudato e ansimante, accendo di scatto la luce e rimango immobile a sentire i suoi respiri che non ci sono. Controllo fuori da tutte le finestre quasi con la speranza di vedere quella sua sagoma da dea della fertilità, ma lei non c’è. Infilo un occhio nello spioncino, e mi aspetto di trovarlo accecato dalla canna di una pistola pronta a far fuoco. Ma non c’è niente. E io rimango lì immobile per ore, sicuro che prima o poi lei arriverà. Ma lei non arriva mai. Dopo che le gambe hanno iniziato a formicolare, dopo che mi sono venuti i crampi, dopo che mi sono convinto che lei mi prenderà quando ormai avrò smesso di aspettarla, vado in bagno continuando ad aspettarla per paura di far avverare questa profezia paranoica. Mi lavo la faccia con l’acqua arrugginita del motel di turno e allora la vedo: riflessa nello specchio di fronte a me, come se fosse un altro lato di me, vedo Destiny anche se so che sono solo io. Vedo me stesso con il ventre tumefatto, gravido di mostri e incubi, che ululano e mi slabbrano la pelle cercando di uscire. Io muoio in un lago di sangue e urla e lei, Destiny, mio angelo persecutore, mi guarda rantolare e getta sale grosso sulle mie ferite. La sento ancora dietro di me, sento ancora i suoi respiri umidi sul collo e le sue braccia bianche che mi incatenano a lei con un lucchetto senza serratura. E in tutte le città, in tutti i paesini anonimi in cui mi fermo tutte le donne assomigliano a lei. Tutte potrebbero essere lei travestite da se stesse. E mentre giro nei supermercati, per le strade, nei parchi e negli uffici le vedo, queste femmine tutte uguali, con quegli sguardi fotocopiati, che cercano di bucarmi la coscienza con i loro pancioni sagomati di vita. Ma io scappo, abbasso lo sguardo e accelero il passo davanti a questi mostri di amore morboso e infetto. Sembrano arieti, sembrano bombe, piaghe, pestilenze, armi chimiche imbottite d’esplosivi e ormoni. Donne, persecuzioni, condanne. Baluardi di una vita stitica, martiri di un focolare spento, vacche cornute che preferiscono essere cornute piuttosto che essere libere. Carcerieri, pene, ergastoli del pene e del testosterone. Catene dell’anima e della giovinezza. Simulacri di una gioia sottovuoto. Donne, stupide, testarde. Mi manca l’aria. Ci sono troppe lei, sempre e dovunque, comunque pronte e sterilizzarmi, soffocarmi, sotterrarmi. Mi sento morire da un momento all’altro. Se sento lo sbattere di un tacco alto, di una risata acuta, di un bacio a schiocco. Ho ancora cinque diversi me stesso ma sono stanco. Sono stanco di scappare. Ho solo voglia di sparire, di mollare, di finire.  Non ho voglia di diventare qualcun altro, vorrei solo poter ritornare ad essere nessuno. Il Nessuno di tutte, e non l’Herbert di Destiny. Herbert e la sua Destiny. È così che lei vorrebbe sentir dire. È così che vorrebbe che fossi, l’appendice delle sue mammelle gonfie, l’uomo che solo lei è riuscita a legare, ad ammaestrare e a castrare con un’unica biologica mossa. Vuole sfoggiarmi come un trofeo. “ciao, sono Destiny e questo è Herbert, il cazzo imbalsamato che porto sempre con me”. Lei l’ha fatto apposta. Tutte le volte che mi chiedeva “mi ami?” con quei suoi occhi traditori, meschini, perfidi, malvagi, crudeli e rivestiti di glassa, di amplessi, di sesso. Tutte le volte che mi diceva: “promettimi che ti prenderai cura di me” e io le rispondevo “certo”. Ma lei lo sapeva che non me ne fregava niente, che mi faceva semplicemente comodo. Lo sapeva benissimo che io volevo soltanto fotterla. Io non l’ho mai amata. Io non amo nessuno. Ma lei ha passato tutto il tempo a raccogliere prove contro di me, ad estorcere dichiarazioni sotto tortura della sua lingua, delle sue mani e della sua figa, per  tessere la sua schifosa trama, il suo lurido piano per fottermi, per legarmi a lei con questo suo maledetto bisogno di essere amata, di essere scopata. Ma non ha funzionato, doveva trovarmi un’ancora più pesante che mi facesse rimanere ancora con lei, per sempre con lei. Sì, sembra proprio che abbia fatto apposta a rimanere incinta, a fare questo bambino, questo giocattolo di carne usato come esca. Potrebbe anche aver preso il mio sperma da un profilattico ed esserselo impianto