Urlo
Scarlett camminava per le strade del centro guardando con invidia le ragazze in minigonna che le passavano accanto, ostentando la loro la loro bellezza. “sfioriranno anche loro” pensò. “soffriranno anche loro, ma almeno ai loro figli potranno dire di essere state belle, una volta”. Scarlett continuò ad andare avanti, come sempre, chinando la testa per nascondere il velo di tristezza che le copriva gli occhi. si sentiva schiacciata da tutte quelle gambe perfettamente depilate e muscolose, da tutti quei profili slanciati e incredibilmente sicuri, da tutte quelle scarpe col tacco che facevano chiasso nella sua vita silenziosa. respirava a scatti, come se un qualche insetto le trattenesse il fiato che aveva in gola, sentiva gli occhi diventare caldi e la bocca inarcarsi verso la strada. nessuno si accorse di lei, tra la folla. e Scarlett continuava a camminare, dicendosi che quel giorno proprio non sarebbe dovuta uscire, perchè sapeva che sarebbe diventata malinconica, che loro, i mostri avrebbero ricominciato ad apparire. vide un uomo con i piedi scuri e scalzi che suonava il sassofono, appoggiato alla facciata di un vecchio palazzo. sorrise, come se il ricordo di un amante lontano le avesse attraversato la mente, e rallentò un po’ per cercare di non far portare via dai suoi passi meccanici quella musica, quella nostalgia, o forse una lucciola di speranza. sì, non era nient’altro che un automa, che una serie di ingranaggi che funzionavano per inerzia, ormai. aveva pensato di fermarsi a dare qualche spicciolo al vecchio musicista, ma non siera fermata. si era sentita stupida, piccola, meschina. ma era andata avanti, era passata oltre. lungo la via che portava al castello affollato di turisti una coppia di vecchi suonava il valzer di strauss con la fisarmonica e il violino. pensò a lui, che la prendeva tra le braccia e la faceva volteggiare in un abito bianco e rosa, come in un film in costume. pensò a lui che la stringeva, che le prendeva la mano e la portava su una nuvola per fare l’amore lontano da tutti. pensava a loro due durante una guerra a caso, che fuggivano, folli d’amore e di paura, per andare a sposarsi in una vecchia chiesa di campagna. pensava a lui che non le aveva mai detto “ti amo”. pensò che tutto questo fosse inutile, pensò che tutto era falso, e vuoto e ripugnante di illusioni, e in un istante sentì il suo cuore sciogliersi e diventare inchiostro nero. gli alberi le sembravano solo sagome di legno sottile, che si giravano seguendo l’angolo del suo occhio perchè lei non capisse che non erano veri alberi. Scarlett, la fragile Scarlett. si sarebbe sputata in faccia se solo avesse potuto. pensò che era troppo tempo che non riusciva ad urlare. che non riusciva più a sorridere. avrebbe voluto fermarsi, lì, in mezzo alla strada, a stringere i pugni, a contrarsi ripetutamente su se stessa, facendo uscire quell’urlo, vomitando tutto quel dolore, tutto quel male, che le sembrava facesse appasire tutti i fiori del mondo in un istante. Scarlett era un’ombra di vuoto, e dalla sua bocca uscì solo una scia di fumo.




