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	<title>Sophieboop &#187; Amplessi narrativi</title>
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	<description>Pensieri senza mutandine. Erotismo, sesso ed emozioni senza falsi pudori</description>
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		<title>Selvatica</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 17:09:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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		<description><![CDATA[è così che voglio essere. un odore di carni e sterpaglie, di rovi dolci e frutta. Stretta alla balaustra bianca, il vento mi soffia in faccia, scompigliandomi i capelli, riportando alle narici la gomma e il gasolio che strisciano dalla stiva. Apro la bocca, per cancellarli con l&#8217;aria fresca del mare. È l&#8217;assoluta discrezione del mare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>è così che voglio essere. un odore di carni e sterpaglie, di rovi dolci e frutta.</p>
<p>Stretta alla balaustra bianca, il vento mi soffia in faccia, scompigliandomi i capelli, riportando alle narici la gomma e il gasolio che strisciano dalla stiva. Apro la bocca, per cancellarli con l&#8217;aria fresca del mare.<br />
È l&#8217;assoluta discrezione del mare, che mi rapisce, con le sue correnti sommerse, invisibili, con le sue profondità vertiginose, persino per l&#8217;immaginazione. Chissà quante montagne ci sono, sotto questa nave.<br />
La nave finalmente attracca. L&#8217;ancora scorre sibilando metallo, fino a mordere il fondale con i suoi denti. Poi apre la pancia, per lasciar uscire il suo carico di vacanzieri. Un po&#8217; in festa, un po&#8217; stanchi per l&#8217;alba che hanno salutato, prima della partenza. Guardano l&#8217;orologio. Sì, è già pomeriggio.<br />
E poi vedono la terra, una terra nuova, una terra in cui sembra che anche i vecchi siano sempre li stessi. che non muoia mai nessuno. Che non cambi niente.<br />
Uscendo dalla strada principale tutto cambia all&#8217;improvviso. L&#8217;asfalto si sostituisce con la terra, il correre dei pneumatici con le zampe frenetiche delle cicale. Piante grasse. Scorci di mare. Siamo in un angolo di paradiso.<br />
E il paradiso è quello in cui posso essere selvatica e nuda. Un ecosistema che sprigiona odori nuovi dal mio corpo. Un corpo che a poco a poco muta, si lascia leccare dal sole, trasformare dall&#8217;interno. Un corpo che si lascia danzare, senza più preoccuparsi se gli altri potranno capire com&#8217;è fatto. Cosa c&#8217;è dietro. Dentro.<br />
Dentro la tenda, dietro i cespugli, ci azzuffiamo, ansimiamo, il sudore che si incolla come una resina sulle nostre labbra, sulle nostre pelli. Il sale aumenta il gusto di leccarlo via. La fame chiede di essere saziata, affondando i denti e i sessi. La sete chiede altra umidità, perché quella del mare non basta.<br />
E qui basta tutto. Basta costrutti sociali, basta buone maniere e abitudini calcificate, basta vestiti, basta parole, basta cementi e led, basta scadenze, basta &#8220;tu devi&#8221;, basta stronzate, basta acconciature, trucchi, basta illusioni. Basta. Quello che abbiamo.<br />
Abbiamo preso due cavalli dal maneggio. Trottiamo piano, dentro la foresta. Sventagliano la coda, mentre noi facciamo il bagno in una piccola vasca di roccia, azzurra e trasparente come un vetrino, ricavata in un&#8217;insenatura del fiume. Ho un po&#8217; freddo ma non m&#8217;importa, e ci baciamo, arruffando i capelli, le mani, succhiando l&#8217;amore fino al nocciolo. Un raggio di sole riesce a penetrare il fogliamo, spiandoci. Allora ti prendo per mano, sentendo sotto i piedi sottili aghi di pino, correndo fino a uno spiazzo. Ci appoggiamo a un albero. Respiriamo. Lenti. Profondi. Sguardi. Ribelli. Sentiamo nitrire, poi il silenzio.<br />
Mi prendi da dietro. Chiudiamo gli occhi, apriamo le bocche, godiamo un po&#8217; di vita. Ammazziamo il tempo.<br />
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		<title>Cum-cake</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 00:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amplessi narrativi]]></category>
		<category><![CDATA[Feticismi e perversioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Voglio prepararti una bella torta per quando tornerai a casa stasera. La preparerò con tutto il mio amore. Così, sarà più buona. Ingredienti: 4 mele renette, 75 gr burro, 80 gr zucchero, 2 uova, 200 g farina, ½ bustina lievito polvere, ½ bicchiere latte, cannella, succo di un limone, zucchero a velo Prima di iniziare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="margin-bottom:0;">Voglio prepararti una bella torta per quando tornerai a casa stasera. La preparerò con tutto il mio amore. Così, sarà più buona.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><em>Ingredienti: 4 mele renette, 75 gr burro, 80 gr zucchero, 2 uova, 200 g farina, ½ bustina lievito polvere, ½ bicchiere latte, cannella, succo di un limone, zucchero a velo</em></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><em><br />
</em>
</p>