da sola. E poi non è detto che quella volta sia rimasta incinta. Io non lo so, quindi c’è la possibilità che sia così. Potrebbe essersi inventata tutto e aver noleggiato uno dei costumi da donna incinta al magazzino di John. Hanno cospirato contro di me, si sono messi d’accordo per farmi fuori. Ecco perché John sapeva che mi dovevo nascondere. Ecco perché lei ha saputo dov’ero, e chi ero, ogni volta. Non è colpa mia, non è mai stata colpa mia. Io non ho mai voluto niente di tutto questo ma ora non mi importa più. Avrebbe potuto trovare una soluzione. A come Aborto, A come Abbandono, A come Amnesia. Ma quella puttana stronza ha scelto A come ammazzare, ha scelto A come ammazzare me in tutto quello che sono. Davvero ora non mi importa se è veramente incinta: mi ha già fatto tutto il male che poteva farmi. Da quasi due mesi sto nello stesso posto, ma alla fine anche qui sembra come un miscuglio dei cento posti diversi in cui sono stato. Se guardo intorno a me ci sono sempre le stesse tapparelle abbassate, gli stessi abiti logori e sporchi, le stesse facce di plastica per le strade in questo buco di culo di mondo. Non scopo più, non mi sballo più, non esco praticamente più, eccetto per andare a leggere il giornale alla tavola calda, dove mi conoscono come Jim-moustache, perché porto baffi che non ho, perché nessun’altro a parte Destiny possa sapere chi sono e venire a cercarmi. Impacchettato nel mio nuovo abito di sofferenza su misura, aspetto solo che lei venga a prendermi e la faccia finita con questa storia di inesistenti responsabilità rimandate al mittente. Non sono più Carl il motociclista, o Archie lo studente viaggiatore. Sono solo Herbert il perseguitato, Herbert il rassegnato. Herbert lo sconfitto. Nel buio della mia camera penso solo due parole: “sbrigati puttana” e attendo di sentire il colpo, quell’unico, assordante colpo, che mi dirà che è finita.<br />
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		<title>senza scampo &#8211; parte XI</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Feb 2008 20:53:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“Destiny perché stai facendo tutto questo? Perché io? Perché mi hai voluto?”. Lei mi guarda, incorniciata dalle fiamme, con le braccia sui fianchi rotondi come se fosse un vaso di terracotta e dice: “perché tu non mi ha voluta, allora? Perchè sei scappato? Perché non ti sei mai fermato ad ascoltare quello che avevo da dire?”. “Des, cazzo, ma tu mi volevi uccidere! Io sono dovuto scappare! Io non ho avuto scelta!”.  Lei mi dà le spalle, e sta in silenzio, disegnando cerchi con i piedi. Poi si gira, viene verso di me, e il calcio della sua pistola mi colpisce in testa. Mi guarda afflosciato a terra e dice: “potevi scegliere anche allora, ma hai sbagliato ancora.”<br />
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		<title>senza scampo &#8211; parte X</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2008 20:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono sceso dal pullman senza meta da neanche tre ore, mi trovo a Tucston, Arizona e sono ancora un motociclista. Entro in un fast food per ingoiare qualcosa, e mentre la cassiera in uniforme gialla e blu mi dà il resto, i miei timpani sono battuti da un “si sente bene signora?” premuroso e perbene. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sceso dal pullman senza meta da neanche tre ore, mi trovo a Tucston, Arizona e sono ancora un motociclista. Entro in un fast food per ingoiare qualcosa, e mentre la cassiera in uniforme gialla e blu mi dà il resto, i miei timpani sono battuti da un “si sente bene signora?” premuroso e perbene. Io mi giro e vedo Destiny che si asciuga la bocca sporca di vomito con una mano, e mi guarda pronta a scattare verso di me per mangiarmi vivo con pochi e feroci morsi. Un capannello di gente le si forma intorno e la cassiera dice “della segatura nell’area tavoli 5 per favore”, lei rialza la testa rossa di collera, mugugna un “sto bene” impastato e acido e tenta di scansare la selva di amorevoli braccia che la stringe. Si guarda intorno per cercarmi, allungando il collo ingioiellato di paccottiglia, ma io sono già uscito senza lei potesse vedermi, nascosto dalla mandria di teste di cazzo che per mia fortuna hanno inconsapevolmente deciso di aiutarmi. Torno alla stazione degli autobus, e tento di nuovo la fortuna.<br />
