La ragazza che mangiava i finocchi

2008 Aprile 3

No, non è una ragazza omofobica con scatti d’ira antropofaga. Credo che poi, a lei, la carne non piaccia neanche, a giudicare dalla goduria estrema e trasognata che si disegnava leggera sul suo volto mentre addentava un finocchio. Sì, proprio un finocchio, bianco e intagliato. E non “sgranocchiava” o “mangiava”. “Addentava”.

Ore nove di un giovedì mattina come tanti. Metropolitana Linea 2 (la verde…ci sarà qualche oscuro legami Karmico con la verdura?), Gioia, fermata Gioia. La calca rende faticosa la respirazione con i suoi effluvi di alito mattutino e profumi abusati. La gente si spinge, si comprime, sbuffa e non sorride.

Ma lei se ne sta lì, in piedi, con tra le braccia un sacchetto di bianca carta spiegazzata. Impassibile, indifferente, estranea al tempo e allo spazio. E’ bella. Di un miele leggero e tiepido, con lo sguardo rivolto verso il cielo, anche a 30 metri sotto terra. E lei, alle nove di mattina, lei mangia un finocchio. Non tagliato, non a fette o a spicchi. Lo mangia a morsi, come se fosse una mela, con ancora dei ciuffi verdi attaccati alle estremità. Mangia tutto, anche le foglie esterne, quelle più spesse fibrose, anche il torsolo legnoso e compatto. Morde con soddisfazione e godimento, avidamente, e un po’ di succo trasparente cola agli angoli della sua bocca. Lei lo asciuga con il dorso della mano, e asciuga la mano sulla giacca. Mangia ancora, addenta ancora, con tanta foga da inarcare le sopracciglia mentre morde, lasciando intravedere la muscolatura quando la bocca si allarga e si chiude come una tagliola sull’ortaggio, facendolo crocchiare come un mazzo di ossa fracassate.

No, non mangia finocchi di prima mattina perchè è a dieta. Lei ha fame. Forse più che di cibo, di gesti, violenti, convulsi. Primitivi. Lei non mangia. Sbrana.

Il vagone inizia a svuotarsi, fermata dopo fermata, morso dopo morso. Quando sono scesa io, la ragazza che mangiava i finocchi era seduta da sola in un posto da due, abbracciando il suo sacchetto spiegazzato, guardando il cielo fuori dal finestrino. Quando sono scesa io, ne aveva già mangiati due.

3 Responses leave one →
  1. 2008 Aprile 3

    Stranezze metropolitane…Ogni tanto la poesia si infila nella nostra vita…

  2. 2008 Aprile 4
    rinoah permalink

    Se è vero che ognuno può, e deve, esprimere il suo essere come meglio riesce pensa a quanto sei fortunata tu che riesci a farlo scrivendo a volte in modo leggero e divertente ed a volte in modo intenso e commovente, ma pur sempre trasmettendo il tuo essere del mnomento senza nemmeno l’aiuto dell’immagine!!! Grazie a te anche lnoi sappiamo di lei adesso e la vediamo con occhi forse migliori grazie alla tua visione che se l’avessimo personalmente incontrata. Quanta raffnatezza in una persona che rende poetica un’immagine altrimenti quasi patetica.

  3. 2008 Aprile 4

    Grazie 1000! :)
    ho una serie di post in ncantiere che credo ti paiceranno…spero di riuscire a pubblicarli al più presto!
    grazie ancora per i tuoi commenti, sono sempre delicati e costruttivi!
    So.

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