<p style="margin-bottom:0;">Prima di iniziare, mi spoglio completamente, per non sporcare i vestiti. Li piego accuratamente, appoggiandoli sulla sedia. Raccolgo i capelli in cima alla testa, in una crocchia stretta. Li fermo con le forcine, che scelgo una ad una dalle labbra. Prendo il vinile di Ella, lo appoggio sul piatto, la puntina si abbassa, un brivido gratta, inizia a girare.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Sculetto un po&#8217;, mentre apro le tende.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Torno in cucina, attraversando la finestra di luce. Mi illumina di un rosa che sfugge nel bianco della nostra casa, ma che si imprime, per qualche istante, nelle pupille buie di qualche vicino. Prendo il grembiule rosso dal cassetto a sinistra, nella credenza. Lo indosso, fermandolo con un grosso fiocco dietro la schiena. Indosso le scarpe alte, rosse anche quelle. Sembro una ciliega a cui qualcuno abbia già dato un morso, rivelando sotto la buccia lucida la polpa più chiara, appena colorata di dolce, quasi acerba.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Mi lavo le mani, sono pronta a iniziare.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Peso accuratamente gli ingredienti, disponendoli in piccole grandi ciotole, e già inizio a sporcarmi.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><span id="more-1909"></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">Il burro. Lo racchiudo in un foglio di alluminio e poi tra i miei seni, dove inizia a scaldarsi. In fretta, si scioglie a contatto con la pelle. E’ importante che sia ben ammorbidito, per amalgamare l’impasto. Un rivolo trasparente scende ripido lungo l’addome, impregna la stoffa del grembiule in una piccola macchia scura, che a poco a poco si allarga, umida.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Con le dita sporche di farina la tampono un po&#8217;.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Unisco già la farina al lievito, muovendo in fretta il setaccio tra le mani. Ogni volta mi sembra una magia, resto a bocca aperta, vedendo quanto l&#8217;impasto si riesce  a gonfiare.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Nuvole in polvere si sollevano, la farina soffice si appiccica distratta ovunque, dove non sono asciutta. Sulle guance, nell&#8217;incavo del braccio. Sembra che arrivi anche sotto, tra le gambe.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Misuro lo zucchero, aggiungo già un pizzico di sale. Non dovrà essere troppo dolce, no, solo quanto basta.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Misuro il latte versandolo dal cartoccio nel bicchiere. Mi schizza. Altre macchie bianche sul grembiule, sulla pelle. Da lì, le raccolgo felina, a piccoli colpi di lingua.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Soppeso le uova tra le mani, sono fresche e piene.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Spremo il limone, sbuccio le mele, le taglio a fette. Stillano succo, aggiungo altro succo.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Prendo il cucchiaio, quello con il buco al centro, che fa scorrere meglio l&#8217;impasto. Lavoro per bene il burro morbido con lo zucchero, finché non è spumoso. Quel riccio brillante sul bordo della scodella è troppo invitante per non essere leccato. Quella forcina era troppo debole per quella ciocca di capelli, che ricade sciolta sulla spalla.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Rompo un uovo, poi un altro. Giro, impasto, sempre nello stesso verso. Sempre con lo stesso ritmo, ipnotico. Sempre con lo stesso movimento, circolare, sollevando l&#8217;impasto dal basso verso l&#8217;alto. Ancora, ancora, finché il rosso e il bianco, il ruvido e il morbido, non si possono più distinguere, finché non sono uno nell&#8217;altro, una cosa sola. La fronte si imperla di sudore, i denti mordono le labbra, i muscoli bruciano. Lo sforzo meccanico si appaga con il profumo di un pensiero, di un appetito che sta venendo dalla pancia, risalendo la gola. Canto, e un&#8217;altra ciocca cala. Il fiocco sulla schiena si allenta.</p>
<p style="margin-bottom:0;">All&#8217;improvviso mi sento nuda, per colpa di un respiro del vento, che mi prende alle spalle. Il seno sussulta, i capezzoli si affacciano al bordo del grembiule, il mio collo ti cerca. Come se tu, in fondo, mi stessi spiando.</p>
<p style="margin-bottom:0;">La farina, sì. La farina sospira, si appiccica ai bordi della scodella. Il latte l&#8217;annega, risucchiandola poco a poco nel vortice cremoso dell&#8217;impasto. Come un bacio.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Come un segreto. Ecco, aggiungo un cucchiaino di cannella. Mi riporta a notti d&#8217;oriente, a treni e camere di albergo. Lontani. Così lontani. Così vicini a quel pensiero, a perdermi.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Stavo quasi per dimenticare le mele. Eccole, si rigirano nell&#8217;impasto, felici, facendo spiccare le loro lune.</p>
<p style="margin-bottom:0;">La tortiera si riempe, la infilo nel forno. 50 minuti a 200°. Sbircio dal vetro: dal profumo &#8211; dal pensiero &#8211; mi sembra già di poterla gustare.</p>
<p style="margin-bottom:0;">La terrò in caldo per te, per quando verrai. Per festeggiare.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0pt; width: 1px; height: 1px;"><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;">Voglio prepararti una bella torta per quano tornerai a casa stasera.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Ciambella di mele</p>
<p style="margin-bottom:0;">100 g di burro</p>
<p style="margin-bottom:0;">250 gr di zucchero</p>
<p style="margin-bottom:0;">2 uova</p>
<p style="margin-bottom:0;">275 gr di farina</p>
<p style="margin-bottom:0;">125 ml di latte</p>
<p style="margin-bottom:0;">la buccia di un limone grattuggiato</p>
<p style="margin-bottom:0;">2 mele tagliate a fette sottili</p>
<p style="margin-bottom:0;">succo di limone q.b.</p>
<p style="margin-bottom:0;">una bustina di lievito</p>
<p style="margin-bottom:0;">tutto il mio amore per te</p>
