Love is a loosing game

2008 luglio 27
di Sophieboop

“Fate il vostro gioco, puntate, puntate, signori e signore” dice il croupier. “Mettete in gioco il vostro cuore” sussurra con voce melliflua. “Tutti i miei battiti sul rosso”, e la puntata è fatta.

E la ruota gira, e la pallina saltella tra le caselle. E tu rimani lì, trattenendo il fiato, con lo stomaco che si stringe forte come il pugno dell’Incredibile Hulk, con le mani sudate d’ansia e il cervello off, in attesa di scoprire l’esito della giocata. Vincere, o perdere.

“Il rosso vince”, dice il croupier, e noi tiriamo un sospiro di sollievo, ridacchiamo nervosamente, come se fossimo appena scampati ad un incidente mortale, lanciando occhiate fugaci di imbarazzo e incredulità agli altri giocatori

Ma perché abbiamo tanta paura di perdere, in amore? Perché a volte abbiamo tanta paura di perdere una persona, da rischiare di perdere noi stessi? O meglio, perché abbiamo così poca paura di rinunciare alla nostra personalità, pur di tenerci stretta una persona?

Mentre Amy Winehouse mi ricorda che love is a loosing game, ricordo tutti i momenti in cui pur di stare con una persona ho fatto “edit” su me stessa, e ho rinunciato al sogno di un amore meraviglioso e corrisposto – di amare una persona che mi amasse esattamente per quella che sono – per poi rendermi conto, immancabilmente, di come avessi ceduto, di come fossi caduta in basso, facendo solo finta di non essermi sbucciata le ginocchia. Facendo solo finta che non facesse male. Mi raccontavo che quella persona era giusta per me, quando invece non lo era per niente per il semplice motivo che non mi amava, e cercavo disperatamente di cambiare forma, in una dolorosa e dannosa mutazione della personalità, per diventare l’essere che il lui di turno avrebbe potuto amare. Mi raccontavo che scendere a compromessi è normale in una relazione, ma non mi accorgevo che stavo solo scendendo a compromessi con me stessa. Avevo spesso l’impressione di fare qualcosa di sbagliato, e non di sbagliato in sé o per me, ma di sbagliato o di disapprovato dal partner, perché il partner era diventato il metro di giudizio, e io avevo fatto del suo giudizio la mia verità.

Forse è la paura della solitudine, di non avere di fianco nessuno che soffi suoi nostri dadi e ci dica “gioca per me, baby”, che ci fa reagire in questo modo, quando sentiamo la disapprovazione che si guarda con i suoi occhi duri, dall’alto in basso. O forse è perché siamo talmente insicuri riguardo noi stessi e ci sottostimiamo così tanto, che non appena una persona ci degna di un briciolo di affetto, siamo disposti a tutto, persino ad uscire dal casinò dell’amore senza neanche le mutande, rivelando inoltre che durante quel grande gioco d’azzardo che è l’amore, pur di compiacere e di ottenere l’approvazione del nostro compagno/a di gioco, abbiamo anche cambiato sesso, o forse non ne abbiamo più neanche uno. O forse ancora, perché adeguarsi al pensiero di qualcun altro è tanto più facile che mantenere il nostro. Così facendo, siamo diventati eunuchi della personalità. Tutto questo, per non essere privati della fonte di quell’amore, quello che ognuno di noi dovrebbe a se stesso, che troppo spesso deleghiamo a qualcun altro e che non riusciamo a concederci da soli.

Quante volte ci siamo comportati come se il centro della nostra vita non fossimo noi, ma un’altra persona? Quante volte abbiamo delegato il valore che ci attribuiamo al giudizio di qualcun altro? Quante volte abbiamo deciso che il nero era rosso, solo per paura che le cose non andassero bene, per paura di perdere?

Spesso si dice che si ha paura di perdere una persona perché “è speciale”, come se noi non fossimo altrettanto speciali. Bisogna imparare a perdere, per non abbandonare i nostri sogni. Rinunciare alla partita, per non rinunciare al gioco, alla possibilità di vincere.

In amore, vince solo chi si ama.

