Kina
sotto il peso della fatica. Del passato. Della paura.
Kina. Come una nuvola d’inchiostro nero buio che si espande voluttuosa e prepotente in un bicchiere di acqua limpida, fino ad oscurarla del tutto.
Kina. Trabocco bleeeeeeeeeeeeeeeeeeah.
Kina. Che si annida nella mia pelle, formando sottili ragnatele di male.
E’ sabato sera e io ho detto fanculo tutto, fanculo il sabato sera con la sua febbre e i suoi comandamenti di divertimento e sollazzo, io me ne sto a casa. Per riprendermi, Per riprendere fiato. Per riprendere luce.
La sindrome premestruale impazza e miete vittime. Sono polemica, cupa, scostante.
Ieri sera ho pure litigato un tipo che mi ha detto “hai 23 anni, sei troppo giovane per capire”. Cosa? Il dolore, l’amore, la vita? Come cazzo ti permetti? non mi conosci, non sai niente di me, e non solo ti permetti di dire che non posso capire perchè sono troppo giovane, ma che se sono sola è perchè non me ne frega un cazzo dell’amore e voglio solo andare in giro a scopare, perchè le donne sono stupide puttane stronze? A me? A me?
Poi un altro mi ha detto che io non sono il tipo di donna a cui si regalano i fiori. Già, vero, a una con la giacca di pelle, i jeans e le borchie al massimo si possono dare 50 euro. O un vibratore. Ma un fiore, un fiore, no. Perchè le donne con le borchie non meritano i fiori, hanno il cazzo duro e sono senza cuore. Non hanno un briciolo di romanticismo, a loro non farebbe piacere, loro butterebbero a terra quella rosa, o la userebbero per grattarsi la schiena – o altro. Io mi devo ripigliare di sicuro, ma anche certa gente non è messa bene…
Lo sfogo di cui sopra è la prova concreta del mio stato mentale. Ho voglia di starmene in pace, nel mio guscio, a fare i cazzi miei, a scrivere. A dormire almeno 7 ore, stanotte, perchè così non ce la posso fare un’altra settimana.
Vita intensa. Talmente intensa che nel girare su me stessa e girare la testa gli occhi la mente le palle ho perso la bussola, o, per usare una parola che amo, la trebisonda (cosa significhi, per me rimane ancora un mistero).
Stasera scrivo. Anzi no, non tanto a dirla tutta. Mi sono messa a taggare vecchi post pre-saperecos’èuntag. e ho trovato buoni spunti. Ho riletto un po’ di stralci raggrinziti, e ora capisco se chi vista il blog per la prima volta, e va a spulciare gli archivi dei primi mesi, poi mi dice: “ma stavi male in quel periodo?”. La risposta, evidentemente, è sì. E sembra che uno stia anche peggio che nella realtà, perchè la scrittura esaspera, perchè si scrive più spesso quando si è nella merda che quando si sta bene, perchè scrivere aiuta.
A ricordare. La vita attraversata fin qui e ad essere fieri di se stessi. Ad immaginare il futuro con desiderio e speranza.
A ricordare. Il bello e il brutto passato insieme. A dire grazie.
A capire. Che non è ancora chiusa, che no è ancora superata, finita.
A dire Vaffanculo.