<p style="margin-bottom:0;">cuocere a 180° per 40 minuti</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Prima di iniziare, mi spoglio per non sporcare i vestiti di impasto e indosso un grembiule di cotone rosso, che arriva a coprire le mie gambe appena sopra il ginocchio. Si allaccia con un grosso fiocco dietro la schiena. Me l&#8217;ha regalato tu.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Poi, attacco il giradischi con il vinile di Ella Fitzgerald – mi hai regalato tu anche quello – e inizio a preparare gli ingredienti.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Per far ammorbidire il burro, lo taglio dal panetto e poi lo racchiudo per bene in un pezzo di carta stagnola. Lo infilo nella scollatura del grembiule, tra i miei seni.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Peso lo zucchero e la farina, ponderando accuratamente ogni dettaglio per stasera. Voglio che l&#8217;eccitazione sia precisa, al mg.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Misuro il latte nel bricco graduato, versandolo dal cartoccio.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Prendo la bustina del lievito dall&#8217;armadietto sopra il fornello. Poi le uova, le mele e il limone dal frigorifero.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
</div>
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		<title>Delizie</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 23:36:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La cosa che mi fa sorridere, ogni volta, è che chi ci conosce sia spinto a pensare che, tra noi,  sia tu il sottomesso e non io. Tu a farti legare, tu a chiedere &#8220;ancora&#8221;, tu a supplicare &#8220;basta, ti prego&#8221; e ancora tu a ricevere le lingue di pelle del frustino come scrosci di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cosa che mi fa sorridere, ogni volta, è che chi ci conosce sia spinto a pensare che, tra noi,  sia tu il sottomesso e non io. Tu a farti legare, tu a chiedere &#8220;ancora&#8221;, tu a supplicare &#8220;basta, ti prego&#8221; e ancora tu a ricevere le lingue di pelle del frustino come scrosci di pioggia, ringraziando per l&#8217;abbondanza con cui questa delizia ti viene donata.</p>
<p>Forse lo deducono dai miei ricci aggressivi, o forse da quello sguardo intimidatorio che a volte lascio scoccare, o ancora della lingua a doppio taglio, che si lancia a colpire ogni qual volta senta l&#8217;odore della carne. Sì, anche il tuo fare pacato potrebbe prestarsi ad essere interpretato come una certa mansuetudine, una certa tendenza all&#8217;inerzia, mentre in realtà la mia pelle trema come il ferro sotto le tue mani calme di magneti, e il mio corpo ubbidisce stregato dal suono della tua voce ferma. Così tranquilla, così fiduciosa del fatto che io mi lascerò fare, senza opporre resistenze, come una cagnetta fedele.</p>
<p>Credo che rimarrebbero stupiti nel scoprire che quel frustino viola che guardano maliziosamente con la coda dell&#8217;occhio mentre riposa ozioso su una mensola in soggiorno, sia destinato a flagellare proprio me, con le sue frange di pelle morbida e potente. Allo stesso modo, mio caro, sporco, amore, credo che rimarrebbero ancora più stupiti vedendo cosa riesci a inventarti con quelle lunghe fasce di seta che adesso oscillano acchiappando sogni, con i loro anelli d&#8217;acciaio infilati sulle sporgenze dell&#8217;attaccapanni. Solo con immenso sforzo riuscirebbero ad immaginare che servono ad immobilizzarmi e ad arrendermi a quell&#8217;istante, a quell&#8217;istante in cui semplicemente e acrobaticamente esisto, come una ginnasta rapita nel fermo immagine della sua danza oscena con una coppia di nastri. Solo dopo, slegando tutti i nodi delle loro bocche socchiuse, capirebbero che quei nastri servono a rendermi in definitiva una statua di carne adagiata, una roccia calda a cui chiedere, colpo su colpo, una nuova scintilla.</p>
<p>E sempre il fuoco si accende. Inizia a covarsi già da molto prima che raggiungiamo il nostro altare di lenzuola, molto prima che arrivi il momento del rituale. Quando mi telefoni, mentre sono al lavoro, dicendomi “questa sera sei mia” e  io inizio a stillare umori e benzina, da infiammare sfregando tra le cosce un piccolo fiammifero.</p>
<p>Allora, quando arrivo a casa – di solito prima di te – mi basta iniziare ad accarezzare la seta dei lunghi nastri come la pancia di un serpente, sgranando una ad una le perle della sua coda, attorcigliando i pensieri attorno agli anelli d&#8217;acciaio che sigillano il patto tra me e la bestia, per innescare un&#8217;eccitazione umida di fascinazioni proibite. Mi basta accarezzare il corpo nudo – la pancia tesa e tremante, i capezzoli appuntiti come spine da mordere, la schiena sciolta dai nervi – facendo scorrere le mille mani del frustino e sentire il freddo vitreo del manico per leccare il desiderio dalla punta delle dita. Allora basta poco, davvero poco, per appiccare l&#8217;incendio.</p>
<p>Oggi, ad esempio, mi stai portando a toccare il sole. Ad entrarci  così vicino, così vicino, persino dentro, tanto che mi sento bruciare, morbida e folle di limiti sconfitti e controlli lasciati precipitare. In picchiata, picchiano e battono dove il corpo gode. Hai fatto passare i nastri al di là della porta e chiudendola poi, per bloccarli stretti nella sua morsa. Mi hai chiesto “dammi un polso” e poi l&#8217;altro, legandoli in alto con le lingue di seta, assicurandoti che non potessi scappare, né farmi male. Adesso, mentre mi guardi negli occhi rigirando lento tra le mani il frustino, mi lascio andare, mi lascio volare proprio qui, appesa alla porta che congiunge piacere e dolore, come se stessi scivolando piano e vertiginosamente nell&#8217;aria, volteggiando aggrappata ad un paracadute di petali. E poi arriva, il sole, arriva colpendomi forte e piano con i raggi obliqui di primavera, poi diretti all&#8217;estate, che tu schiocchi dal frustino. Lo vedo agitarsi come una coda eccitata di corse, lo vedo venire vicino, lo sento addosso, doloroso, cocente, scottante, scandaloso. Colpo dopo colpo, lo sento generare un calore mistico che si crea in superficie e poi brulica sottopelle e poi scorre fino alla polpa del mio cuore e del mio sesso, che si fondono gli opposti in una sola carne viva, quando con le mani pretendi i miei gemiti e mi sussurri i tuoi sogni depravati all&#8217;orecchio. Ed è così che vengo adesso, e godo e urlo, con le gambe larghe e la bocca aperta, planando ubriaca e sazia in una terra di delizie, unita in un corpo di assoluta libertà da una verità a cui non so dare nome.</p>
<blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">Questo racconto è stato gentilmente ispirato dai nastri <strong><a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_49" target="_blank">BOA</a></strong> e dal frustino <strong><a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65" target="_blank">SENSUA SUADE</a></strong> by <strong><a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65">LELO</a></strong></span></p>
</blockquote>
<div id="attachment_3959" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65"><img class="size-medium wp-image-3959" title="Sensua_suede_whip_purple_frustino" src="/wp-content/uploads/2010/10/Sensua_suede_whip_purple_frustino-300x300.jpg" alt="Il frustino SENSUA SUEDE by LELO" width="250" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Il frustino SENSUA SUEDE by LELO</p></div>
<p><div id="attachment_3958" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://affiliates.lelo.com/jrox.php?id=65_1_tlid_49"><img class="size-medium wp-image-3958" title="Boa_pleasure_ties_purple_nastri" src="/wp-content/uploads/2010/10/Boa_pleasure_ties_purple_nastri-300x300.jpg" alt="I nasti di seta BOA by LELO, per legare polsi e caviglie e da passare attraverso la porta" width="250" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">I nasti di seta BOA by LELO, per legare polsi e caviglie e da passare attraverso la porta</p></div><br />
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		<title>Zürich, ich komme</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 10:18:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vengo, Zurigo, vengo dopo due anni di fusa e corteggiamenti lontani, come se prima non fossi stata pronta ad abbandonarmi a te, a lasciarmi fare l&#8217;amore dai movimenti dei tuoi milioni di mani e lingue e cuori. Vengo dentro di te per mischiarmi fluida a confondermi con vapori lontani. Forse per trovarmi &#8211; diversa, duttile, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Vengo, Zurigo, vengo dopo due anni di fusa e corteggiamenti lontani, come se prima non fossi stata pronta ad abbandonarmi a te, a lasciarmi fare l&#8217;amore dai movimenti dei tuoi milioni di mani e lingue e cuori.</em></p>
<p><em>Vengo dentro di te per mischiarmi fluida a confondermi con vapori lontani. Forse per trovarmi &#8211; diversa, duttile, dolce &#8211; e lasciarmi trasformare in arcobaleno, convertendo scorie in energia pulita. Lustrini che brillano al sole, denti che scintillano preziosi nel buio e stroboscopici sorrisi in sequenze mixate. Tracce da seguire con passi inventati al momento.</em></p>
<p><em>Verrò in un&#8217;orgia di sudori danzanti, tenendomi ben stretta alla mano di chi mi accompagna e mi veglia e mi spoglia. E Lui mi guarderà fare l&#8217;amore con te, allargare le gambe, poi piegarle, poi rimbalzare piano con la gonna che si alza, quando faccio la giravolta. Lui mi guarderà mentre le realtà sintetiche mi avvolgeranno in una rete elastica per catturare il suo sguardo. Mentre una sinfonia di fantasie elettroniche mi possiede e mi libera. E le mie arterie si riempiranno di  sangue come le tue strade di sorrisi e di grida. </em></p>
<p><em>Ossigeno, Zurigo, dammi ossigeno, dammi il ritmo per godere, dammi il ritmo per farti muovere snodando il tuo corpo. Con gioia. Ma non dirmi niente di te. Parlami solo nel sonno, raccontami la tua vita nascosta mentre dormo arrivando col treno, così che quando verrò, potrò aprire &#8211; urlando, urlando, urlando &#8211; la bocca sorpresa al ritorno improvviso del passato e di quella memoria che hai infilato nel mio orecchio. </em></p>
<p><em>E quando verrò ancora &#8211; più forte, sguaiata, ubriaca di vita &#8211; sulla ruota panoramica, nel fiume, giù dal ponte, nuda nelle piazze scoperte dal cielo -riderò scintille e rapirò ogni tuo segreto dagli angoli che riservi ai tuoi amanti. Allora gli orologi spariranno dai campanili e io verrò presa in un assalto dal futuro sbattendo il ventre e battendo il petto da sotto, da sotto la pelle, scavalcando i pensieri. Sentendo che il tempo è nostro. Sentendo che il tempo è adesso.</em></p>
<p>Questo per dire che sarò ospite di <a href="http://www.zurigoturismo.com/it/welcome.cfm"><strong>Zurigo Turismo</strong></a> al prossimo <strong>blogtour</strong>, in occasione della mirabolante <a href="http://www.streetparade.com/"><strong>Street Parade</strong></a>. Superfluo dire quanto sono eccitata. E felice. E grata.<br />
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		<title>19</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 18:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le sigarette slovacche sono in pacchetti da diciannove. Appena ne apri uno, quel buco tra i filtri è buio come un incisivo mancante. Manca qualcosa, a Bratislava. Un nesso. Un passaggio. Un taglio nel tempo. Stai con me, non girare la chiave, non aprire il sipario. Restiamo ancora un po&#8217; a dondolarci in questa amnesia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le sigarette slovacche sono in pacchetti da diciannove. Appena ne apri uno, quel buco tra i filtri è buio come un incisivo mancante.</p>
<p>Manca qualcosa, a Bratislava. Un nesso. Un passaggio. Un taglio nel tempo.</p>
<p><em>Stai con me, non girare la chiave, non aprire il sipario. Restiamo ancora un po&#8217; a dondolarci in questa amnesia.</em></p>