In amore, come al gioco, vince chi sa abbandonare la partita quando ancora ha qualcosa da puntare. Se stesso.

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Altri pensieri:

  1. luglio 28, 2008

    Perchè abbiamo paura di perdere, in amore? Perchè la posta in gioco è molto grande e, come in tutti i giochi, se sbagli paghi. Ma in amore ti ritrovi proprio al tappeto.

    Io, però, credo che se la condizione per ‘tenersi una persona’ sia quella di rinunciare alla nostra personalità, stiamo puntando – sempre per rimanere in tema di gioco – sul cavallo sbagliato. Dovrebbe essere un grandissimo campanello di allarme.

    Il ‘brutto’, per così dire, è che quando si è troppo coinvolte sentimentalmente si smette di ragionare con la testa, e si comincia a dare retta solo al cuore. Che normalmente non ragiona.

    La tua conclusione è giustissima. Ma, purtroppo, non è semplice da mettere in pratica.

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  2. luglio 28, 2008

    Molto, molto difficile da mettere in pratica. La cosa di cui mi sono accorta, è che mi è capitato di trovarmi coinvolta, e di innamorarmi anche, per il semplice fatto di sentirmi “amata” e non per la persona in sé. Me ne accorgo solo ora, e credo che essere consapevoli di questo sia un primo passo verso una relazione più sana e più matura, rispetto a quelle che ho avuto in passato. Ovviamente, senza rinunciare alla passione.
    So.

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  3. luglio 28, 2008

    Io che cancello la mia identità per l’altra. Sono trappole e dinamiche in cui uno si ficca volontariamente, resta il fatto che interrogarsi sul perché lo si faccia è già un passo per uscire dalla spirale malata, salvo poi ricascarci in pieno.

    Personalmente mai successo, né in un senso (io che mi modifico per un’altra) né nell’altro (lei che si snatura per me fino a martirizzarsi). Per quanto mi riguarda io in amore procedo a “muso duro”: io sono così prendere o lasciare! e non per forza di carattere ma per paura (sana paura) di perdere la persona che potenzialmente potrei amare, perché a snaturarmi so che la cosa, comunque, non durerebbe; a lungo andare le contraddizioni insite in un simile rapporto esploderebbero, perché quello non è amore, è elemosinare una forma malata e bastarda d’amore. Ma in fondo credo che su questo si sia tutti d’accordo.

    Amore e gioco d’azzardo. Ripenso a come io fino a pochi anni fa mi comportavo (e usavo appunto l’analogia con il gioco d’azzardo): ero (e forse sono) uno che si alza dal tavolo da gioco quando ha ancora tutte le fiche ed una mano buona. Mi alzo (ossia mi allontano) perché so di non essere ciò che normalmente una ragazza comune desidera, o ciò che crede di vedere in me [già, ciò che lei pensa o come immagina che io sia, l’immagine che lei costruisce di me nella sua testa. C’è anche questo elemento da considerare: il fatto che in molte relazioni, secondo me, lavorano due coscienze che si elidono: io in lei vedo qualcosa, e viceversa, che potrebbe non corrispondere a come il partner si sente ed è realmente. Perciò subiamo involontariamente e inconsapevolmente un processo che avviene nella testa del partner e che annulla la nostra reale identità, per inventarne una che vada bene a lei/lui, e poi i litigi “tu una volta non eri così!” semplicemente non lo sono mai stato e adesso te ne sei accorta] e sentirmelo dire è una cosa che in fondo mi fa stare male. Perciò credo di aver bisogno di qualcuno di “speciale”, non in senso stomachevolmente romantico, roba da S. Valentino, ma la necessità di sfrondare le foglie del ramo per trovare il frutto-lei-the one con cui io possa essere ciò che sono; e una volta trovata (se uno ci riesce) è troppo rischioso fingere di essere come in realtà non si è e rovinare tutto. Smussare gli angoli, le asperità del carattere, reinventarsi in una forma leggermente diversa che vada bene ad entrambi, ma mentire mai.

