Room 401 # 2

2008 giugno 3

cileccaguardavo il soffittosto per venireorgasmoorgasmo multiplo definitivo Ti è piaciuto?

So esattamente cosa fare: questo è il mio dono per te.

Ti accompagno vicino al bordo del letto e mi metto di fronte a te. Con un dito, puntato come una siringa di adrenalina al centro del petto, ti spingo piano e tu ti siedi sul bordo e le nostra ginocchia si toccano. Il liscio delle mie e il ruvido delle tue. Hai la testa dritta e il collo proteso a cercarmi nell’aria. Io allargo le gambe e mi siedo sopra di te come una cavallerizza, bagnandoti un po’ con la mia eccitazione, sentendo il tuo calore eretto contro la mia pancia. Ti abbraccio intrecciando le mie dita dietro la tua schiena, i nostri volti sono vicini e gli occhi sono chiusi e il tuo respiro intermittente mi guida verso la tua bocca e ti bacio, afferrando le tue labbra tra le mie, intrecciando le nostre lingue umide in una carezza che promette tempesta. Mi separo da te mordendoti un labbro, spingendomi indietro, per aprire gli occhi e vedere che mi cerchi come un neonato affamato di vita.

Mi alzo e faccio il giro del letto e sento sotto i piedi il freddo inanimato del pavimento che mi ricorda che sono davvero lì, che sono davvero con te, che questa pazzia sta accadendo in una bolla di un tempo e un luogo che non esistono, destinata a scomparire al mattino, spazzata dalle lenzuola che si sollevano, rotta dallo scattare di una serratura, dal chiudersi della porta.

Ti dico: “Stenditi” e il tuo corpo disegna onde bianche di seta sotto il tuo peso. Io ti guardo da lontano, immobile, come un bambino che si mette in bella posa per ricevere la sua meritata ricompensa, con le braccia che si congiungono al centro, lasciando scoperto il tuo peccato. Ti guardo da lontano e le mie pupille si dilatano della voglia che ho di scoparti diperatamente e della malinconia di dover abbandonare un fratello.

Spengo l’ultima luce. È buio. Piove.

Mi stendo di fianco a te e sento la pioggia leggera che sbatte contro i vetri delle finestre come tutte le più piccole parti di noi che diventano lacrime di gioia dolore passione rabbia contro il mondo contro il destino il tempo lo spazio i kilometri quello che è già successo prima, quello che sta accadendo ora e che non accadrà mai. Mi chiedo come dev’essere vivere una vita con te.

Mi avvicino e svelo per un attimo i tuoi occhi che risplendono come conchiglie sul fondo del mare.

Ho freddo e il contatto con la tua pelle mi fa rabbrividire ancora di più, e tu stai per dire qualcosa ma io inizio a disegnare il tuo petto con un dito che scorrendo leggero sulla tua pelle fa sbocciare mille vulcani sepolti nel cuore della terra. E tu taci. C’è solo il nostro respiro, c’è solo la pioggia e il nostro odore nell’aria. Sento che il tuo sangue è talmente caldo che sembra freddo e uno strano vuoto mi riempie lo stomaco di pazzia e mi annebbia la vista la mente e sento solo un battito pulsante che cerca di sfondarmi il petto e il ventre perchè cerca di nascere, e mi struscio contro il tuo fianco e ti tengo per mano mentre ti accarezzo, mentre mi accarezzi, come se avessi paura di cadere, di attraversare la strada, di attraversare la linea per non tornare più indietro. Con un unico gesto creo le braccia le spalle il collo il torace il ventre sempre più in basso e tu inarchi la schiena chiedendo di più e allora le dita diventano la mia lingua morbida come una rosa senza spine, che nascono in te graffiandoti nell’attesa di penetrarmi.

E tu sei sulla mia pelle leggero come il vento alle 5 del mattino.