<p>A Bratislava &#8211; all&#8217;aeroporto &#8211; si arriva nel vecchio e si parte dal nuovo. Prendi i due terminal, e avrai la tua Delorian. Prendi calendari diversi, prova a mischiarne le pagine, e salteranno i giorni e si replicheranno mentre ti chiederai ancora e ancora in che anno stai vivendo. Prendi vestiti con le spalline troppo ampie e i tessuti floreali troppo sintetici, prendi uniformi revival che non si vergognano di mostrarsi nelle vetrine e poi abbinali a pantaloncini e magliette firmate dal capitalismo. Prendi i casinò con le lampadine tonde e le facciate pulite e mettici vicino casermoni severi con pubblicità dipinte a mano, sbiadite in fretta. Tienili vicini, finché puoi, finché non saranno strappati uno alla volta come denti morti da gengive di cemento.</p>
<p><em>Tienimi, tienimi vicina a te, tieni vicino il nostro respiro. Ascolta il melodramma di questo mercato di lingue.</em></p>
<p>Il vuoto che lasciano mi assale di sbieco, mi tende tranelli dove pensavo di poter affidare le mani per sorregermi nel caldo. Il mio cappello da turista non basta, non vola. L&#8217;aria sembra troppo pensante persino per sollevarsi da terra: va sniffata in polveri sottili dal ciglio dei marciapiedi, da una fonte d&#8217;asfalto. E ricorda che la felicità va assunta a piccoli sorsi, che la guerra non è ancora finita.</p>
<p><em>Non finirmi, non finirmi ancora, lasciami almeno l&#8217;illusione dell&#8217;eternità, lasciami almeno un ultimo spasmo. Affama il mio gusto della demolizione.</em></p>
<p>Il sole picchia forte, è un pugile instancabile e impietoso che combatte contro una città senza braccia, senza rami e ombre. Resta serio, impassibile, ostinato nella sua coscienza industriale, anestetizzata dalla fatica. Ci ripariamo sotto balconi che una volta erano antichi, nelle vie strette del centro, restaurate da una chirurgia edile in tinte pastello, che lifta le crepe e le riempie di stucco come tu mi riempi di sperma, perché lì dentro non possa più entrare nessuno, né un topo, né un pensiero.</p>
<p><em>Vieni, vieni, cerchiamo un vicolo, una stanza, un piccolo ponte, cerchiamo la crepa nel muro, l&#8217;edera che molesta la grondaia, l&#8217;argento disperso in scatole in cui si ammassano eredità e cianfrusaglie. Vieni, cerchiamo angoli più stretti da cui spiare la città. Vieni, allarga le mie gambe e troverai il belvedere. Troverai la torre del castello da cui ci lanceremo nel fiume, ammirando la notte ubriaca.</em><br />
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		<title>Musa</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 07:10:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente ho trovato la mia donna. Indossa lunghe gonne di foglie e ha i capelli lunghi e corvini, striati di un rosso mestruale, a cui mi posso aggrappare per domarla, direzionarla, dirigerla a solcare abissi dalla prua della nave, come una polena da annegare. Da trasformare in fertilizzante nel punto in cui il mare è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente ho trovato la mia donna. Indossa lunghe gonne di foglie e ha i capelli lunghi e corvini, striati di un rosso mestruale, a cui mi posso aggrappare per domarla, direzionarla, dirigerla a solcare abissi dalla prua della nave, come una polena da annegare. Da trasformare in fertilizzante nel punto in cui il mare è più profondo.</p>
<p>La mia donna ha incontrato tra le bolle il canto salato delle sirene, bolle che ha fatto scoppiare una ad una con le piccole dita dispettose ornate di artigli per drogarsi di ossigeno. Ha raschiato gli angoli delle grotte per raccogliere minuscole conchiglie da infilarsi nelle orecchie per sentire sempre l’eco del mare.</p>
<p>La mia donna sbalzata dalle onde ha puntato le stelle con una carabina di stelle filanti, gli ha fatto il solletico mentre sghignazzava nella tempesta. La mia donna si è fatta togliere un seno per scoccare frecce più veloci nel cuore degli alberi. Preferisce amare loro invece degli uomini. E io sono una betulla pronta a piangere la sua linfa allargando i rami.</p>
<p>La prima volta che le ho allargato le gambe – la gonna di foglie le copriva la faccia – ho trovato un fiore intagliato in un nocciolo levigato e duro. Un nocciolo con la corteccia mobile, da scostare con dita  e labbra. Lei non protestava dal suo letto d’erba e io ho infilato la mia faccia tra le sue gambe e la mia lingua è rimasta incollata al sapore della sua resina. Legata dalle fibre di un frutto acerbo da far maturare in fretta, all’ombra di piccoli gesti rapidi, sfregamenti i pietre morbide da cui far nascere il fuoco. Penetro la mia donna con la mano, la penetro con tentacoli tattili, altri tentacoli succhiano aperti il latte dal suo seno mentre con parole oscene richiamo il suo orgasmo, lo reclamo, lo provoco per poter ammirare le fiamme dello scandalo. La incito a regalarmi più forti i suoi gemiti &#8211; i suoi gemiti sono il mio cibo, le mie orecchie cannibali sonori – che rimbombano in cellule cave, suoni che sprigionano l’elettricità del corpo, finché non viene dalla gola – profonda fino alla vagina &#8211; un grido che le rivolta occhi, uno spasimo che continua a pulsare. Finché il suo corpo d’avorio non resta fulminato, terremotato, dalle radici alle punte. Tra le mie mani resta una ciocca rossa di capelli strappati. Ricrescerà. Ricresce sempre più folta, sempre più umida e spessa, come un tumore benevolo in filato in criniera.</p>
<p>Io resto, mi riposo a guardarla, mentre riflesso un miracolo arriva tra le mie gambe, una lucciola tra le mani, un inchiostro che accorre sulle mie dita. Le lecco. Sanno di vita.<br />
