Soltanto un aSSolo di Solitudine
al mio bar stasera banchettano e gozzovigliano fantasmi, ubriachi fradici della malinconia che serve la mia anima. “un altro giro per tutti”, urla il più grosso, quello che sembra il capo, alzando il braccio scheletrico nel fumo attorno al tavolo. è vestito di nero e si fa chiamare Rezza. da Insicurezza. la barista ha paura di lui, perchè è infido, e perfido. lei sa che non ci si può fidare di lui, e ogni volta lo serve con lo sguardo chino, con le mani pronte ad aggrapparsi a qualcosa, con le gambe pronte a piegarsi e a raccoglierla in una posa rannicchiata sotto il bancone. lui potrebbe andare fuori di testa e infilarle una bottiglia rotta in mezzo al cranio, o in mezzo al cuore, solo per dimostrarle chi è il padrone là dentro. lei ha paura e ogni volta riempie i bicchieri fino all’orlo per guadagnare pietà. una volta sola hanno parlato, e lui le ha fatto vedere in uno specchio di pece tutte le macchie del suo volto. le ha mostrato le foto di altre donne, più belle e più amate di lei, che albergano in stanze umide di ricordi. poi le ha detto “tu non ce la farai. tu sarai sola perchè non vali un minuto di vita “. si era girato, Rezza, e se ne era andato con il suo passo immobile e sospeso, pronto a ricomparirle davanti in qualsiasi momento.