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  4. advertiti permalink
    luglio 29, 2008

    quello che scrivi è un’amore.
    sempre ficcante, sempre sul pezzo

    le ultime tre righe poi, me le gioco appena posso

    ciao

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  5. luglio 29, 2008

    @Advertiti: Tnks!!! giocatela pure, ma ricordati il copyleft!!!
    @Taglia: sono d’accordo con te! Da “a lungo andare le contraddizioni insite in un simile rapporto esploderebbero, perché quello non è amore, è elemosinare una forma malata e bastarda d’amore” a “in molte relazioni, secondo me, lavorano due coscienze che si elidono”, fino a “è troppo rischioso fingere di essere come in realtà non si è e rovinare tutto”. Ma non condivido che il cambiamento e lo snaturarsi, in una relazione, siano “trappole e dinamiche in cui uno si ficca volontariamente”. Quello che è successo a me, è sempre stato un inesorabile scivolare su una distesa di ghiaccio, per poi ritovarmi in un putrido acquitrino. Forse c’erano dei momenti in cui me ne rendevo conto, o forse no, fatto sta che il “panico” di poter perdere l’allora fidanzato mi obnubilava completamente. Oggi, spero con tutto il cuore di aver imparato, almeno un po’, la lezione.
    So.

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  6. marasmi permalink
    luglio 29, 2008

    come ti capisco, anch’io!

    per quanto mi riguarda, ormai la paura non è più di perdere quella persona che pensi sia La persona (forse l’ho trovata, da un paio di mesi… vedremo) ma di perderMi, tante sono le volte che mi è successo.

    e penso che questa paura sia buona e giusta, perchè mi sta impedendo di farlo di nuovo.

    a costo di sentirmi, a tratti, stronza, o scostante, o di farmi venire quell’altra paura: di non andargli bene, bambina cattiva come sono (anche se svariati segnali di entusiasmo mi fanno presagire tutto il contrario…uau!).

    ultima cosa: è la prima volta, questa, in cui non sento di starmi innamorando perchè corteggiata: questo me lo sono proprio scelto io, prima ancora che lui pensasse anche solo vagamente a me come a una possibile compagna. ed è l’esperienza più eccitante che abbia mai provato con un uomo.

    suggerimento: concentrarsi sulle strategie funziona e ai tuoi occhi diventi una gran figa

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  7. luglio 29, 2008

    Sottoscrivo in pieno!!! In effetti, la paura che sento in questo momento, di perderMI, è un bel campanello di allarme che spero mi impedirà di rifare gli stessi, noiosi errori e di rivivere storie già masticate ( e rigurgitate).
    Anch’io sono in una situazione nuova, e mi trovo a fare i conti per la prima volta con la “nuova” me stessa, e la cosa mi disorienta un po’. Anche il fatto di essere “corteggiata” o cmq trattata “bene”, mi destabilizza un pochino. A volte mi sembra davvero di non capire più niente, e anche io divento stronzetta e scostante e lunatica e incomprensibile più dle solito (aiuto!!!). Ma cercherò di essere me stessa fino in fondo, “costi quel che costi”. Sono fermamente convinta che a LUI andrò bene esattamente così come sono, con tutti i miei spigoli e le mie lucine.
    In genere sono contraria alle strategie, ma forse un po’ di astuzia non sarebbe male, visto che sono in vena di sperimentazioni….soprattutto se mi fa sentire una gran figa.
    Grazie del tuo commento :)
    So.

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  8. luglio 30, 2008

    Bellissima l’analogia del gioco d’azzardo!!!
    In effetti mi trovate concordi tutti, è facile perdersi per paura di non essere più interessanti agli occhi della persona amata, salvo perderla proprio perchè si è cambiati e non si è più quella persona che era piaciuta a lui/lei. Avete mai pensato che proprio le cose che tendiamo a modificare per “andare incontro all’altro/a” sono quelle che potrebbero averli attirati all’inizio? Io ci ho pensato ultimamente dopo il mio ultimo errore e ritengo sia proprio così. Questa volta, per la prima volta, ho lasciato il gioco avendo ancora in mano le carte della mia vita, non mi ero ancora persa e sapete lui non l’ha presa bene, nonostante chi ci ha sofferto da morire, visto che ero innamorata, sono stata io, chi è rimasto male per non aver potuto giocare fino in fondo è stato lui, Una piccola vittoria ho perso lui, ma non me stessa. R.