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		<title>Bambola</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 20:07:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; da un&#8217;ora che guardo cataloghi di sex toys e sto seriamente iniziando ad eccitarmi. A pensare a tutto quello che potresti farmi. Tendomi così, ferma con una lingua di corda attorno ai polsi e le gambe spalancate come una chiesa di domenica mattina, legate a una sottile barra d&#8217;acciaio. Mentre provi tutti i miei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; da un&#8217;ora che guardo cataloghi di sex toys e sto seriamente iniziando ad eccitarmi. A pensare a tutto quello che potresti farmi. Tendomi così, ferma con una lingua di corda attorno ai polsi e le gambe spalancate come una chiesa di domenica mattina, legate a una sottile barra d&#8217;acciaio. Mentre provi tutti i miei giocattoli su di me. Il dildo di vetro è ghiaccio ma mi scioglie. Quello nero di silicone è troppo grosso e sento tutti i suoi contorni quando me lo spingi dentro. Vedo un plug e immagino come lo faresti scivolare piano, tagliandomi il fiato come un bisturi, dilatando il mio culo e il tempo. Riempiendo di sangue caldo ogni spazio vuoto della mia fantasia.</p>
<p>E sono io che divento il tuo giocattolo, la tua bambola di carne e cuore, da decorare di sperma e far sussultare con colpi decisi, come una di quelle di porcellana, che se le scuoti emettono un debole gemito metallico. Sbavi il mio rossetto con le dita e sento il nero che cola dai miei occhi con lacrime di troppi orgasmi. E i miei capelli arruffati per dispetto, la mia schiena scarabocchiata di graffi e cera. Stai a guardarmi, monitorando  il risultato dei tuoi esperimenti. Mi dai una sberla leggera, o una carezza. Per me non c&#8217;è differenza.</p>
<p>Ma non ci pensare due volte. Ricomincia a giocare. Gioca con i miei nervi e la mia pelle. Sono il tuo manichino di stampo industriale da trasformare come vuoi. Sono una riproduzione plastica dalle emozioni snodabili.<br />
Giochi a farmi venire e a negarmi l&#8217;orgasmo di un&#8217;istante. Provi la reattività dei miei istinti. Testi l&#8217;elasticità e la profondità di tutti i miei orifizi.  Ti masturbi contaminando con il tuo cazzo ogni centimetro del mio corpo.</p>
<p>Ti eccita vedere quanto riesci a sconvolgermi e a farmi urlare note roche. Godi nel sentirmi tremare sotto le tue mani con gli occhi appannati.</p>
<p>Mi hai ridotta a una bambola senza cervello. Hai rotto tutte le mie giunture mentali e lussato ogni pensiero. E quando finalmente ritieni di avermi usata abbastanza e ti spingi dentro di me sento solo un calore stupido, sordo, incomprensibile che mi infiamma le viscere. Le fa contorcere. Pulsare.</p>
<p>Sono una bambola di carne. Sono una bambola di cuore.</p>
<p><div class="wp-caption aligncenter" style="width: 411px"><a href="http://kink.tumblr.com/post/190272628/fluffyfeet-sex"><img title="kink bondage feet" src="http://26.media.tumblr.com/tumblr_kq4h5ymoTK1qzcy7qo1_500.jpg" alt="via | Kink on Demand" width="401" height="268" /></a><p class="wp-caption-text">via | Kink on Demand</p></div><br />
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		<title>Mi vieni in mente</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 08:25:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quest’anno sarai felice di festeggiare San Valentino. L’ennesimo, inquietante circo degli innamorati, diresti tu. Di quegli innamorati che pur di onorare la tradizione o compiacere l’ordinaria romanticheria femminile brancolano tra i cuori dei negozi per trovare qualcosa. Qualcosa che poi si affanna e si perde nella routine come i soprammobili scompaiono nelle librerie, come le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Quest’anno sarai felice di festeggiare San Valentino.</p>
<p>L’ennesimo, inquietante circo degli innamorati, diresti tu. Di quegli innamorati che pur di onorare la tradizione o compiacere l’ordinaria romanticheria femminile brancolano tra i cuori dei negozi per trovare qualcosa. Qualcosa che poi si affanna e si perde nella routine come i soprammobili scompaiono nelle librerie, come le giarrettiere finiscono dimenticate in fondo al cassetto, come i ciondoli d’argento perdono smalto e non si distinguono più dalla ferraglia.</p>
<p>Quest’anno voglio farti un regalo diverso, un regalo che non è qualcosa. Sono stanca delle cose. Mi annoiano, si rovinano, si perdono, muoiono. Ma il mio amore per te rimane intatto e più si spoglia delle cose più si rivela. Nudo. Vero. Vivo.</p>
<p>Quest’anno voglio regalarti me stessa. Voglio essere il tuo sogno erotico a occhi aperti e a gambe larghe. Voglio essere plastilina sotto le tue dita. Voglio essere la visione sulla quale godrai. Voglio essere la tua fantasia come tu sei la mia.</p>
<p>E per dimostrartelo inizio da qui.</p></blockquote>
<p>Il resto di questo <strong>racconto erotico</strong> lo trovate su <strong>Maxim </strong>di febbraio.<br />
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		<title>La passera solitaria</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 08:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se ne stava al davanzale, la passera solitaria, con la bocca impastata e i capelli arruffati. Appoggiata alla finestra ruvida, sognava un nido di arti intrecciati e la morbidezza stretta di un abbraccio. Per simularlo si cingeva da sola, con le braccia ingessate attorno al petto e le dita che ghermivano un lembo di pelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne stava al davanzale, la passera solitaria, con la bocca impastata e i capelli arruffati.</p>
<p>Appoggiata alla finestra ruvida, sognava un nido di arti intrecciati e la morbidezza stretta di un abbraccio. Per simularlo si cingeva da sola, con le braccia ingessate attorno al petto e le dita che ghermivano un lembo di pelle sfuggito alla stoffa.</p>
<p>Era inverno. Era sola. Era vuota. La sua stanza era vuota. La sua vagina era vuota. Una terra desolata. E il suo cuore, un duro terreno sterile.</p>
<p>Guardava dall&#8217;alto i bambini che andavano a scuola e le teste dei passanti avanzare sull&#8217;asfalto sicuri, meccanici. Pilotati. Prigionieri di binari prefabbricati.</p>
