Cuore di pietra
Com’è che ci si ritrova di colpo tutti induriti, con al posto del cuore un crampo calcificato?
Qualche mese fa, troncando la frequentazione con una persona cui mi ero anche trovata abbastanza bene, gli ho detto “scusa ma dovremmo vederci per parlare di cosa? Che non ti interesso più l’ho già capito da un pezzo, visto che non sono scema, e ho smesso di interessarmi alle persone a cui io non interesso. Quindi preferisco evitare di perdere tempo per sentirmi dire cose spiacevoli. Grazie”. Il tutto via msn, perchè il lui in questione non aveva neanche avuto il buon gusto di tirarmi il bidone dell’ultimo minuto a voce.
Non sono una stronza acida. Sono solo dotata di spirito pratico.
Sinceramente, dopo le mie varie traversie sentimentali dell’ultimo anno, ho semplicemente preferito evitare un’altra microfrattura al mio cuore, al mio orgoglio e alla mia forza jedi. Anche se non ero innamorata.
Ma ora che lo sono, e non sono più così pratica, mi accorgo che il mio cuore è diventato una gomma secca indurita del gelo e dalla desolazione, inflessibile e piena di crepe, che lo sforzo di piegarsi a un qualsiasi compromesso, a qualsiasi urto non elastico, potrebbe spezzare.
L’ho tatuato con motti e slogan da guerra di amorosi sensi, l’ho crocifisso per arrampicarmi su delle certezze, l’ho cauterizzato per chiudere i conti con il passato e ferite ancora in rosso, tanto da ostruire le arterie con irremovibili coaguli di consapevolezza.
E ora che la mia interpretazione schizofrenica di un non-detto mi ferisce non so più parlare, come una bambina che golosamente si è riempita la bocca di colla per paura che qualcuno le rubi la lingua. Per la paura di fare qualcosa di sbagliato, di rovinare la calma del silenzio, e soffrire ancora.








Io la devo smettere di passare qui da te
ciò che tu scrivi è come, ultimamente, anch’io mi sento, pur vivendo una condizione diversa dalla tua (niente rapporto di coppia per me) e considerando il fatto che ho pure qualche annetto più di te.
“La mia interpretazione schizofrenica di un non-detto mi ferisce” ecco, credo che per chi vive con autentico trasporto l’amore, questa sia una condizione che con gran fatica si riuscirà a superare, ci vuole coraggio e determinazione, bisogna accettare il rischio di far andar male le cose per farle andare bene, altrimenti andranno inevitabilmente male che lo si voglia o meno.
Il cuoricino è utile aggiustarlo, fasciarlo, cauterizzarlo all’inizio, ma poi è importante rinnovarlo, rigenerarlo, fargli cambiare pelle, altrimenti il poverino si irrigidisce e non batte più, non urla più.
Che bel commento
in effetti penso anch’io che dovresti smettere di frequentare il mio blog 
Con il tempo sono diventata dura, intransigente, intollerante. Forse, il cuoricino, ha solo bisogno di tempo per sciogliersi, magari con l’aiuto di un po’ di antigelo romantico.
So*
Il tempo che passa non lascia segni solo sulla pelle…
e lasciando passare altro tempo, si fanno altri segni.
Ciao So, bel blog, ci tornerò!
“Con il tempo sono diventata dura, intransigente, intollerante. Forse, il cuoricino, ha solo bisogno di tempo…”
…tempo che ti farà diventare + dura, + intransigente, + intollerante… il tempo non segna
solo la pelle!
Ciao So, bel blog, ci tornerò!
Eh lo so…ma vorrei cercare di “trasformare in ricami le cicatrici”… Non volio perdere quello che ho di puro, denso…
Torna torna!
So*