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  9. luglio 30, 2008

    In fondo il gioco (gioco di ruolo, strategie, tecniche) tra le sue infinite potenzialità e sfacettature, non potrebbe essere semplicemente un altro modo per nascondere noi stessi, per annullare ciò che realmente siamo; per ottenere cosa poi ? E’ un momento ludico? Intrigante? Bisogna vedere quanto sia un modo per rendere il rapporto stuzzicante e quanto invece non sia un modo per complicare il rapporto, perché non sempre si è certi che la strategia di gioco sia serenamente condivisoa da entrambi o piuttosto solo da chi la propone, e l’altro/a accetti passivamente solo per non perdere il partner di cui si è invaghita/o (altro modo per annullare la nostra identità, ciò che sentiamo,). O è un modo che, lungi dal tenere il rapporto vivo e dinamico, tende piuttosto a cristallizzarlo perché l’intento è quello di definire fin dal principio le gerarchie: io mi pongo in una situazione dominante, tu devi rincorrermi, tu dietro come un vagone e se non ce la fai ti mollo per strada.

    Certo, tutto dipende da cosa uno cerca dal rapporto e da come intenda viverlo, e sicuramente esistono diversi modi di “giocare”.

    Però ogni tanto mi chiedo: è così difficile presentarsi ad un altro in maniera schietta, senza fronzoli, paranoie, inganni, giochini ecc. guardando l’altro in faccia e guardando noi stessi in faccia senza dover fuggire o nascondersi dietro a qualcos’altro?

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  10. luglio 30, 2008

    No non è difficile bisogna solo conquistare la stima per se stessi, sino a che noi per primi non ci rispettiamo non possiamo pretendere che l’immagine che offriamo agli altri sia gradita. Quindi via le maschere, vanno bene nei giochi di ruolo attorno ad un tavolo una sera, ma non nella vita reale. Usiamoli pure questi giochi per sfogsre le frustrazioni o semplicemente per divertirci ad essere chi non siamo, ma poi via le schede ed avanti con la propria faccia senza paura, chi non ci apprezza non ci merita. R.

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  11. marasmi permalink
    luglio 30, 2008

    ecco la mia idea di strategia:

    1. stare in ascolto
    2. non fare menate inutili
    3. non cercare/rincorrere troppo
    3bis. rispettare i tempi propri e dell’altro/a, i pieni e i vuoti, le vicinanze e le lontananze
    4. assecondare i movimenti
    5. non mostrarsi mai insicure/i, o meglio non perdere mai la propria sicurezza
    5bis. ricordarsi sempre che prima di incontrarlo/a eravamo sì sole/i ma non stavamo affatto male

    in sostanza: noi veniamo prima di chiunque altro e se questo è chiaro a noi e alla persona con cui abbiamo a che fare ci sono tutti i presupposti per “guardare l’altro e noi stessi in faccia senza dover fuggire o nascondersi dietro a qualcos’altro”. e anche per innamorarsi per bene

    il gioco è bello e vale la candela
    (l’autrice declina la responsabilità di ogni allusione sessuale ricavabile dalla suddetta affermazione. responsabilita responsabilitae reasponsabilitam…)

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  12. luglio 30, 2008

    Per me sia strategie che giochi di ruolo possono servire ad avviare un rapporto, ma perchè questo possa essere duraturo c’è necessità di avere il ‘common ground’ sui cui costruirlo. Ed è lapalissiano che più ampio è, maggiori sono le possibilità che questo sia solido.
    Quanto al cambiare/non cambiare: sicuramente bisogna non annullarsi, ma un minimo di cambiamento – equilibrato e da entrambe le parti – per me è necessario. D’altro canto si passa da uno stato di individualità ad una situazione di coppia. Cambiando le condizioni al contorno, mi suona più che giusto un ‘adattamento’… che costa probabilmente qualche rinuncia. A me è successo e non me ne pento affatto. E’ stato un buon investimento.
    Comunque per me la cosa più importante è essere se stessi, sempre. Fosse solo per un fatto meramente utilitaristico: non puoi fingere per una vita di essere diversa da quella che sei: mi immagino che stress sarebbe portare sempre una maschera e non potere essere mai stare rilassata…

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  13. luglio 30, 2008

    Ragazzi, ma quanti commenti! Adesso li leggo tutti e rispondo :)
    Grazie!!!
    So.