<p>Voleva solo spiccare il volo e assaggiare il sapore freddo del vento e invece stava lì ferma, paralizzata dall&#8217;altezza della sua solitudine, a cercare di vedere ancora i solchi nel cielo fatti da chi se n&#8217;era andato. Senza far rumore.</p>
<p>Si ritirò nel suo cumulo di lenzuola sfatte. Erano fredde anche quelle, vuote anche quelle. Ma si mise a riscardarle per chi sarebbe venuto, persino se fosse stata lei sola. Aprì le gambe come ali nude e si avvicinò al suo cuore con la punta delle dita.</p>
<p>Si pizzicava con il becco delle unghie, si strofinava con i rilievi delle nocche, si buttava in picchiata in quel cielo di carne che a poco a poco pioveva, gridava, lacrimava.  Un cartone di latte era rimasto aperto sul tavolo dell cucina. Un vibratore sporco avvolto nella carta igienica sul suo comodino. Un corpo lasciato nel letto per essere preso. Le sue pelli umide cinguettavano gemiti  e i vestiti spogli sul pavimento erano piccole briciole per richiamare altri uccelli.</p>
<p>Ma loro  non sarebbero mai venuti, truffati troppe volte dai cacciatori.</p>
<p>Così venne lei e venne così forte che l&#8217;eco del suo orgasmo le disse che non sarebbe mai più stata sola.<br />
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		<title>3 stelle inferiore</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 09:13:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore e altri demoni]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Spiacente, ma questa sera siamo al completo&#8221; dice la donna alla reception da dietro la sua guardiola trasparente, guardandoci con gli occhi di chi ha visto troppo ma è convinto di non sapere niente.</p>
<p>Ci guardiamo in silenzio per un attimo, forse un po&#8217; troppo lungo. E spero che tu abbia la forza di leggermi nella mente.</p>
<p>&#8220;Se volete aspettare finché non si libera una camera, potete parcheggiare nella piazzola e sedervi nella hall.&#8221;</p>
<p>La donna dice &#8220;dovrebbe liberarsene una verso le 4&#8243; e le mie pupille si stringono stizzite di disappunto.</p>
<p>Io non ho voglia di aspettare. Non posso aspettare. E da come mi guardi, dalla stretta della tua mano sulla mia coscia, neanche tu.</p>
<p>Quando hai voglia di scopare non c&#8217;è nulla di più antipatico di trovare il motel con le camere otturate da altri corpi. Non c&#8217;è nulla di più spiacevole, soprattutto se la macchina davanti alla tua ha appena passato la sbarra che porta alle suites, e a comunicare l&#8217;ingrata notizia è una vecchia zitella arcigna che rosica come una cagna sfiancata dalla fame nel vedere tanto amore che le passa davanti agli occhi, sfrecciando veloce come le strisciate delle carta di credito.</p>
<p>&#8220;Bene. E adesso dove andiamo?&#8221;</p>
<p>&#8220;Ci dovrebbe essere un altro motel da queste parti. Ma è un tre stelle.&#8221;</p>
<p>&#8220;Va beh, ce l&#8217;avranno un letto, no?&#8221;</p>
<p>Ingrani la retro, e ci allontaniamo sulla strada lucida e viscida, illuminata solo dalle insegne della zona industriale. Capannoni vuoti. Silenzi prefabbricati.</p>
<p>Fa freddo, piove, e io sono tutta bagnata da prima. Sopra, sotto, e in mezzo. Voglio solo un letto in una camera riscaldata per fare l&#8217;amore con te.</p>
<p>&#8220;Dai fermati&#8221;<br />
&#8220;Sei sicura?&#8221;<br />
&#8220;Sì&#8221;</p>
<p>La freccia ticchetta meccanica, poi tace e ci troviamo davanti a una costruzione grezza e a una sbarra. La guardiola è piena solo i luci al neon e mobili rivestiti di formica grigia. Tutto molto cheap. Ma lo sappiamo. Questa sarà la nostra avventura low cost. La nostra notte alla Bonnie &amp; Clyde in fuga dalla tachicardia infrasettimanale.</p>
<p>Non si vede nessuno, solo un principio di villaggio dell&#8217;amore. 3 stelle inferiore, con gli intonaci scrostati e le siepi calve. Aspettiamo ma ancora non si vede nessuno. Dopo un colpo di clacson emerge un signore sulla 60ina, i capelli bianchi e lo sguardo spento. So già che farà il tirchio. Gli diciamo che ci fermiamo per la notte. Per la modica cifra di 80 euro, da pagare subito, prego. E ribadisce con aria scocciata che le stanze &#8220;devono essere liberate entro e non oltre le ore 12&#8243;.</p>
<p>Il simpaticone fa cadere nella tua mano un blocco che sembra una tetta d&#8217;ottone, a cui è attaccata la chiave della camera numero 22. Ci dirigiamo verso la nostra camera, una casetta nascosta da cespugli che non hanno un incontro ravvicinato con il giardiniere da diverso tempo.</p>
<p>Aprendo la porta ci accorgiamo che la maniglia è montata al contrario.  Entriamo e la stanza si riveste debolmente di una luce triste e umida, squallida.</p>
<p>Squallida come la chiazza umidità che trasuda dal soffitto, come la doccia monoporzione castigata in un angolo del bagno. Una luce troppo corta, come la coperta marrone vecchia e spessa, ruvida di acari, come la superficie graffiata dello specchio, che non riesce a inquadrarti nei tuoi 182 cm. Fredda come il pavimento nudo e senza tappeto, come le lenzuola di cotone con le pieghe della stiratura che risalgono a un momento morto molto tempo fa. Una luce squallida, corta e fredda per noi due che ci baciamo in piedi, stringendoci nel passaggio davanti al letto, con la ventola della stufetta fa le fusa, come un gatto morente che canta la sua sinfonia di malinconie e topi mai catturati.</p>
<p>E pensare che dovevamo trovarci in un lussuoso motel a 4 stelle, con vasca idromassaggio doppia, letto king size, broccati e velluti, riscaldamento, marmi, luci soffuse. Ma è nel grigio che i colori risaltano di più.</p>