Mi sdraio sopra di te come un’ombra per sentirti completamente addosso e ti bacio e ci baciamo e io tengo la tua testa tra le mani passandole tra i tuoi capelli poi la lascio andare perché voglio abbandonarmi a te e baciarti e basta senza alcuno controllo e tu mi abbracci e metti le mani sulla mia schiena e la esplori con una lenta paura come se fosse una savana di bestie pericolose e accarezzi il mio culo come una coppa d’oro, lucidandolo, e allora io mi giro e tu mi baci il collo e la mia schiena è contro il tuo petto e le tue mani stringono il mio e poi si aggrovigliano e io struscio il tuo cazzo duro e bollente tra le carni morbide del mio culo e mi risollevo e lo faccio scorrere sulla mia figa che distilla desiderio stringendolo tra le cosce. Lascio che il tue dita accompagnino i miei movimenti come 10 proletari agli ordini della tua voglia mentre mi lascio andare sempre più giù baciandoti i piedi, lavando quei piedi santi che ti hanno portato da me. E anche se non ti vedo sento che stai godendo perché nessuna ha mai ceduto così tanto per te.

Risalgo strusciando i capezzoli duri sulle tue gambe come puntine di un giradischi che ti fa suonare di piacere finchè la mia lingua non fa alzare il volume di colpo quando arriva al tuo cazzo e inizia a leccarlo piano come se fosse un soldato ferito e le mie labbra si schiudono per accoglierlo dolcemente come due balie sole. E mi afferri per i fianchi e mi attiri a te e anche tu inizi a leccarmi piano facendomi sciogliere sempre di più regalandomi piccole scosse che spengono ogni luce e accendono un orgasmo in ogni fibra del mio corpo.
Ma io non voglio cedere, perché è il mio turno, e non ce ne sarà un altro. Perché adesso sono io che ti voglio scopare.
Perché questo è il mio dono per te e so esattamente cosa fare.

Prima che tu possa trattenermi strappo piangendo piacere la mia figa alle tue labbra che rimangono stupite e orfane. Mi giro per poterti baciare e trovo una nuova casa per te, dentro di me, per non farti sentire solo. Mai più solo. Strappo anche la tua benda e ti guardo negli occhi e non mi ricordo ci sia già stata un’altra volta. Solo. Mai più. Ci sono io, ora. Ci sono solo io ora.

Siamo solo io e te.

La pioggia batte sempre più forte il ritmo del desiderio violento e io invento una nuova danza solo per te. Ondeggio quieta albeggiando, godendo di ogni spinta, tenendomi salda sulle tue spalle come il mare alla terra che entra ed esce da me. Descrivo vortici che ti avvolgono ti trascinano in me sempre più verso il centro del mondo del nostro mondo e la mia testa si rovescia all’indietro come una nave senza guida e senza rotta e anche la mia anima rovescia tutto il suo carico mentre ti sento sempre più dentro di me come lava incandescente che si getta nell’oceano gelido che scolpirà di nuovo il mio cuore mentre la tua anima palpita cresce si contrae per nascere di nuovo e mi brucia la carne mi brucia viva mi brucia dentro scopando ogni mio segreto perché il piacere è troppo intenso e assomiglia troppo al dolore e io rubo le voglie dai tuoi occhi dalle tue labbra e ti bacio e ti bacio e ti bacio e non riesco a smettere di scoparti di godere e adesso sono io che sono cieca dal piacere dal nulla dal tutto e il buio diventa sempre più luce e io e tu diciamo insieme esplodendo stelle: “vieni con me”.

Altri pensieri:

  1. giugno 4, 2008

    Su questo ti dò un 8, nn male, mi sono letto anche la prima parte e la storia è lineare, senza sbavature, qualche incertezza, ma nel complesso è ben pensata.

    Posso confermarti che scrivi bene, quando ti ci metti ;-P

    brava brava!

    salutami La & friends, magari ci si vede nel WE :-)

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  2. giugno 4, 2008

    Tnks!
    cmq i voti non mi piacciono. E non è una storia pensata, e non mi ci sono neanche messa, mi ci sono trovata, in un modo o nell’altro, in mezzo.
    Baci
    SeeYouSoon
    So.

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  3. giugno 5, 2008

    ..wow..

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  4. giugno 5, 2008

    ;)
    So.

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  5. Paul permalink
    giugno 6, 2008

    “Risalgo strusciando i capezzoli duri sulle tue gambe come puntine di un giradischi che ti fa suonare di piacere finchè la mia lingua non fa alzare il volume di colpo quando arriva al tuo cazzo e inizia a leccarlo piano come se fosse un soldato ferito e le mie labbra si schiudono per accoglierlo dolcemente come due balie sole.”
    Bella scena So… complimenti!

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  6. giugno 7, 2008

    Tnks…
    So.

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