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  14. luglio 30, 2008

    Insomma avete detto quasi tutto voi! E mi avete dato tanti spunti di riflessione :) Grazie!!!
    Avete fatto considerazione giustissime e da me condivise, c’è un bel dibattito e ne sono davvero contenta. Non rispondo singolarmente ai commenti perchè mi sembra abbiate già sviscerato l’argomento, e che la summa del tutto tratti l’argomento in maniera sufficientemente profonda.
    Solo una considerazione, visto che sul gioco di ruolo ha scritto la tesi di laurea e l’argomento mi interessa molto: il gioco di ruolo, non è qualcosa di costruito, di finto e falsificato, non sempre almeno. E’ naturale comportarsi in modo diverso in situazioni diverse, è adattamento sociale. Di solito al lavoro non ci si comporta come in camera da letto. E’ anche normale, che in qualsiasi tipo di relazione a lungo andare, si costituiscano delle dinamiche di ruolo. Il fatto è che queste dinamiche mettono le proprie radici agli inizi di un rapporto, di amicizia o d’amore che sia, quindi, secondo me, bisognerebbe cercare di sforzarsi di costruire le dinamiche in modo che siano positive, e di non instaurare le stesse dinamiche che ci hanno fatto soffrire in passato. Forse qui, vale la pena di mettere un po’ di attenzione su come ci comportiamo, e su cosa vogliamo, perchè con il passare del tempo è sempre più difficile modificare i ruoli che si sono costruiti. E questo non vuol dire fingere di essere un’altra persona, o adattare machiavelliche strategie. Anche decidere di essere “più noi stessi del solito” può essere una strategia. Dipende tutto da cosa vogliamo, dall’intenzione.
    Quello che credo, è che davvero forse, la coppia sia l’unico ambito in cui si può essere se stessi “a tutto tondo”, senza filtri, fronzoli e orpelli sociali vari ed eventuali. Forse è uno dei pochi spazi di libertà che ci è rimasto. Cazzo, scopiamo, ci facciamo scopare, entriamo e facciamo entrare un’altra persona dentro di noi. DENTRO. Con lui/lei siamo NUDI. Se quando siamo nudi non riusciamo ad esserlo davvero, cosa cazzo lo facciamo a fare? Perchè dovremmo stare con qualcuno? Perchè dovremmo trasformare un’occasione di piacere e libertà, di amore, in una prigione e in una sofferenza? Siamo 2, nudi, in una stanza, dentro una casa. A cosa serve, se non a poter essere pienamente se stessi, fuori dalle regole del mondo e della società, avvicinandoci il più possibile al nostro essere “crudo”, primordiale?

    @Marasmi: ottima strategia, perchè non sembra una strategia, ma un modo sano per non perdere se stessi e vivere la relazione, scoprendo se davvero vale la candela. P.S: sei troppo fuori!!! anch’io faccio i giochini con le declinazioni ;)

    So.

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  15. luglio 30, 2008

    Meno male che avevo pensato di scrivere qualcosa di conciso. :(
    So.

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  16. luglio 30, 2008

    @Marasmi: vedi, dipende dal fatto che non ci si intende mai sui termini che si usano, nel senso che ognuno vi attribuisce un significato diverso :) Con gioco io intendevo qualcosa di artefatto, il tuo di gioco è la cosa più intelligente (e anche difficile) che in amore si possa fare :D

    Essendo nuovo vorrei fare una precisazione, per non essere frainteso: se scrivo qualcosa mi riferisco esclusivamente alla mia esperienza, non sto lì a giudicare gli altri che hanno commentano, anzi, l’idea di porre questioni dal punto di vista morale (bene, male) in termini assoluti non fa proprio parte di me. Io dico solo ciò che “per me”, io ritengo giusto o sbagliato, e non moralmente ma “emotivamente” che ha a che fare cioè con la mia necessità di essere sereno in un rapporto.