Perchè (anche se non leggerai mai visto che non te ne frega un beneamato di leggermi, di sentirmi) mi devi ancora ridare le mie cose. Non le mutandine di pizzo che abbiamo comprato insieme a Londra, anche se non te ne frega un beneamato neppure di queste, visto che: a) non le metterai mai – spero!; b) non le regalerai mai o non le butterai mai- spero per te!; c) non le annuserai mai per sentire il mio odore in una notte di nostalgia – spero? d) te le ho lasciate come regalo d’addio. Io rivoglio i miei libri, i miei film, e il mio pigiama. Soprattutto i libri. Voglio solo questo. E magari rivederti, visto che sono 4 fottuti mesi che non guardi in faccia “la dona più importante della tua vita”. Deve essere proprio una stronza, no? Non si merita neanche una telefonata del cazzo. Va bene che il tempo guarisce ogni cosa, ma in questo momento il tuo silenzio non è propriamente geniale. Perchè io mi sono rotta il cazzo di chiamarti, di essere gentile carina simpatica dolce comprensiva premurosa in quelle rare occasioni bimensili in cui ci si sente. Perchè io ho fatto tutto quello che potevo fare, perchè tra di noi finisse “bene”. Mi hai mollata, ma ti comporti come se fossi stata io a lasciare te. Poi ogni tanto hai le tue uscite del cazzo che evito di trascrivere perchè forse mi è tornata un po’ di ragione. Complimenti, stai riuscendo a perdere una persona che ti ha amato davvero, e che ti vuole bene, davvero. Ah, e poi vorrei anche ridarti le tue cose. Tipo il regalo per l’anniversario, quello che hai detto: “siamo proprio io e te (quei 2 teschi freschi di nozze e decomposizione)!” “tienilo tu, poi quando andiamo a vivere insieme lo mettiamo sulla libreria”. Tipo il regalo di Natale “che non mi merito”, ma che ti ho fatto con il cuore, e che vorrei che tu avessi, anche perchè sono stufa di tenere pacchetti e pezzi di cuore nel mio armadio. Tipo le cose che hai lasciato da me. Non voglio buttare via quello che c’è stato, davvero, ma ho bisogno di voltare pagina. Ti voglio bene, ma adesso basta giocare, ok? Basta giocare con me, con i fili, con i legami, con i trucchetti, le scuse banali, le frasi ad effetto. Basta. Non mi ricordo neanche la tua faccia, il tuo odore, la tua voce. E questo fa molto male. Devo rileggere per ricordarti. E’ tremendo. Dover avere qualcosa a testimoniare che la nostra storia non è solo un’altra delle mie storie, delle mie fantasie, delle mie invenzioni. Ti prego, ma che cazzo stiamo facendo? Ci stiamo solo perdendo. Non allontanando. Perdendo. Nel tempo, nelle paure. Neanche io so come sarà. Ma voglio andare avanti. E Janis oplin, proprio adesso, sta cantando con l’utero “a woman left lonely”. Cazzo.
E poi una valanga di ricordi e di “fottiti” che urlano in testa, perchè alla fine sono orgogliosa anche io, perchè mi fa male, perchè ogni tanto mi manchi, anche se ormai sei impalpabile. Poi penso che adesso non mi comporterei più come ho fatto, certe cose non le sopporterei. Ma rifrei lo stesso percorso, 1000, volte, perchè allora non potevo fare altrimenti. Ma torna quel dubbio, totalmente inutile e tossico, ma se fossi stata come sono adesso? E non so che risposta vorrei avere. E mi manchi perchè stasera sono stanca come quando stavamo insieme e stavamo a casa aguardare un film, facevamo l’amore, e poi ci addormentavamo e tu mi dicevi “mi abbracci?”. Uffa. E tu invece, vieni vicino a casa mia, e non ti vengo neanche in mente, e non mi chiami, e non mi pensi, e, alla fine, neanche io esisto più per te. Sono solo una delle tante, che si è persa nelle tacche del tuo ascensore.
E’ incredibile che in 4 cazzo di mesi, facendo la stessa strada, non ci siamo mai incontrati. Ti rendi conto che sono 4 mesi che non mi guardi negli occhi? Non saprei neanche cosa dirti, come comportarmi, cosa sentire. Non so neanche se ti riconoscerei. Anche se sono sicura di sì. Forse tu non mi riconosceresti.
Non ce la faccio più. Voglio digerirti. Metabolizzare. Mi blocchi, mi blocco. Torni sempre, come un singhiozzo. Non ci sei sempre. Ma torni sempre. Vieni avanti, o rimani indietro.
Basta.
Dopo questo sfogo isterico su tasiera. Dormo. Sono le 00.02.



Una motivazione allo sklero: sono arrivate silenziosamente, di soppiatto, in piena notte…e con 3 giorni di anticipo. Primavera, ormoni, luna nuova: attenzione, sono pazza come una cavalla pazza pazza pazza.
So.
E si non c’è via di scampo dobbiamo inventare un digestivo potentisimo per liberarci dai fantasmi, perchè credimi questo sono, Non torneranno se non per torturarci ancora e noi li accoglieremmo senza parole ma con il cuore traboccante di gioia. Non dare retta a hi ti dice che non capisci perchè sei troppo giovane, la maturità non è una questione di età figurarsi se può esserlo la sensibilità. Vorrei regalarti virtualmente una rosa per farti capire che te la meriti e vorrei poter togliere le spine e portarle a colui che pur non meritandoti ti ferisce ancora per fargli capire cosa è la sua vita senza te. Siediti sulla riva del fiume e aspetta Sophie………
Grazie…sento che mi sei vicina…adesso è tutto un casino di ormoni sensazioni vita… ma so che tutto ritroverà il suo ordine disordinato
So.
..anf..anf..porca paletta..
…eh eh…sob sob…
altro che porca paletta! porco rastrello!
So.