La ragazza che mangiava i finocchi
No, non è una ragazza omofobica con scatti d’ira antropofaga. Credo che poi, a lei, la carne non piaccia neanche, a giudicare dalla goduria estrema e trasognata che si disegnava leggera sul suo volto mentre addentava un finocchio. Sì, proprio un finocchio, bianco e intagliato. E non “sgranocchiava” o “mangiava”. “Addentava”.
Ore nove di un giovedì mattina come tanti. Metropolitana Linea 2 (la verde…ci sarà qualche oscuro legami Karmico con la verdura?), Gioia, fermata Gioia. La calca rende faticosa la respirazione con i suoi effluvi di alito mattutino e profumi abusati. La gente si spinge, si comprime, sbuffa e non sorride.
Ma lei se ne sta lì, in piedi, con tra le braccia un sacchetto di bianca carta spiegazzata. Impassibile, indifferente, estranea al tempo e allo spazio. E’ bella. Di un miele leggero e tiepido, con lo sguardo rivolto verso il cielo, anche a 30 metri sotto terra. E lei, alle nove di mattina, lei mangia un finocchio. Non tagliato, non a fette o a spicchi. Lo mangia a morsi, come se fosse una mela, con ancora dei ciuffi verdi attaccati alle estremità. Mangia tutto, anche le foglie esterne, quelle più spesse fibrose, anche il torsolo legnoso e compatto. Morde con soddisfazione e godimento, avidamente, e un po’ di succo trasparente cola agli angoli della sua bocca. Lei lo asciuga con il dorso della mano, e asciuga la mano sulla giacca. Mangia ancora, addenta ancora, con tanta foga da inarcare le sopracciglia mentre morde, lasciando intravedere la muscolatura quando la bocca si allarga e si chiude come una tagliola sull’ortaggio, facendolo crocchiare come un mazzo di ossa fracassate.
No, non mangia finocchi di prima mattina perchè è a dieta. Lei ha fame. Forse più che di cibo, di gesti, violenti, convulsi. Primitivi. Lei non mangia. Sbrana.
Il vagone inizia a svuotarsi, fermata dopo fermata, morso dopo morso. Quando sono scesa io, la ragazza che mangiava i finocchi era seduta da sola in un posto da due, abbracciando il suo sacchetto spiegazzato, guardando il cielo fuori dal finestrino. Quando sono scesa io, ne aveva già mangiati due.





Stranezze metropolitane…Ogni tanto la poesia si infila nella nostra vita…
Se è vero che ognuno può, e deve, esprimere il suo essere come meglio riesce pensa a quanto sei fortunata tu che riesci a farlo scrivendo a volte in modo leggero e divertente ed a volte in modo intenso e commovente, ma pur sempre trasmettendo il tuo essere del mnomento senza nemmeno l’aiuto dell’immagine!!! Grazie a te anche lnoi sappiamo di lei adesso e la vediamo con occhi forse migliori grazie alla tua visione che se l’avessimo personalmente incontrata. Quanta raffnatezza in una persona che rende poetica un’immagine altrimenti quasi patetica.
Grazie 1000!
ho una serie di post in ncantiere che credo ti paiceranno…spero di riuscire a pubblicarli al più presto!
grazie ancora per i tuoi commenti, sono sempre delicati e costruttivi!
So.