    A meno che io non specifichi diversamente :D tipo:

    @Sophieboop: mi è piaciuta molto (perché la condivido in pieno) la chiusura del tuo ultimo commento, il dentro e fuori come meccanica per tirar fuori la vera parte di noi… però… dove lo mettiamo in quel caso l’argomento del post? C’è una dicotomia tra prima del sesso “in cui annullo me stesso perché amo l’altro alla follia”, e durante il sesso in cui sono me stesso? O forse anche a letto non sono me stesso?

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  17. luglio 30, 2008

    Non avete idea di quanto sia felice adesso, vedendo che il mio blog è diventato davvero uno spazio per aprirsi, discutere, approfondire e confrontarsi.

    @Taglia: “Io dico solo ciò che “per me”, io ritengo giusto o sbagliato, e non moralmente ma “emotivamente” ” sottoscrivo con l’evidenziatore!! ;)
    Guarda, ho tirato fuori l’argomento camera da letto/sesso perchè credo sia l’ambito che contraddistingue l’amore, la coppia e la relazioni sentimentali in genere, ma non volevo fare una distinzione tra fuori e dentro determinate barriere fisiche o temporali. L’ho usato come simbolo, diciamo, di come vorrei fosse il mio (futuro?) rapporto di coppia. In coppia, in amore, dovremmo essere nudi, e farci vedere nudi, sopratutto dentro, sempre.
    So.

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  18. luglio 31, 2008

    “In coppia, in amore, dovremmo essere nudi, e farci vedere nudi, sopratutto dentro, sempre.”

    Sante parole, So!

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  19. agosto 1, 2008

    Ciao So,
    scopro adesso questo piacevole salotto, e, silenziosamente mi sono accomodata e ho letto tutti.

    Ci si perde quando non si mette in pratica il “come” per scelta cosciente.
    All’inizio è solo un malessere, ma presto degenera.
    E’ un errore che si paga caro.
    Se punterei ancora? Certo! Se mi rispetto posso vincere. Dipende da me. Cmq vada la storia.
    Non certo dal fato come in una roulette…

    Tornerò con dei biscottini… :)

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  20. Lorenzo permalink
    agosto 1, 2008

    Ciao a tt, passavo x caso e visto il tema nn ho potuto nn lasciare il mio pensiero..cmq io volevo soltanto dire ke in amore nn esistono “strategie”, “skemi” o cose del genere, io sn uno d qlli a cui piace aver sempre tt sotto controllo, calcolo tt alla xfezione compresi eventuali imprevisti, difficilmente mi ritrovo spiazzato o cmq in una situazione ke nn avevo previsto, io lo considero un pò un dono intuire le mosse degli altri, giuste o sbagliate ke siano ma immagino sempre cosa farà qllo/a, cm si comporterà qll’altra e mi ripeto, difficilmente mi sbaglio specie se è la prima cosa ke penso… forse m sto dilungando un pò trp cmq l concetto è ke se in una qlsiasi circostanza uno riesce ad aspettarsi in linea d massima le conseguenze o cmq qllo ke potrà accadere ciò nn può esser fatto valere in amore, semplicemente xkè tu stesso nn sai cm puoi reagire ad una determinata situazione.. quindi bisogna vivere il momente così cm viene, nn pensando a nnt, ma essendo semplicemente se stessi nella maniera + naturale possibile, poi se va bene meglio ma se dovesser andare male pazienza, anzi è un’esperienza in + ke sicuramente ti servirà in futuro… io da un pò di tempo a qsta parte la vedo così..anke se una storia va male nn c’è da disperarsi ma da cogliere le esperienze!

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  21. agosto 1, 2008

    @ Nelsoncocker e Lorenzo: benvenuti e grazie per i vostri commenti :)
    Scusate la risposta sintetica, ma il il prossimo fulmineo post spiegherà tutto ;)
    Mi piace molto “Se punterei ancora? Certo! Se mi rispetto posso vincere. Dipende da me” e anche “anke se una storia va male nn c’è da disperarsi ma da cogliere le esperienze!”.
    Tornate a trovarmi!
    So.

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