vandali a Natale

2007 Dicembre 24

La sera della Vigilia di Natale dell’anno 2007, nessuno dei passeggeri del bus 57 poteva neanche lontanamente immaginare quello che stava per accadere. I ritardatari del Natale erano lì seduti, nel bus quasi deserto; guardavano fuori dai finestrini le lucine che zompettavano isteriche nell’aria, pregustandosi il cenone a cui sarebbero stati gli ultimi ad arrivare, le patate al forno ormai diventate cartone, gli abbracci ipocriti con parenti mal sopportati, lo stupro di massa di pacchi regalo sapientemente confezionati, lasciati al freddo e al gelo sotto un abetello rinsecchito. Ma respirando a fondo, riuscirono a cancellare tutto questo, sperando in qualcosa che desse un senso alla serata. La sera del 24 dicembre 2007, Mario Miglierin, 73 anni, uscì da casa di sua figlia sbattendo la porta in seguito a una lite furibonda sulla cottura del polpo. Salì sull’autobus, con le sopracciglia che sprofondavano nella fronte, strizzate per contenere la rabbia, deciso nel voler trovare una soluzione meno tormentata per la serata. Da buon cittadino, estrasse il biglietto atm tratta urbana costo 1 € e lo avvicinò all’obliteratrice, il cui foro “sembrava di dimensioni decisamente inadeguate” come raccontò all’ispettore della polizia municipale, qualche ora più tardi. Una coppia di fidanzatini rumeni seduti stretti stretti vicino alla diabolica macchinetta notò l’armeggiare goffo del distinto signore, che poco a poco si infastidiva sempre più, provando e riprovando, accartocciando il tesserino, inumidendolo di sudore acquoso, farfugliando un brusio di ingiurie. Dopo diversi tentativi, Miglierin Mario marciò a grandi falcate verso la postazione dell’autista, preceduto dal fido bastone da passeggio che oscillava severo, in sincro con i lembi della mantella tirolese, che svolazzavano promettendo tempesta. Ma prima che potesse raggiungere il rappresentate dell’ignobile ditta di trasporti, la signora Adele Agnesi, 69 anni, vedova da 15, ancora una bella donna, rispose alla muta domanda del riottoso signore, battendo il tempo del suo disappunto con le dita inanellate: “deve timbrare in questa qui…ne hanno fatte due diverse, di macchinette…non si capisce più niente, non ne fanno mai una giusta questi”. Rapito dall’arguta signora, e ancor più compiaciuto di aver trovato un’alleata per la sua causa, il signor Miglierin si fermò di colpo, frenò l’incedere del bastone con un rapido colpo del poso, assunse la sua classica posa di pacata indignazione, collaudata centinaia di processi, e rincarò la dose, granitico: “ha ragione, cara la mia signora… e le dirò di più, se anche ne fanno una giusta, non è mai abbastanza!”. La signora Adele, proseguì, ormai complice dell’uomo: “ ai nostri tempi era tutto molto più semplice, e la gente stava gran meglio”. Lo sguardo dei due si incrociò e si fuse in un unico intento: quell’anno, a Natale, sarebbe successo qualcosa di diverso, sarebbe stato fatto davvero qualcosa di buono, come ai bei vecchi tempi. Nel silenzio, circondati da una dozzina di palpebre che si dibattevano in un divertito imbarazzo, sulle note di un fruscio confuso di risolini e di commenti irriverenti, i due anziano signori rimasero immobili e muti, girando su una giostra a senso inverso, che ricomponeva i brandelli gialli e infeltriti della loro giovinezza in un nuovo tumulto di colori.
Non appena i freni del mezzo calcarono i pneumatici sull’asfalto di piazzale Cadorna – il capolinea della linea 57 – senza proferir verbo, il signor Mario Miglierin iniziò a prendere a colpi di bastone da passeggio la nuova obliteratrice per biglietti elettronici finchè non sentì i meccanismi che si squassavano sotto il pesante pomello d’ottone. Con uno strattone che gli fece quasi compiere una giravolta, sradicò dal sostegno e calpestò violentemente la macchinetta, che invano si nascondeva nell’involucro di plastica arancione, ormai mortalmente ferita. I tre passeggeri rimasti, che dapprima rimasero indifferenti alla scena, pensando che non potesse riguardare loro, si risvegliarono dalla loro anestesia esistenzial-natalizia solo quando videro la signora Adele che si avvicinava impugnando una limetta per unghie che come una bussola segnava il nord, alternativamente, proprio sulle loro giugulari. Corsero sul fondo del bus sbracciando come piccioni in apnea, emettendo gridolini strozzati e ragli; dopo esser riusciti a intasare per qualche istante la doppia porta spalancata del bus, finalmente riuscirono a fuggire da cotale furia senile, correndo a zampe levate verso il fossato del Castello Sforzesco. Disgraziatamente, l’autista aveva cercato di placare le ire di quel vecchio demonio di Mario Miglierin, che si voltò, con occhi di bragia, e gli rifilò una bastonata dritta dritta allo stomaco. Prima che potesse reagire, la vivace vedova lo aveva spintonato verso il posto per “utenti diversamente abili” e lo aveva legato con il suo foulard di seta, fantasia floreale, € 32,90, stretto come un arrosto steccato, per lavorarselo a colpi di bigiotteria: prima lo marchiò sulla fronte, ripetutamente, con i quattro anelli che portava sulla mano destra, poi gli pinzò le narici con le clips degli orecchini, ed infine lo stese con la catenella d’oro, che gli graffiò le guance. Il signor Miglierin si gustò l’intera scena benedicendo l’interno dell’autobus con la sua orina d’annata; la signora Adele, incoraggiata da tale prodezza, lo imitò, rilasciando getti paglierini sui sedili; poi prese la fiaschetta della sua acqua di colonia e la versò sulle neotate ferite del povero autista, che prese a strillare bruciato dai gradi alcoolici di quel liquido pacchiano e stucchevole. Ma il peggio doveva ancora venire. Le superfici dell’autobus venivano torturate gustosamente dalla punta arroventata del sigaro del signor Miglierin, che inoltre si preoccupò di infrangere sistematicamente, sempre con l’auito del suo bastone, tutti i vetri della vettura. Intanto, una nuvolone soffocante di cipria clarins n°7 si diffondeva nell’aria, sospinto dai peti infidi della signora Adele, che, in preda all’effetto di quella magica polvere, prese a imbrattare le poche superfici rimaste intonse con un rossetto appassito, scrivendo a grandi lettere motti di antica saggezza popolare. Il delirio dei vecchietti, che ormai avevano abbandonato ogni decenza, fu interrotto solo dal tossire asfittico dell’autista, che fu prontamente slegato e scaraventato fuori dalla vettura, nel piazzale deserto, dove venne ulteriormente percosso a colpi di dentiera, usata dai due vecchi a mo’ di tirapugni. A quel punto, mancava una sola cosa da fare: la vecchia obliteratrice per biglietti cartacei si ergeva ancora spavalda, tronfia nella sua vernice arancione, unica superstite dell’eccidio. Una scarica di bastonate e ombrelarte investì la macchinetta che capitolò dopo poco sul pavimento sozzo, con grande spargimento di ingranaggi. Il signor Miglierin si calò i pantaloni sopra il cadavere metallico, e con un’occhiata eloquente invitò la signora Agnesi a fare altrettanto, sopra i resti dell’altra obliteratrice, prima vittima del massacro. Era giunto il momento di chiudere il cerchio, di trovare un degno finale per la grandiosa impresa: contemporaneamente, Mario e Adele si acquattarono in un equilibrio parkinsoniano, e con loro somma gioia defecarono sui rottami, celebrando la vittoria sulla perfida Azienda Trasporti Milano.
Scesero dalla vettura rintronati, con gocce di sudore e rotelline arrugginite che si molleggiavano sulle chiome canute, e i soprabiti stracciati e sporchi; la camicia del signor Miglierin penzolava stravolta dai pantaloni, areati dalla lunga patta dischiusa, mentre la sottoveste in nylon rosa della signora Agnesi spuntava da sotto la gonna, arricciata sui fianchi, lasciando intravedere i collant grigio londra tutti sgualciti. I loro occhi febbricitanti e miopi si guardavano intorno, cercando qualcuno che potesse testimoniare la loro rivoluzione natalizia, che potesse coglierne in qualche modo il senso. I pochi passi che attraversavano piazzale Cadorna si allontanavano frettolosamente, spinti dall’aria fredda e dall’indifferenza per quei due vecchi pazzi e pezzenti, vicino a un’autobus, che doveva essere stato deturpato da una qualche banda di ragazzini. Ai due anziani, non rimase altro che andare alla polizia. Forse, almeno lì, qualcuno gli avrebbe ascoltati, rendendo prova del loro eroismo con un bel verbale in duplice copia.

