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Campi blu, cielo verde

29 maggio 2008

E’ tutto il contrario di quello che avevo immaginato.

Tu non mi guardi da lontano, fuggendo nel vento.
Tu mi aspetti in uno spiazzo, fumando una sigaretta a testa bassa, tirando calci alla polvere.

Non ci avvinghiamo. Non ci avviciniamo.
Rimaniamo distanti.

A guardarci. Immobili. Sospesi.
Come se il nostro spirito di sopravvivenza ci tenesse lontani, come se tra noi ci fosse la resistenza invevitabile di due calamite che hanno troppa paura di toccarsi.

Ho la gola secca, deglutisco e ingoio un po’ di polvere cotta dal sole.
Da dietro gli occhiali scuri, il cielo è diverso, i campi sono diversi. Vedo i colori cambiare. Diventano liquidi dentro i miei occhi. I campi sono blu, il cielo è verde.
Le mie guance sono roventi e si rannicchiano sugli zigomi, abbozzando un sorriso.
Anche tu sorridi, spostando un piede in avanti, ma poi dondoli subito indietro.
E il mio stomaco va in altalena.
E ormai non sento più nessuna parte del mio corpo, stordita dal battito, e anche il rumore della campagna e di pochi motori lontani è troppo. Anche il silenzio è troppo.

E ora ispiegabilmente ci troviamo vicini. E per la prima volta ti guardo negli occhi e quasi ci cado dentro.
Riesco solo a dire una cosa stupida. Riesco solo a dire: “non sono bella come avevi immaginato”.

E tu trovi la mia mano e la porti vicino al viso, e la baci, e la costringi, le insegni ad accarezzarti, facendole sentire che non deve aver paura con il ruvido della tua barba e il morbido delle tue labbra. “Hai ragione. Sei molto più bella di quello che avevo immaginato.”
E la mia mano si lascia addomesticare e si lascia portare con te tra l’erba alta, che si piega inchinandosi sotto i tuoi passi decisi. Perchè vuoi farlo subito, vuoi farlo adesso, adesso che hai troppa paura anche per pensare.

Adesso è un altro tempo e un altro luogo e io ho una gonna un po’ lunga che mi si annoda tra le gambe e le farfalle mi volano attorno e il mio sguardo le insegue e io ti seguo e il sole mi bacia e io sorrido e mi fai correre verso un albero al centro del mondo. E’ un albero grande e noi ci stendiamo su un piccolo pendio, abbracciati, senza stringere troppo, con il ventre contro il cielo e la schiena sulla terra gravida e umida, con l’erba che ci fa il solletico e approfitta di ogni centimetro di pelle nuda e inerme.

Come la mia volontà.

E il vento ci spettina i capelli.
Tu non hai ancora lasciato la mia mano. E neanche il mio cuore.
Ti giri su un fianco e mi guardi come se fossi tutto e io leggo nei tuoi occhi tutte le tue parole. Tutte le nostre parole.
La tua mano è tra i miei capelli e sento il tuo respiro che mi bacia la faccia e il tuo odore che è come l’odore del grano e della tempesta e tu senti i miei lineamenti con il naso e assaggi le mie labbra che si schiudono come il sorriso di un bambino addormentato e poi le nostre lingue si toccano, e danzano e hanno il sapore di una pesca matura.
La tua mano si posa sul mio petto che oscilla, scalpita e la spinge su un fianco, e tu lo afferri con forza per non cadere subito tra le mie gambe e ti stringi a me e senti che sono completamente tua tra le tue braccia languida e folle e incosciente e morbida come una scultura di nuvole, come un’amante, una bambina, una madre. Femmina.

Le mani si rincorrono sotto i vestiti, sfollandoli come vecchi teli in una casa disabitata che sta per tornare viva. Sollevi la mia gonna leggera che si spalanca come un respiro sui miei fianchi e sento la tua pelle così calda così diversa per la prima volta addosso alla mia e con i fianchi scavi la strada tra le mie gambe e oh mio dio sei tu sei davero tu sei vivo sei vero sono viva e mio dio mi scoppia il cuore e tu sei dentro e mi scopi e i fiori urlano gridano godono ed esplodono i colori e diventano bianco puro e volano dimenandosi in una musica di libertà e gioia come se il mondo girasse al contrario come se il pieno fosse il vuoto come se il vuoto mi cadesse dentro come se cadessi nel pieno
dentro di me
dentro di te
sei dentro
siamo dentro
e tu sei mio
e io sono tua.

E’ tutto il contrario di quello che avevo immaginato.

.. …

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