<p>Ti guardo nei tuoi occhi che mi guardano e capisco che non mi importa davvero di niente, di niente di tutto quello che abbiamo attorno, del mondo che c&#8217;è fuori e brulica più degli acari della nostra coperta. La butto sul pavimento, che ora avrà un tappetino, e mi lascio cadere sul letto, trascinandoti con me. E ci mettiamo a ridere. Sì, ridiamo a crepapelle e anche la chiazza di umidità sul soffitto ci fa ridere tanto da tagliarci il fiato. Ridiamo della doccia troppo piccola in cui potremmo stringerci meglio, ridiamo della stufetta rotta perché vicini ci riscalderemo di più. Ridiamo anche dello specchio troppo piccolo, che si perderà gran parte dello spettacolo, e ridiamo del pavimento freddo perché per non calpestarlo staremo sempre a letto.</p>
<p>Le tue mani iniziano a frugare sotto la mia maglietta, tirandola su, fin sopra il reggiseno. La tua lingua a esplorare il mio collo mentre le tue mani iniziano a slacciarmi in pantaloni, a sfilarli, lasciandoli a mezze gambe, a sfiorarmi piano piano.</p>
<p>&#8220;Dai, mi fai il solletico!&#8221;</p>
<p>&#8220;Prima godevi quando lo facevo, e adesso ridi? Eh?&#8221; e ti butti di nuovo, spietato, sopra di me.</p>
<p>&#8220;È che non posso farne a meno, &#8211; la tua mano mi sfiora ancora, e io mi contorco negli spasmi della risata – no, dai basta, ti prego!&#8221;</p>
<p>Ma tu continui, tormentandomi a piccole dose, ricominciando appena smetto di ridere. &#8220;Basta, basta lasciami in pace! Ma non lo sai che il solletico è una tortura?&#8221;</p>
<p>&#8220;Sarebbe una tortura che ti bloccassi le mani, così&#8221; &#8211; e la tua mano velocemente mi afferra i polsi bloccandoli dietro la mia schiena.</p>
<p>Di colpo smetto di ridere e la mia bocca smette di contrarsi, allentandosi in un sorriso strano, pervaso da un&#8217;illuminazione perversa, stupefatto per il brivido che mi è salito lungo la schiena. Mi mangi la bocca con un bacio, senza mai lasciarmi i polsi. Io la lascio lì, aperta, polposa, con gli occhi chiusi, offrendola ancora alla tua lingua e ai tuoi morsi, al tuo cazzo che ora se ne sta eretto, davanti a me,  come un idolo da venerare. E inizio a baciare la tua cappella, succhiandola come un frutto maturo, sussurrando piccoli morsi, fino a prenderlo tutto, abbracciandolo con la lingua devota.</p>
<p>Sempre tenendomi per i polsi, mi costringi dolcemente a girarmi e sorreggermi solo sulle ginocchia puntate sul materasso molle, offrendo anche il culo al culto del tuo piacere. Il mio respiro diventa più corto, incitato continuamente dal mormorare dell&#8217;eccitazione e dalla scomodità comandata della posizione. Mi lasci le mani per permettermi di sorreggermi meglio e mi dici di stare ferma. E io ubbidisco, perché ti ubbidisco sempre. Con le mani divarichi le mie natiche, fino a intravedere il fondo plug che mi hai fatto mettere prima di uscire. È un piccolo bulbo d&#8217;acciaio freddo, decorato con una gemma rosa alla base. E quella gemma viziosa e opulenta che ammicca dal mio culo stona così tanto in quell&#8217;ambiente privo di ogni lusso che lo togli, quasi strappandomelo di dosso, come un saggio indignato di fronte a una ricchezza inutile. Guardi estatico il mio vuoto dilatato e affamato dall&#8217;improvvisa privazione e poi ti sento venire più vicino a me, più addosso al mio dono nudo e sento il caldo del tuo cazzo duro che si posa in mezzo all&#8217;altare della mia carne, che si sfrega, che inizia a godere.</p>
<p>Con una mano inizi a toccarmi il clitoride gonfio di eccitazione, facendomi mugolare una litania di gemiti e contrazioni estatiche. Mi dici di continuare, mentre ti il metti il preservativo. E io continuo a masturbarmi con il fervore ipnotico di chi si vuole guadagnare un miracolo e la benevolenza del suo dio.</p>
<p>Quando torni mi afferri per i fianchi e benedici la parte più nascosta di me con uno sputo e  l&#8217;umido delle preghiere raccolte dalla mia mano.</p>
<p>Non c&#8217;è bisogno d&#8217;altro per far scivolare perfettamente il tuo cazzo dentro di me, seguendo con lenta e solenne voluttà il rituale del piacere che ti fa entrare e uscire da me, che mi fa entrare e uscire dalla realtà e da me stessa, per rivelarmi un godere che non avevo mai provato. Come se il mio culo fosse l&#8217;ingresso che porta ala trascendenza.</p>
<p>Come un&#8217;infinita corrente che scorre sui miei nervi, nelle mie viscere e mi dà alla testa, come una velocità così folle da farmi sentire il freddo sulla pelle e il fuoco che mi brucia in pancia, come una scossa di infinite illuminazioni orgasmiche che mi spinge a osannare il tuo cazzo dentro di me, cercando tutti i modi per celebrare il nostro amore e propiziare un sesso profano che mi lascia vuota di certezze e piena di vita, che urla rinata a ogni colpo, sempre più violento. Mi allontano bruscamente e ti faccio stendere sul letto, montandoti da sopra, posseduta dalla fame sfrenata che ho di te.</p>
<p>Lo voglio, lo voglio dentro di me, lo voglio sentire fino all&#8217;anima, lo voglio prendere sempre di più per riuscire ad afferrare la profondità nuda di questa sconvolgente visone carnale, che mi trascina in un&#8217;orgia di orgasmi non appena sento esplodere il tuo dentro di me. Deliro, tremo, urlo con gli occhi al cielo e la schiena inarcata nello spasmo, e la mia carne morde e sbraita e viene senza controllo, posseduta e liberata dal piacere.</p>
<p>Mi accascio sopra di te e ti bacio, stremata.</p>
<p>Dentro di noi, dentro la nostra stanza, si è appena concluso un talk show di organi genitali e gemiti sguaiati, liberi dai pudori della società, liberi dall&#8217;educazione della cultura, c&#8217;è un gesticolare sconnesso e furioso e un ballo di movimenti assetati di vita come pesci fuori d&#8217;acqua. Una scopata senza fronzoli e senza rimpianti che arraffa tutto quello che può con le sue mani ruvide di fatica, sporche di istinti, forti d&#8217;amore.</p>
<p>Fuori dalla nostra stanza, lì, nella realtà del corridoio del motel, inizia talk show popolare su taglie calibrate e detersivi tra le cameriere.</p>
<p>E noi ci addormentiamo tranquilli, perché non ci manca niente.<br />
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