Sono un uomo con la sindrome di Peter Pan ad Atlanta e Destiny mi insegue per le strade mentre faccio consegne a domicilio di menù ipocalorici, e riuscirebbe a prendermi se un tizio di Scientology non la fermasse per chiederle: “signorina lei è felice?” e notando che evidentemente non lo è, con la pancia prominente fasciata in un abito scadente e strappato, e che evidentemente è anche molto arrabbiata, con il trucco sciolto dal sole che le cola da sotto gli occhiali e la bocca digrignata, lui cerca disperatamente di trattenerla per infarcirle la testa di stronzate, e lei cerca disperatamente di andarsene, mentre io mi sono già disperatamente nascosto nel cestello di una lavatrice a gettoni.<br />
Sono un surfista a San Diego e sto guardando uno spettacolo all’acquario con la mia nuova ragazza monodose e la vedo, dall’altra parte della vasca, vestita di velluto nero tra una folla di famigliole in t-shirt e bermuda variopinti. Quando le orche assassine saltano, spalancando le grandi bocche aguzze io ho l’incontenibile impellenza di andare in bagno e poi a comprare una confezione di carne in scatola in un drug- store fuori città.<br />
Sono un magnate del petrolio a Dallas e sto ritirando uno dei miei ultimi sussidi di disoccupazione e lei è dietro lo sportello con cappello da cow-boy statale. Sono un commercialista a Boston e sto guardando un incontro di boxe e lei sgambetta coperta di lustrini con il cartello dell’ultimo round; sono un jazzista bianco a New Orleans e sto guardando uno spogliarello e dietro il culo in cui sto per infilare una banconota da 5 ci sono la pancia gravida, il sorriso rotto e le lenti scure di Destiny. Sono me stesso a Denver, chiuso nella stessa camera da giorni, esco a prendere una bottiglia di latte per la colazione e quando torno lei è dentro a rifarmi il letto e mettere fiori sul comodino. La guardo dalla porta, poi mi avvicino in silenzio e la abbraccio da dietro. E lei sente il mio odore e pensa davvero di aver vinto, mi struscia addosso i capelli rossi, duri e laccati nella crestina della divisa e inizia a miagolare come una gatta in calore.  Ma quando le sparo mezza bomboletta di deodorante alla lavanda negli occhi, spruzzandolo da sotto per farlo andare dietro agli occhiali da sole, urla come un’arpia amputata: “Bastardo! Bastardo! Non ci vedo più non ci vedo più! Bastardo figlio di puttana! Non ci vedo più! Torna qui Herbert! Torna qui!”. E io scappo, lasciando la porta aperta dietro di me.<br />
Il mio pollice querulo invade la carreggiata dell’interstatale e un tizio autoabbronzato con un vestito italiano ferma la sua porche carrera. Appoggia il braccio sul volante nero pelle e dice: “sali amico! Dove devi andare?”. Io rispondo: “non importa” e lui sgasa, riparte, e imbocca l’autostrada per Las Vegas. Il tizio, che dice di chiamasi Lesley, mi racconta che sta andando a Las Vegas a cercare moglie, che ha percepito un segno, che sente che questo è il momento giusto. “Per farsi spennare da qualche stronza intelligente, per farsi ingabbiare da qualche medusa imbellettata” penso io. Sorride con i capelli tirati indietro dal vento e dalla velocità e mi dice, urlando contro l’aria che ci sbatte in faccia: “io credo nel destino. E tu? A volte sembra che non siamo noi a trovare le persone, sono loro a trovare noi!”. Io faccio finta di essere d’accordo, e smetto di ascoltarlo anche se lui continua a parlare per tutto il viaggio. Quando iniziamo a vedere le luci dei casinò è quasi l’alba e passiamo di fianco a un motel abbandonato. Si chiama “Motel Escape” e l’insegna gialla lampeggia ancora, balbettando ricordi che non riesco a riordinare. Io. Destiny. Saliva. Sperma. Sangue. Sesso. L’ultima notte, quella notte. Gli dico: “grazie dello strappo amico. Io scendo qui”, e lui prosegue verso la sue felicità turistica marchiata figa. Guardo l’ingresso prefabbricato del motel e penso: “cazzo”, dico “cazzo” e mi accorgo di essere tornato al punto di partenza.<br />
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