Room 401 # 3
Ed è di nuovo l’alba, io ondeggio di nuovo quieta sul tuo petto al ritmo del nostro respiro, gocciolando sudore gioia lacrime. Sulla mia terra.
La tua mano è sulla mia schiena. Riposiamo. Riposiamo amore. Che la notte è ancora lunga.
Ed è di nuovo l’alba tra di noi. E tutto può ricominciare di nuovo.
Le tue labbra sulla mia fronte. Le tue dita tra i miei capelli. Mi sento come se avessimo appena creato qualcosa di bello. Come se nostro figlio fosse appena nato. Come se avessimo lottato per far crescere una rosa su un pianeta di sabbia.
E con questo pensiero mi addormento tra le tue braccia, con te ancora nella mia carne.
Mi sveglio piano, balbettando sguardi e pensieri mentre mi sollevi dal letto come una sposa nuda che per la prima volta varca la soglia di casa. I miei occhi si richiudono, sento solo il rumore dell’acqua che scorre, che da lontano si fa vicino, e poi improvvisamente smette. L’acqua mi lecca la pelle mentre mi adagi nel mio nuovo letto liquido di cielo limpido.
Ho ancora gli occhi chiusi perché questa volta sono io che cedo il comando a te. Perché sei più forte, perché sai proteggermi e amarmi. Perché so che non mi faresti mai del male.
E l’acqua e le tue mani lavano via tutto il mio dolore, lasciando solo la bellezza e un sorriso estatico sulla mia bocca stanca, leccando tutte le ferite della mia vita. Ma quelle tue stesse mani non riescono a lenire lo squarcio della mia anima, che si infiamma sempre più di porpora e oro, e l’amore mi inonda il petto del desiderio che ho per te. Per te, che sei la mia cicatrice più bella. Che nessuno, nessuno, potrà mai ricalcare.
E rimango in silenzio, e mi lascio cullare. Mi lascio cullare, cullare, cullare…
Finché non scivoli vicino a me con uno sciabordio che mi fa pensare “è arrivata la mia scialuppa”, la mia nave per un mondo parallelo, per il mondo esattamente come l’ho sempre immaginato. E il mio corpo diventa creta umida al contatto con la tua pelle bagnata, che mi circonda di bene e mi avvolge e le tue dita si intrecciano di nuovo con le mie, come il mare con il suo fondale e una ciocca di capelli bagnati mi scivola molle sul volto e tu la scosti e io non resisto e apro gli occhi e vedo che mi guardi negli occhi come il destino e so già tutto quello che pensi e tutto quello che senti e so che stai per baciarmi di nuovo, e mi baci di nuovo. E mi baci ancora, e ci baciamo di nuovo. Di nuovo, ancora. E tu sai di tutte infinite possibilità di una vita.
Mi giro piano e appoggio la mia schiena contro il tuo petto e tu mi accarezzi come una corrente tiepida e sottile e la mia pelle si increspa come l’oceano sotto la brezza di uno straniero e il tuo respiro è scirocco sui miei ghiacciai e sento qualcosa di più denso e più caldo, ma allo stesso tempo più liquido dell’acqua che nasce tra le mie gambe, scendendo dalla mia anima, dal mio cuore, dal mio ventre. Mi viene da ridere ma sorrido. La chiamo “pace”.
Chiudo gli occhi. Chiudi gli occhi.
E rimaniamo in silenzio, e ci lasciamo cullare. Ci lasciamo cullare, cullare, cullare…
Sento che la terra mi viene a mancare perchè tu ti muovi ti allontani e io mi sento come una bimba smarrita e già abbandonata, e penso che tu te ne stia per andare, solo perché non siamo più nella stessa acqua, finchè non sento la tua mano che si offre alla mia e ti vedo in alto davanti a me come se potessi portare il mondo, e allora so che posso richiudere gli occhi e lasciarti guidare i miei passi ciechi sul pavimento freddo e bagnato. Finalmente, di nuovo, vicino a te.
… e la mia pelle si increspa come l’oceano sotto la brezza di uno straniero.
E stilla rugiada che ricade ai miei piedi formando piccole chiazze di attesa e sorpresa quando sento una carezza e i petali di una camelia bianca, che per sbaglio si trovava lì proprio per noi, che raccolgono ogni goccia. E a un certo punto non capisco più se sono sempre i petali, o la tua lingua o il tuo respiro o la tue dita che vagano e accarezzano e graffiano e baciano, percorrendo la mia schiena che si inarca, il collo che si inchina, le labbra che si dischiudono serrando gli occhi già chiusi e ancora più bui per il piacere, aprendo le mie cosce e le mie voglie, lambendo ogni piega rubando ogni segreto creando il sangue, la passione e la vita e come un peccato mal celato e ricacciato subito in gola mormoro “voglio che mi scopi, voglio che mi scopi come una puttana” e tu mi sollevi ancora una volta sovvertendo la legge di gravità dettandone una nuova che mi fa volare e le mie gambe si stringono a te mentre mi baci mi baci mi baci e con la voce bassa e ancestrale di un tuono dici: “voglio scoparti fino a morire. Vieni con me”.











Che bello!!!!!!!!!!
Sono davvero impressionata, stai descrivendoci un sogno.
Aspetto sempre con ansia lle nuove puntate.
Grazie per questo regalo. R.
Tnks! (arrossisco un po’)…in effetti è proprio un sogno…
Spero di riuscire a scriverle in fretta…uffa, il tempo è davvero poco
So.