10 Responses leave one →
  1. 2007 Dicembre 24
    sophieboop permalink

    Nota disincantata e sommariamente disillusa dell’autrice, riguardo il Natale.
    Si sa, a Natale siamo tutti più buoni. Come una massa di capponi pronti a farsi spennare, crediamo, almeno un giorno all’anno, di poterci sbarazzare di un pezzo del nostro io lercio votandoci a un mondo migliore, a una vita migliore, alla bontà d’animo, e ci mettiamo in posa, con il culo all’aria pronto per infilarci un rametto di rosmarino. In realtà, il Natale è solo un’altra festa crudele, dove chi può prendere arraffa, chi vuol dare perde tutto, e chi non ha nulla e nessuno rischia di smarrire se stesso.

  2. 2007 Dicembre 26
    follelfo permalink

    Spesso, seduto sul ventisette o sul cinquantaquattro ho avuto visioni simili in questo periodo natalizioluccicante di mille campane,alberelli e stelline…
    è stato un piacere notevole leggere alcune visioni vissute su righe di inchiostro (anche se telematico)

  3. 2007 Dicembre 26
    follelfo permalink

    - o0piate –
    follelfo.wordpress.com

  4. 2007 Dicembre 27
    sophieboop permalink

    per me è un piacere che tu abbia letto il mio racconto…e sapere che ai miei vaneggiamenti corrisponde una qualche realtà.

  5. 2007 Dicembre 27

    ogni vaneggiamento è sempre anche realtà. e ogni corsa sui mezzi nasconde una storia

  6. 2007 Dicembre 27
    sophieboop permalink

    vero…l’atm è una vera fonte d’ispirazione! sapessi quante ne ho viste…

  7. 2007 Dicembre 27

    Ma poi si innamorano? :D

    geniale come al solito :D

  8. 2007 Dicembre 27
    sophieboop permalink

    beh…non lo so…però secondo me almeno un altro po’ di zozzerie le combinano!

  9. 2007 Dicembre 27

    Ma ciao Sofia. Come stai? Buone Feste.

  10. 2007 Dicembre 28
    sophieboop permalink

    ma ciao off…che bello risentirti! qui tutto abb bene…si lotta! buone feste anche a te!
    (appena houn minuto faccio un salto a leggerti!)
    baci
    So.

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